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L’ultimo giorno di scuola

Domani sarà l’ultimo giorno di scuola di Lula. Ultimo ultimo, visto che deve fare l’esame di maturità, e anche il liceo sarà finito.

A chi segue questo blog fin dall’inizio, quando la ragazza era una bambina di seconda elementare, farà una certa impressione. Figuratevi a me: oggi, mentre la vedevo cantare i carmi di Catullo nel coro organizzato dalla prof. di latino, ricordavo l’emozione dei saggi di fine anno quando era alla scuola materna, e poi alle elementari, alle medie, agli spettacoli del laboratorio teatrale del liceo, che poi era stato anche il mio. Adesso questo ciclo si è concluso, Lula è una persona adulta che fa le sue scelte per costruirsi il futuro e vivere la vita che vorrà, in piena autonomia anche se non le mancheranno suggerimenti e supporto da parte mia e di Sten.

Non è un’epoca facile, e confesso di essere preoccupata per lei, e per tutti noi.

Ma credo sia venuta su piuttosto bene, solida, determinata. Sono sicura che se la caverà, e qualcosa di più.

Te lo auguro Lula, figlietta mia.

Blogger de mamma sua

Lula ha aperto un blog. O meglio, lo ha aperto ma ancora lo tiene chiuso, in modalità privata, per prendere confidenza col mezzo e forse per capire se le serve per fare palestra di scrittura.

Non mi ha voluto dire nemmeno che titolo ha scelto, ma ovviamente sono tra le persone che l’ha più incoraggiata a compiere il passo, visto che tra le varie cose che si affacciano nella sua giovane mente quando pensa al futuro c’è anche il giornalismo. E sono convinta che scrivere un blog è un mezzo straordinario – economico, facile, libero – per fare una sorta di autopraticantato e abituarsi a osservare le cose del mondo e, in caso, le proprie, con l’intenzione di raccontarle usando la parola scritta.

Con il tempo ho smesso di scrivere Il mio karma con questa attitudine mentale, e per questo mi sento sempre meno una blogger e più una persona che si ostina da quasi dieci anni a tenere aperto un blog, dove scrivere di tanto in tanto, senza provare più quella necessità quotidiana di trasformare un episodio di vita in un post.

Ma all’inizio invece bisogna sentire il blog come una nostra estensione, una risorsa inesauribile e un magazzino che conserverà i nostri sguardi sul mondo, descritti con parole che giorno dopo giorno saranno più precise ed espressive, con uno stile inconfondibile. Scrivere diventerà così una piacevole necessità.

Auguri Lula, e lunga vita ai blog!

 

 

 

In partenza

Le vacanze vere inizieranno domani, a Lisbona. Due settimane in viaggio per il Portogallo, insieme a Sten, senza Lula, che trascorrerà lo stesso tempo a Los Angeles e dintorni, ospite dai parenti americani di una sua amica.

Ormai lei ha la sua vita, noi la nostra, e va bene così. Ormai condividere spazi e tempi è diventato difficile, e se torno indietro ai miei quasi diciassette anni, capisco. Ma quando non torno indietro, e resto ancorata ai miei quarantasette, ci sono momenti in cui non la sopporto. Ecco. L’ho detto. Come lei, d’altronde, non sopporta me. Oh, lo so, lo so, è un periodo che poi passerà. Ma ora è cosa buona e giusta prendere altre strade, viaggiare separati, smettere almeno per un po’ di stressarci vicendevolmente, che non ci fa bene per niente.

Lei californiana, noi portoghesi, e dopo, chissà, più felici. Dopo un viaggio si torna sempre migliori.

E due, poi basta

Anche Lula ha avuto un incidente con il motorino, l’altro ieri. Presa da una disgraziata che ha ignorato tranquillamente uno stop mentre la mia ragazza procedeva per la sua strada. Per fortuna non si è rotta niente, ma ha il piede molto contuso e dolorante. E tanta paura (sua e nostra), e incazzatura feroce perché dovrà ritardare il suo ritorno al mare (da cui non voleva andarsene) mentre si avvicina la grande festa sulla spiaggia.

Assurdo no? Quante probabilità ci sono che in una famiglia di tre persone due abbiano un incidente in motorino a meno di un mese di distanza? Ho immaginato davvero di dover fare qualcosa di serio per scacciare questa sfiga, o malocchio, o chiamatelo come vi pare.

Per fortuna che mi aveva avvisato lei, dicendomi che non era grave, ma quando sono arrivata e ho visto l’ambulanza, insomma, è stata dura. Anche se già sapevo che era stata chiamata, e che al massimo poteva avere un piede rotto.

Il giorno dopo l’ho portata al solito ospedale, solito pronto soccorso, attesa molto meno lunga dell’altra volta con Sten, e quando stava per entrare a fare le radiografie le ho detto che doveva pensare positivo, convincersi di non avere niente. Anche io ho pensato positivo mentre Lula era dentro, confortata dall’incontro con il tecnico e la radiologa che all’epoca mi diedero buone notizie sulle mie ossa, e infatti la loro presenza è stata di buon auspicio. Niente fratture, niente di niente.

Voglio continuare così, a pensare positivo per interrompere questa serie di eventi negativi. E dopodomani botta di energia con il Boss, Bruce Springsten in concerto.

1 dicembre 1997 – Lula

L’altro ieri Lula ha compiuto 15 anni. Lo so, lo so, una madre blogger che si rispetti non dovrebbe scrivere il post di compleanno della propria figlia in ritardo. O lo scrive il giorno giusto, o non lo scrive affatto. Ma non ho avuto tempo, s’è preparato, e festeggiato con gli amici, e rifesteggiato con i parenti, con un po’ di patema d’animo iniziale perché venti ragazzi in casa – che magari posso moltiplicarsi in modo incontrollato, se ci ricordiamo tutti come funzionava ai tempi del liceo quando si spargeva la voce che qualcuno faceva una festa di sabato sera – sono sempre fonte di grande preoccupazione. Invece è andato tutto bene, casa integra, divieto di fumare dentro casa rispettato, nessuna traccia di eccessi alcolici ma, unico inconveniente, una notevole zozzeria sui pavimenti dovuta al passaggio dentro-fuori con il giardino infangato dalla pioggia.

La mia Lula è diventata grande, con tutte le contraddizioni che questo significa, con gli inevitabili conflitti scatenati da una personalità che vuole affermarsi allontanandosi dai modelli familiari o contraddicendoli polemicamente. Qualunque madre sa di cosa parlo. Sa quanto sia difficile trovare un equilibrio nel ruolo genitoriale e, in particolare, materno, perché si oscilla pericolosamente tra desiderio di compiacere, proteggere e coccolare e necessità di arginare le intemperanze, riaffermare un principio di autorità non autoritario ma autorevole.

Lula, forse tu invece non capisci bene cosa sto dicendo, ma se pensi a quelle volte in cui abbiamo litigato fino alle lacrime e dopo però ci siamo cercate, e abbracciate, tentando di chiarire l’una all’altra il significato di quella rabbia, allora saprai anche tu cosa intendo. Crescere è difficile, e veder crescere talvolta anche di più. L’altra sera ti ho raccontato quello che mi era successo subito dopo la tua nascita, quei due mesi di buio e depressione che tante madri vivono. Ti abbiamo spiegato come ne sono uscita, ma forse non ti ho detto abbastanza quanto è stato importante, dopo, realizzare che io e papà avevamo generato una creatura meravigliosa e che era stato un peccato vivere male i primi due mesi di vita insieme. E poi non ti ho detto mai quanto la tua esistenza mi abbia aiutato a superare tutti gli altri momenti difficili della vita, quanto sei stata fondamentale nell’avermi fatto diventare la donna che sono. Perché sono convinta che se i genitori influenzano la personalità dei figli, è vero anche il contrario.

Tanti auguri ancora, ragazza mia, goditi questi anni, e cerca di essere sempre felice.

 

Prove di complicità, mentre si cresce e s’invecchia

Lula è ormai lontanissima dalla ragazzina di cui spesso narravo le divertenti gesta infantili anni fa e per la quale approntavo strategie di comunicazione per rendere meno difficile l’impatto con una madre alle prese con il cancro.

Lula è una quattordicenne che inizia a fare nel bene e nel male le esperienze tipiche di una quattordicenne, può essere insopportabile e velenosa e il giorno dopo affettuosa e divertente, ha un ragazzo della sua età che abbiamo accolto con atteggiamento da genitori di larghe vedute – forse perché ci piace e ci sta simpatico, altrimenti chissà – è martellante nelle sue richieste, esce spesso vittoriosa da estenuanti sfide a braccio di ferro, legge e scrive meno di quanto facesse da bambina, ma sempre più e meglio della maggior parte dei suoi coetanei, ama la fotografia, preferisce il latino al greco, si stira i capelli e adora dormire.

Sta crescendo, e io invecchiando. Come prova d’amore (e di complicità) le ho fatto leggere il mio diario di quando avevo la sua età. Quando, colta da un raptus di pudore, me lo sono andata a riprendere, lei poi lo ha reclamato (“devo ancora finirlo, mi piace”) e ha iniziato a farmi mille domande, riconoscendo persone che ancora frequento, sfottendomi per le pene d’amore che esprimevo con frasi estreme, solidarizzando con gli sfoghi d’insofferenza per i rimproveri materni.

Al secondo raptus non è seguito un nuovo reclamo. Forse nottetempo aveva letto tutto, biglietti e lettere inclusi. Oppure aveva già perso interesse per la vita di una quasi quindicenne nel 1982.

Comunque sia andata, credo che sia stata aperta una piccola breccia nel muro che inevitabilmente separa i nostri mondi.

Quattordici anni fa

Quattordici anni fa a quest’ora ero in sala parto, e spingevo, spingevo, stritolavo la mano di Sten, urlavo con dei suoni che in quel momento non riconoscevo come miei, piangevo, e poi, alla fine, alle 18.20, dopo aver fissato gli occhi incredibilmente vigili dell’esserino bagnato avvolto in un panno verde che mi avevano deposto sulla pancia, sorridevo alla nascita di Lula. Sarà retorico, banale, ma sì, diciamolo, è stata l’emozione più forte e bella della mia vita, e ancora adesso, a ripensarci, mi viene un groppo in gola di felicità assoluta e incontenibile, e mi verrebbe voglia di andare di là, strappare Lula allo studio del greco, e cullarla tra le mie braccia, regredire a quel momento in cui ci siamo conosciute.

Tanti auguri alla mia bambina che non è più bambina, ma una ragazza di quattordici anni.

 


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