Posts Tagged 'musica'

Battiato

Ho riletto quasi tutti i post di agosto scorrendo l’archivio del blog, sperando di trovare traccia del concerto di Battiato a Grosseto. Ma niente, anche nei momenti più prolifici l’estate scrivevo poco.

Da quando stamattina ho saputo della sua morte penso a quella sera d’agosto, l’unica volta che l’ho ascoltato dal vivo. Non riesco a ricordare quando è stato, ero sicura di esserci andata con Sten, ma lui non se lo ricorda. Se lo ricorda invece Alessandra, l’amica delle vacanze maremmane e ispiratrice di questo blog, perché forse eravamo andate insieme. Ho scoperto che altre amiche erano lì, la stessa sera. Ma nessuno ricorda quando è stato. No, non ditemi il 1982. Non era così in là nel tempo. Ma di altre date grossetane in rete non c’è traccia. Sicuramente Lula era nata, e a questo punto posso pensare che anche lei ci fosse. Dovrò chiederglielo.

La morte di Battiato mi ha fatto pensare anche alle lezioni di greco al liceo, perché la professoressa Leto divagando tra una lettura di Saffo o di Eschilo un giorno ci chiese cosa pensassimo dei testi astrusi di Battiato, che a suo figlio piaceva molto, e lei non capiva perché. Voglio pensare che col tempo abbia cambiato idea.

La cura

Io resto a casa, noi restiamo a casa, e insieme resistiamo

Ieri ho iniziato a lavorare da casa visto che il lavoro agile (versione italiana dello smart working) è diventata, in questa fase di lotta al Covid-19, la modalità ordinaria in cui svolgere il rapporto di lavoro nella pubblica amministrazione e la biblioteca è chiusa al pubblico da lunedì scorso. A parte una bella scorta di libri, la maggior parte di quello che mi serve è accessibile in formato digitale, e poi non è stato difficile proporre altri progetti da realizzare a distanza. Un bel test per una nuova organizzazione del lavoro che anche in assenza di emergenze sanitarie può aiutare i risolvere problemi di mobilità, inquinamento, gestione familiare, stress.

Come prima giornata è stata faticosa, quasi più impegnativa dei giorni precedenti, tra grandi pulizie (anche l’aiuto domestico è stato sospeso), frenetici scambi di mail e messaggi con l’ufficio per trasformare i tre giorni previsti nell’intera settimana, un pochino di lavoro, spesa (una delle attività più complicate e stressanti di questi tempi) per di più senza carrello – perché? Boh, pensavo di prendere qualcosa per noi e qualcosa per mia madre, ma alla fine un po’ di sindrome ti prende, non tanto per il timore che finiscano le scorte, ma per allontanare il giorno in cui doversi sottoporre nuovamente a quello stress – breve visita alla mamma e consegna della sua spesa, nel frattempo una fame della miseria, credevo di aver fatto la furbata andando all’ora di pranzo, ma che, Lula poveretta mi aveva aspettata, e intanto si cimentava in prove di cucina che a cena si sono rivelate una deliziosa lasagna al pistacchio, mortadella e provola, noi due però abbiamo mangiato alle  quattro del pomeriggio, più o meno. Sten invece lavorava ancora, ma quando è tornato, dopo gli opportuni lavaggi, è stato il momento del flash mob musicale, io flauto, Sten chitarra, Lula pentola e tamburello salentino. Bello, emozionante, l’inno di Mameli che risuonava dal palazzo di fronte, e per la prima volta mi ha commosso, e poi gli applausi, dalle finestre, dai balconi, noi dal giardino, dai passeggiatori con cani, i saluti, i bambini che chiedevano di farlo ancora: cantare, applaudire, salutarci. E oggi di nuovo, a mezzogiorno, neanche il tempo di affacciarmi e l’applauso e scattato, ancora più fragoroso e convinto. L’applauso per i medici e gli infermieri, i portantini, i volontari, tutti quelli che non si possono fermare, quelli che ci permettono di stare a casa e di poter presto uscire di nuovo, e ricominciare a toccarci, baciarci, abbracciarci, sfiorarci per strada senza paura.

Tra un po’ si ripete, alle 18 tutti fuori a cantare Azzurro anche se invece oggi il cielo e grigio e l’estate sembra davvero molto lontana.

C’è chi ironizza su questi gesti collettivi, ma sentirci più vicini nella distanza obbligata e nell’isolamento può solo fare bene.

Immagina. L’anno che verrà

Sono riuscita a esprimere un solo proposito per l’anno nuovo: viaggiare.

Di questi tempi sembra una sfida, più che un proposito, o un desiderio.

Avevo appena saputo dell’ennesima strage, a Istanbul, in Turchia, un paese che adoro, e che temo di non poter rivedere almeno per un bel po’.

Il proposito-sfida è il viaggio, il desiderio profondo è poter andare ovunque e vivere ovunque senza paura di essere ammazzati.

Imagine all the people

living life in peace..

You may say I’m a dreamer.

Sì, una sognatrice.

Ma cos’altro ci resta, se non la speranza racchiusa nelle strofe di una canzone immortale?

 

Concerti energetici e l’estate che avanza

Finalmente il desiderio di vedere Bruce Springsteen dal vivo è stato esaudito. E adesso so perché chiunque avesse assistito ad un suo concerto mi diceva “vedrai”. Una generosità e un’energia ininterrotta per oltre tre ore e mezzo, non sentire la fatica di stare sul prato a ballare, appiccicata a gente di tutte le età, bambini compresi.

Dopo aver assistito ad uno spettacolo così, domenica mi sembrava impossibile che Rokia Traorè all’Auditorium si limitasse ad un bis dopo solo un’ora e quaranta di concerto. Lo so, sono due eventi imparagonabili, ma il confronto è stato inevitabile, anche se la cantante del Mali è stata una bella scoperta. Ho ballato anche lì, e pure Sten, nonostante l’attrezzo che gli avvolge gamba e piede, si è alzato ed ha accennato qualche movimento. Eh, eh, tutta vita!

Lula nel frattempo è tornata al mare, sta bene, ed è potuta andare alla grande festa sulla spiaggia dei surfisti.

Anche io avrei bisogno di mare, di sole e di vacanze. Ma dopo un lungo periodo di smarrimento ora so che la strada imboccata è quella giusta, ed è bello percorrerla con un sentimento vicino alla felicità e coincidente con l’amore. Guardare indietro è necessario, ma solo per non perdersi ancora.

Ciao Lucio, adesso spengo la luce, e così sia

La morte di Lucio Dalla mi ha rattristato moltissimo, anche se da anni non lo seguivo più e detestavo quel ridicolo parrucchino che aveva sostituito lo zuccotto.

Poi ho cominciato a riascoltare le sue canzoni più belle, che ricordo ancora a memoria, e adesso non riesco più a smettere di cantarle. Mi sono resa conto di quante volte abbiano fatto da colonna sonora a pezzi della mia vita di adolescente, quei testi che ispiravano una pagina di diario, una lettera d’amore, scritta o ricevuta, e addirittura il nome del giornale dei giovani comunisti (si chiamerà Futura). Momenti profondamente intrecciati l’uno con l’altro, l’amore con l’amicizia, la politica con l’amore, e con l’amicizia, l’amore con la scoperta del sesso, i primi dolori, le prime trasgressioni. In molte canzoni di Dalla c’era tutto questo, insieme.

Anche se adesso è Cara quella che più mi fa vibrare il cuore

Cosa ho davanti, non riesco più a parlare 
dimmi cosa ti piace, non riesco a capire, dove vorresti andare 
vuoi andare a dormire. 
Quanti capelli che hai, non si riesce a contare 
sposta la bottiglia e lasciami guardare 
se di tanti capelli, ci si può fidare. 

Conosco un posto nel mio cuore 
dove tira sempre il vento 
per i tuoi pochi anni e per i miei che sono cento 
non c’è niente da capire, basta sedersi ed ascoltare. 
Perché ho scritto una canzone per ogni pentimento 
e debbo stare attento a non cadere nel vino 
o finir dentro ai tuoi occhi, se mi vieni più vicino

La notte ha il suo profumo e puoi cascarci dentro 
che non ti vede nessuno 
ma per uno come me, poveretto, che voleva prenderti per mano 
e cascare dentro un letto….. 
che pena…che nostalgia 
non guardarti negli occhi e dirti un’altra bugia 
Almeno non ti avessi incontrato 
io che qui sto morendo e tu che mangi il gelato. 

Tu corri dietro al vento e sembri una farfalla 
e con quanto sentimento ti blocchi e guardi la mia spalla 
se hai paura a andar lontano, puoi volarmi nella mano 
ma so già cosa pensi, tu vorresti partire 
come se andare lontano fosse uguale a morire 
e non c’è niente di strano ma non posso venire 

Così come una farfalla ti sei alzata per scappare 
ma ricorda che a quel muro ti avrei potuta inchiodare 
se non fossi uscito fuori per provare anch’io a volare 
e la notte cominciava a gelare la mia pelle 
una notte madre che cercava di contare le sue stelle 
io lì sotto ero uno sputo e ho detto “OLE'” sono perduto. 

La notte sta morendo 
ed è cretino cercare di fermare le lacrime ridendo 
ma per uno come me l’ ho gia detto 
che voleva prenderti per mano e volare sopra un tetto. 

Lontano si ferma un treno 
ma che bella mattina, il cielo è sereno 
Buonanotte, anima mia 
adesso spengo la luce e così sia

Adolescentiatric help

Non mi piace. Non mi piace affatto la piega che sta prendendo il mio atteggiamento genitoriale, non mi piace cadere nel trabocchetto del conflitto per il conflitto, accettarlo come inevitabile, non mi piace e non mi piaccio. Non mi piace rimpiangere il passato, il non fatto, le occasioni mancate o perdute, dimenticare com’ero, come si è a quattordici anni, quanto si è insofferenti verso qualunque genere di intralcio al proprio faticoso tentativo di affermare la propria identità. Anche se facendo un mucchio di cazzate, errori. Anche strabuzzando gli occhi, lanciando coltelli con lo sguardo, alimentando rimproveri, tenendo alto il livello dello scontro, dimenticando la pace siglata poche ore prima. Poi magari si può avere più o meno sfrontatezza, e il vaffanculo può partire o restare masticato e ingoiato decine e decine di volte.

Che fatica.

Per allentare la tensione un attimo fa le ho messo alle orecchie i miei auricolari collegati alla musica appena scaricata sull’Iphone, prima With or without you degli U2 e poi Starway to heaven dei Led Zeppelin. Mmh, sì, però non esagerare, non sono tra i pezzi più belli del mondo. Però, ha ridacchiato, t’ho sentito prima che cantavi Someone like you di Adele. Ha funzionato, con le pene d’amore di una ventenne dalla voce bellissima, il cui ex pretende i diritti per averle ispirato grandi successi musicali, abbiamo ripreso a scherzare, ritrovando un po’ di complicità.

Cose che fanno male, cose che fanno bene

Sono entrata nel reparto del Nuovo Regina con Anna, che ha potuto constatare che delirio di gente circola da quelle parti e, commentando una battuta del dottor Zeta che non posso ripetere ha esclamato “e che, siamo a E.R.?” .
Battute a parte mi ha fatto male tornare lì senza papà, abbracciare le infermiere che lui ammirava tanto – “quanto lavorano!” diceva sempre – e i medici a cui si era affidato con tanta fiducia.
Con me avevo una copia del libro per Zeta e una per il reparto. La prima lettrice sarà la caposala, che se lo è subito prenotato, poi toccherà a Giovanna e chissà, mi piacerebbe se potesse finire anche tra le mani di qualche paziente in attesa, o nella stanza delle terapie.

Ieri sono andata a cantare in un coro, mi sembrava ora di ricominciare. E’ vicino casa, ci si vede dentro una libreria molto carina gestita da persone che conosco, l’atmosfera generale è piacevole, e quando ci siamo lanciati in Hamba Nathi mi sono sentita decisamente bene.

CIAO MIRIAM

Ieri, quando ho saputo della morte di Miriam Makeba dopo il concerto a Castel Volturno ho ripensato a quante volte ho ballato Pata Pata, una volta anche quando ero convalescente e l’ultima cosa che avrei dovuto fare era ballare…

UN DENTISTA BESTIALE

L’altro giorno ho scoperto che una conduttrice di Radio Capital va dal mio stesso dentista, che conosco da venticinque anni e forse qualcosa in più. L’ho capito quando in trasmissione ha detto che tal dottore, per altro un gran bel figliolo con gli occhi blu, canta in un gruppo romano. Quando ha detto nome del gruppo e nome del dentista ne ho avuto la certezza. E’ lui. Così oggi, mentre giacevo sul lettino in attesa che l’anestesia facesse effetto per curarmi un paio di carie che stanno spuntando fuori tutte insieme, ‘ste bastarde, Davide ha telefonato a Mary, la conduttrice, anche per ricordarle che lunedì ci sarà il concerto del gruppo al Big Mama. Sappiatelo anche voi, che magari ci s’incontra.

 

lasciarsi andare al flusso

Il titolo di questo post poteva anche essere fissa musicale. Che questa Go with the flow di Giovanni Allevi è diventata questo, dopo averla sentita a lezione di danza di Lula e aver ritrovato il cd che la contiene (No concept). Così Lula può fare prove supplementari, e io mi lascio andare, seguo il flusso, chiudo gli occhi e provo a immaginare quali parole potrebbero accompagnare questa musica. Parole d’accompagnamento, leggere e fluide. Non le trovo. Non ci sono. Riesco comunque a non vedere, almeno per pochi minuti, le schifezze che assediano il nostro mondo.


Come una funambola

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