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Viva Erasmus

Aspetto con ansia il ritorno di Lula per la settimana di vacanza natalizia dal semestre Erasmus che si concluderà alla fine di gennaio. Un altro compleanno festeggiato lontana, ma non per un breve viaggio, come l’anno scorso: questa volta stava vivendo il primo passaggio verso una nuova fase della vita, verso l’autonomia, l’indipendenza.

Mi manca, mi manca tanto. Eppure mi dispiace che non abbia potuto prolungare gli studi anche al secondo semestre, come avrebbe voluto, per quello che ritengo una ottusa valutazione di equivalenze tra esami da parte di alcuni professori della sua università romana. Come se quell’esperienza straordinaria che è la mobilità universitaria degli studenti europei non dovesse sempre essere incoraggiata, a costo di deviare un poco dal percorso ordinario del piano di studi.

Ma va bene, sarà stata comunque, alla fine, un’esperienza formativa e umana preziosa, che probabilmente ripeterà, da qualche altra parte d’Europa, o del mondo.

La seguo a distanza, rido e mi commuovo allo stesso tempo quando manda o pubblica foto e video di quello che combinano nella cucina comune della residenza universitaria con il gruppo ormai affiatato e solidale, che definisce “famiglia”, animato gastronomicamente, che ve lo dico a fare, proprio da Lula e dagli altri italiani.

Anche io piano piano sto cambiando, cerco di abituarmi al nuovo ruolo, ad aiutarla solo quando me lo chiede, ad essere più discreta, e non è proprio il mio forte.

L’altro giorno, dopo l’attentato a Strasburgo, Lula mi ha detto: mamma, avevamo deciso di andarci, prima di tornare in Italia. Ho tremato, ho pensato ad Antonio Megalizzi, che ieri non ce l’ha fatta a sopravvivere al colpo che gli ha sparato in testa il suo coetaneo attentatore.

Ma Lula è una ragazza europea, come Antonio. E la Francia in questo momento è casa sua, lo sarà anche quando tornerà in Italia, immagino. Nessuno fermerà queste ragazze e questi ragazzi, che realizzano vivendo quello che qualcuno si ostina a vedere solo come un insieme di regole da infrangere, di burocrati cattivi, di vincoli incomprensibili.

L’Europa è anche altro, è anche questo partire, vivere, mescolare esperienze, gusti, lingue. Potrà essere sicuramente migliore, un giorno, grazie a loro.

 

 

A casa senza Lula

IMG_0022Ecco iniziata una nuova fase della vita, soprattutto per Lula, che ha spiccato il suo primo volo per abbandonare il nido, ma anche per noi, che fino a gennaio – ma non escludo che possa diventare un periodo più lungo – vivremo lontani da lei.

Il viaggio “di accompagnamento” e poi di distacco è stato bellissimo, la Francia non delude mai, per bellezza, qualità della vita, cura degli spazi, gestione dei servizi e della cultura, anche se fa male il confronto con la sciatteria e, in molti casi, il degrado di casa nostra.

Lula è entusiasta della sua nuova vita, della città che ha scelto, della minuscola stanzetta nella residenza universitaria, del gruppo di nuovi amici provenienti da tutta Europa con cui da poco più di una settimana ha iniziato a condividere questa esperienza che non sarà solo studio, ma libertà, relazioni, crescita, emancipazione dalla famiglia.

E noi? Noi siamo orgogliosi di lei, e la commozione al momento dei saluti ha lasciato subito spazio alla felicità di saperla felice e consapevole di avere iniziato a realizzare i propri sogni.

 

Agosto

Eccomi qua, l’estate già avanzata, ma per me le vacanze sono iniziate da poco. Un po’ di mare nel luogo del cuore, poi viaggio per la Francia con destinazione la città atlantica dove Lula andrà a studiare per un semestre Erasmus.

Già, la piccola Lula, protagonista dei migliori anni di questo blog, è ormai una brillante studentessa in giurisprudenza, molto determinata nel costruire il proprio futuro, proiettata fuori da questo Paese alla deriva. Come me osserva sgomenta la schiuma d’odio che monta, l’imbecillità che strilla ergendosi a nuova, e solo per ciò migliore, classe dirigente. L’ignoranza che impartisce ogni giorno lezioni di tuttologia, l’intolleranza che non si nasconde più, ma si diffonde e propaga come un virus.

“Quasi quasi non torno,” mi ha detto sospirando all’ennesima sparata.

Mi mancherà, certo. Anche se credo farà bene al nostro rapporto un bel periodo di distacco, farà bene a me, che devo imparare ad essere meno “interventista”, a lasciarla andare e lasciarle fare tutto ciò che a vent’anni si può e si deve fare, e a lei, certo, per imparare a cavarsela da sola e a conoscere il mondo, libera.

Tra una settimana avremmo attraversato il ponte Morandi, per raggiungere la prima tappa del viaggio, Nizza. Come i quattro ragazzi di Torre del Greco, che invece il ponte lo hanno attraversato proprio mentre crollava. Quella notte ho faticato ad addormentarmi.

Anche questa tragedia, con la corsa a scaricare o a indicare responsabilità, è l’ennesima occasione per sfoggiare competenze che non si hanno, opinioni che si sono formate sui social in pochi minuti, trasformando immunologi in ingegneri, esperti in diritto della navigazione in amministrativisti, rifiutando per partito preso l’idea che ci si possa informare prima di dire la propria. Che possa essere necessario un po’ di silenzio e, soprattutto, di rispetto.

Poco fa osservavo incredula e disgustata gli applausi al governo e la corsa a fare selfie con il vicepresidente del Consiglio e ministro degli Interni durante i funerali di Stato, mentre il Presidente della Repubblica abbracciava in lacrime i parenti delle vittime che hanno accettato le esequie pubbliche.

Che pena!

I vent’anni di Lula (e di Esterina)

“Mamma, ho perso l’aereo”… Poi ne ha preso un altro e oggi abbiamo potuto festeggiare in famiglia i vent’anni di Lula, compiuti il 1 dicembre mentre era Londra con un’amica, lontana da noi per la prima volta da quando è nata.

A mia sorella Cris è venuta in mente la poesia Falsetto di Montale, che ha letto a sua nipote, commuovendosi, e ha poi riletto ancora per tutti noi:
 
Esterina, i vent’anni ti minacciano,
grigiorosea nube
che a poco a poco in sé ti chiude.
Ciò intendi e non paventi.
Sommersa ti vedremo
nella fumea che il vento
lacera o addensa, violento.
Poi dal flotto di cenere uscirai
adusta più che mai,
proteso a un’avventura più lontana
l’intento viso che assembra l’arciera Diana.
Salgono i venti autunni,
t’avviluppano andate primavere;
ecco per te rintocca
un presagio nell’elisie sfere.
Un suono non ti renda
qual d’incrinata brocca
percossa!; io prego sia
per te concerto ineffabile
di sonagliere.
 
La dubbia dimane non t’impaura.
Leggiadra ti distendi
sullo scoglio lucente di sale
e al sole bruci le membra.
Ricordi la lucertola
ferma sul masso brullo;
te insidia giovinezza,
quella il lacciòlo d’erba del fanciullo.
L’acqua è la forza che ti tempra,
nell’acqua ti ritrovi e ti rinnovi:
noi ti pensiamo come un’alga, un ciottolo,
come un’equorea creatura
che la salsedine non intacca
ma torna al lito più pura.
 
Hai ben ragione tu! Non turbare
di ubbie il sorridente presente.
La tua gaiezza impegna già il futuro
ed un crollar di spalle
dirocca i fortilizi
del tuo domani oscuro.
T’alzi e t’avanzi sul ponticello
esiguo, sopra il gorgo che stride:
il tuo profìlo s’incide
contro uno sfondo di perla.
Esiti a sommo del tremulo asse,
poi ridi, e come spiccata da un vento
t’abbatti fra le braccia
del tuo divino amico che t’afferra.
 
Ti guardiamo noi, della razza
di chi rimane a terra.

Sì, tuffati nel mare del futuro, Lula, e abbatti gli ostacoli “con un crollar di spalle”. Io, più che restare a terra, voglio ridere con te mentre spicchi il volo.

Ho bisogno di poesia

“[…]Ho bisogno di sentimenti,

di parole, di parole scelte sapientemente,

di fiori detti pensieri,

di rose dette presenze,

di sogni che abitino gli alberi,

di canzoni che facciano danzare le statue,

di stelle che mormorino all’ orecchio degli amanti.

ho bisogno di poesia,

questa magia che brucia la pesantezza delle parole,

che risveglia le emozioni e dà colori nuovi. […]

Alda Merini (da La volpe e il sipario)

Ho nostalgia di questo luogo, della consuetudine svanita a raccontare di me e assecondare il bisogno profondo di specchiarmi nelle parole e da qui ripercorre poi i fili intrecciati nella trama dell’esistenza.

Un modo allora inconsueto di trovare conforto e nutrimento per l’anima, esibire e nascondere con il giusto equilibrio, provare la sensazione nuova di essere compresa e conosciuta da estranei, lettrici e lettori che grazie a questa magia, sì, la magia che ci permette di raccontare al mondo intero quello che vogliamo, leggeranno tra poco queste parole.

Come ora, che la gatta è accoccolata su di me, il muso poggiato sull’avambraccio sinistro, mentre scrivo. E scrivendo avverto la vibrazione delle fusa, mentre le dita sfiorano i tasti con un tocco leggero per comporre queste frasi.

Un pomeriggio tranquillo, dopo il pranzo domenicale di famiglia, il cambio di stagione, se è vero che la stagione è cambiata dopo una lunga estate che pareva non finire mai.

Tra pochi giorni un viaggio a Budapest per festeggiare un compleanno importante di Sten, anche lui una cifra tonda, com’è stata la mia a maggio, come sarà quella di Lula a dicembre.

Anche per lei un viaggio, anche lei, la mia Lula ormai grande e diversa da come la raccontavo qui, Lula bambina.

 

 

L’ultimo giorno di scuola

Domani sarà l’ultimo giorno di scuola di Lula. Ultimo ultimo, visto che deve fare l’esame di maturità, e anche il liceo sarà finito.

A chi segue questo blog fin dall’inizio, quando la ragazza era una bambina di seconda elementare, farà una certa impressione. Figuratevi a me: oggi, mentre la vedevo cantare i carmi di Catullo nel coro organizzato dalla prof. di latino, ricordavo l’emozione dei saggi di fine anno quando era alla scuola materna, e poi alle elementari, alle medie, agli spettacoli del laboratorio teatrale del liceo, che poi era stato anche il mio. Adesso questo ciclo si è concluso, Lula è una persona adulta che fa le sue scelte per costruirsi il futuro e vivere la vita che vorrà, in piena autonomia anche se non le mancheranno suggerimenti e supporto da parte mia e di Sten.

Non è un’epoca facile, e confesso di essere preoccupata per lei, e per tutti noi.

Ma credo sia venuta su piuttosto bene, solida, determinata. Sono sicura che se la caverà, e qualcosa di più.

Te lo auguro Lula, figlietta mia.

Blogger de mamma sua

Lula ha aperto un blog. O meglio, lo ha aperto ma ancora lo tiene chiuso, in modalità privata, per prendere confidenza col mezzo e forse per capire se le serve per fare palestra di scrittura.

Non mi ha voluto dire nemmeno che titolo ha scelto, ma ovviamente sono tra le persone che l’ha più incoraggiata a compiere il passo, visto che tra le varie cose che si affacciano nella sua giovane mente quando pensa al futuro c’è anche il giornalismo. E sono convinta che scrivere un blog è un mezzo straordinario – economico, facile, libero – per fare una sorta di autopraticantato e abituarsi a osservare le cose del mondo e, in caso, le proprie, con l’intenzione di raccontarle usando la parola scritta.

Con il tempo ho smesso di scrivere Il mio karma con questa attitudine mentale, e per questo mi sento sempre meno una blogger e più una persona che si ostina da quasi dieci anni a tenere aperto un blog, dove scrivere di tanto in tanto, senza provare più quella necessità quotidiana di trasformare un episodio di vita in un post.

Ma all’inizio invece bisogna sentire il blog come una nostra estensione, una risorsa inesauribile e un magazzino che conserverà i nostri sguardi sul mondo, descritti con parole che giorno dopo giorno saranno più precise ed espressive, con uno stile inconfondibile. Scrivere diventerà così una piacevole necessità.

Auguri Lula, e lunga vita ai blog!

 

 

 

In partenza

Le vacanze vere inizieranno domani, a Lisbona. Due settimane in viaggio per il Portogallo, insieme a Sten, senza Lula, che trascorrerà lo stesso tempo a Los Angeles e dintorni, ospite dai parenti americani di una sua amica.

Ormai lei ha la sua vita, noi la nostra, e va bene così. Ormai condividere spazi e tempi è diventato difficile, e se torno indietro ai miei quasi diciassette anni, capisco. Ma quando non torno indietro, e resto ancorata ai miei quarantasette, ci sono momenti in cui non la sopporto. Ecco. L’ho detto. Come lei, d’altronde, non sopporta me. Oh, lo so, lo so, è un periodo che poi passerà. Ma ora è cosa buona e giusta prendere altre strade, viaggiare separati, smettere almeno per un po’ di stressarci vicendevolmente, che non ci fa bene per niente.

Lei californiana, noi portoghesi, e dopo, chissà, più felici. Dopo un viaggio si torna sempre migliori.

E due, poi basta

Anche Lula ha avuto un incidente con il motorino, l’altro ieri. Presa da una disgraziata che ha ignorato tranquillamente uno stop mentre la mia ragazza procedeva per la sua strada. Per fortuna non si è rotta niente, ma ha il piede molto contuso e dolorante. E tanta paura (sua e nostra), e incazzatura feroce perché dovrà ritardare il suo ritorno al mare (da cui non voleva andarsene) mentre si avvicina la grande festa sulla spiaggia.

Assurdo no? Quante probabilità ci sono che in una famiglia di tre persone due abbiano un incidente in motorino a meno di un mese di distanza? Ho immaginato davvero di dover fare qualcosa di serio per scacciare questa sfiga, o malocchio, o chiamatelo come vi pare.

Per fortuna che mi aveva avvisato lei, dicendomi che non era grave, ma quando sono arrivata e ho visto l’ambulanza, insomma, è stata dura. Anche se già sapevo che era stata chiamata, e che al massimo poteva avere un piede rotto.

Il giorno dopo l’ho portata al solito ospedale, solito pronto soccorso, attesa molto meno lunga dell’altra volta con Sten, e quando stava per entrare a fare le radiografie le ho detto che doveva pensare positivo, convincersi di non avere niente. Anche io ho pensato positivo mentre Lula era dentro, confortata dall’incontro con il tecnico e la radiologa che all’epoca mi diedero buone notizie sulle mie ossa, e infatti la loro presenza è stata di buon auspicio. Niente fratture, niente di niente.

Voglio continuare così, a pensare positivo per interrompere questa serie di eventi negativi. E dopodomani botta di energia con il Boss, Bruce Springsten in concerto.

1 dicembre 1997 – Lula

L’altro ieri Lula ha compiuto 15 anni. Lo so, lo so, una madre blogger che si rispetti non dovrebbe scrivere il post di compleanno della propria figlia in ritardo. O lo scrive il giorno giusto, o non lo scrive affatto. Ma non ho avuto tempo, s’è preparato, e festeggiato con gli amici, e rifesteggiato con i parenti, con un po’ di patema d’animo iniziale perché venti ragazzi in casa – che magari posso moltiplicarsi in modo incontrollato, se ci ricordiamo tutti come funzionava ai tempi del liceo quando si spargeva la voce che qualcuno faceva una festa di sabato sera – sono sempre fonte di grande preoccupazione. Invece è andato tutto bene, casa integra, divieto di fumare dentro casa rispettato, nessuna traccia di eccessi alcolici ma, unico inconveniente, una notevole zozzeria sui pavimenti dovuta al passaggio dentro-fuori con il giardino infangato dalla pioggia.

La mia Lula è diventata grande, con tutte le contraddizioni che questo significa, con gli inevitabili conflitti scatenati da una personalità che vuole affermarsi allontanandosi dai modelli familiari o contraddicendoli polemicamente. Qualunque madre sa di cosa parlo. Sa quanto sia difficile trovare un equilibrio nel ruolo genitoriale e, in particolare, materno, perché si oscilla pericolosamente tra desiderio di compiacere, proteggere e coccolare e necessità di arginare le intemperanze, riaffermare un principio di autorità non autoritario ma autorevole.

Lula, forse tu invece non capisci bene cosa sto dicendo, ma se pensi a quelle volte in cui abbiamo litigato fino alle lacrime e dopo però ci siamo cercate, e abbracciate, tentando di chiarire l’una all’altra il significato di quella rabbia, allora saprai anche tu cosa intendo. Crescere è difficile, e veder crescere talvolta anche di più. L’altra sera ti ho raccontato quello che mi era successo subito dopo la tua nascita, quei due mesi di buio e depressione che tante madri vivono. Ti abbiamo spiegato come ne sono uscita, ma forse non ti ho detto abbastanza quanto è stato importante, dopo, realizzare che io e papà avevamo generato una creatura meravigliosa e che era stato un peccato vivere male i primi due mesi di vita insieme. E poi non ti ho detto mai quanto la tua esistenza mi abbia aiutato a superare tutti gli altri momenti difficili della vita, quanto sei stata fondamentale nell’avermi fatto diventare la donna che sono. Perché sono convinta che se i genitori influenzano la personalità dei figli, è vero anche il contrario.

Tanti auguri ancora, ragazza mia, goditi questi anni, e cerca di essere sempre felice.

 


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