Archive for the 'Filosofia dell’esistenza' Category

Avvicinamento

I cinquanta si avvicinano.

Mi è presa male, per tante ragioni, non semplicemente perché l’idea di aver raggiunto mezzo secolo di vita costringe a fare i conti con il tempo che sfugge. Sì, certo, questo è già un motivo per abbandonarsi alla malinconia.

La ragione più grande è che non c’è più Silvia, l’amica con cui avrei sicuramente condiviso lo stesso passaggio organizzando insieme una grande festa.

Non ho voglia di festeggiare perché accadono cose talmente brutte che la felicità scappa via a gambe levate.

Avevo pure iniziato a soffrire il fatto di non avere più la casetta sul colle maremmano, ma lo scorso fine settimana abbiamo sperimentato un modo diverso e molto piacevole di vivere quella zona tanto amata, che potremo ripetere in futuro.

Avevo sognato un grande viaggio, ma per ora ci limiteremo a una romantica tre giorni a Mantova con Sten, che non conosce la Camera degli sposi di Mantegna, Palazzo Tè, e le altre meraviglie del Rinascimento della città dei Gonzaga adagiata sul Mincio.

Ho rinunciato a partecipare a un convegno sulla medicina narrativa, dopo aver accettato mesi fa, perché davvero mi fa tanta fatica dover parlare ancora “della mia esperienza” e dover rimestare in quel passato che per troppo tempo ho vissuto come presente.

A quasi cinquant’anni devo imparare a non sentirmi obbligata a fare ciò che non è un obbligo.

Ma non voglio cedere completamente alla malinconia, né dimenticare i tanti motivi che ho per essere contenta di essere arrivata fin qui, anche se non è stato facile, né scontato.

Ma ci sono, e sto per compiere cinquant’anni.

Immagina. L’anno che verrà

Sono riuscita a esprimere un solo proposito per l’anno nuovo: viaggiare.

Di questi tempi sembra una sfida, più che un proposito, o un desiderio.

Avevo appena saputo dell’ennesima strage, a Istanbul, in Turchia, un paese che adoro, e che temo di non poter rivedere almeno per un bel po’.

Il proposito-sfida è il viaggio, il desiderio profondo è poter andare ovunque e vivere ovunque senza paura di essere ammazzati.

Imagine all the people

living life in peace..

You may say I’m a dreamer.

Sì, una sognatrice.

Ma cos’altro ci resta, se non la speranza racchiusa nelle strofe di una canzone immortale?

 

Novembre

Novembre è un mese costellato di date importanti, felici e pessime: laurea, inizio dell’amore con Sten, assunzione, trasloco, cancro 1, apertura del blog, cancro 2, la morte di Anna (widepeak).  E se fosse nata un giorno prima sarebbe stato anche il mese della nascita di Lula.

Novembre. Il mese dei defunti, dei santi, dell’autunno che si fa inverno, dei giorni brevi e delle foglie morte.

Per me, nata di maggio, novembre è il mese opposto al periodo in cui rifiorisco e rinasco. Ma sto imparando ad amarlo, ad assecondarne le ondate malinconiche che arrivano con le prime piogge, il buio che arriva troppo presto, le mancanze pungenti.

 

Il caso, la necessità, l’immaginazione

Sto pensando a come raccontare una storia che abbia a che fare con le coincidenze, gli eventi casuali, o apparentemente tali, che trasformano l’esistenza, ne cambiano il corso, e letti a ritroso disegnano una mappa necessaria, il nostro destino.

E però, lì mi arrovello, mi perdo nel loop filosofico del considerare il caso, l’accidentale verificarsi di una circostanza, un incontro, una perdita, un ritrovamento, davvero casuale o invece determinato, inevitabile, scritto nel nostro destino. La fortuna o la sfortuna, sono così svincolate dalle nostre scelte, dai nostri desideri?

Le scelte sono atti volontari, alimentati da ragione, istinto, sentimento, che al meno in parte determinano la nostra esistenza. Ma quanto incidono sull’onda anomala del caso/destino (sono forse la stessa cosa, ma letta in modo diverso?) che di volta in volta offre opportunità, oppure frappone ostacoli al nostro cammino, e al nostro vivere?

Immaginare una storia che abbia a che fare con tutto questo, per capire meglio anche la mia, di storia.

 

L’anno che finisce

Un altro anno si sta chiudendo, e ancora sono qui a scrivere il classico post di bilanci, propositi, auguri.

Per la mia vita personale il bilancio è decisamente in attivo, e posso considerare il 2014 un anno di recupero dopo un lungo periodo di crisi.

Ho ritrovato il senso e l’emozione di un amore dalle radici robuste e dalle foglie tenere, dai frutti noti e saporiti, di cui avere cura sempre.

Ho fatto conoscere in giro per l’Italia Scriverne fa bene, concludendo con quel libro la mia esperienza di “scrittrice di malattia”. Ancora fatico a trovare un’altra vena creativa, ma scrivere (mi) fa comunque bene e non serve nemmeno metterlo nei buoni propositi per l’anno che verrà. Scriverò, scriverò, e un giorno magari arriverà anche un romanzo. Un giorno. C’è ancora tempo.

Ho ricostruito quasi integralmente il mio seno quadrantectomizzato, colmando un vuoto del corpo che inevitabilmente si ripercuoteva anche nell’anima. Nel 2015 potrei metterci l’ultimo innesto, se davvero il tre è il numero perfetto.

Lula ha compiuto 17 anni, il nostro rapporto non è sempre facile, litighiamo, ci scontriamo, ma lei è la mia figlia amatissima, tra un anno maggiorenne. Eh già. Ma quando a Natale dopo uno sfogo durissimo ci siamo abbracciate forte, non avrei voluto smettere di stringerla a me, come fosse ancora una bambina. la mia piccola Lula, che di questo blog, per molto tempo, è stata la migliore protagonista.

Fuori dal mio orticello le cose vanno male, malissimo, e sicuramente i miei auguri più importanti vanno alle popolazioni colpite da guerre e dilaniate da conflitti, ai migranti in cerca di pace e sopravvivenza, a chi sta soffrendo per la perdita di una persona amata, a chi cerca lavoro perché lo ha perso, o non lo ha mai avuto, alle vittime di disastri evitabili e inevitabili, a chi resiste e va avanti con dignità e coraggio, senza lasciarsi incantare dalle sirene che hanno i denti affilati.

Questi ultimi giorni dell’anno sono stati rovinati dalla perdita di un anello a cui tenevo molto, un regalo recente di Sten. Lo mettevo quasi sempre e lo toglievo solo in casa, nella mia stanza, e se il detto che la casa nasconde ma non ruba dice il vero, casa mia l’ha nascosto benissimo.

Spero che il 2015 me lo restituisca.

E che restituisca a tutti voi almeno una cosa perduta.

 

 

 

Buoni propositi

Convalescenza finita, domani torno al lavoro, purtroppo. Eh sì, purtroppo, perché come sempre mi è accaduto durante le mie varie convalescenze io a casa sto bene, non mi annoio, posso dedicarmi alla mia seconda attività, che un giorno deve diventare la prima. Deve, non il mio sogno è che lo diventi. Non è che abbia fatto grandi passi avanti, concretamente, ho scritto quasi esclusivamente cose da chiudere nel cassetto, o da riutilizzare un giorno, chissà. Ma c’è stato uno scatto d’orgoglio, una consapevolezza nuova di ciò che sono e che sarò, in futuro. Mi sono guardata dentro, a lungo, e ho sputato della robaccia che mi stava facendo male, anche se dipendeva solo da me continuare a trattenerla o eliminarla. Basta zavorre, basta ossessioni, il passato è passato, il presente è ora, da vivere, e il futuro da immaginare e progettare.

Mi voglio bene, ma proprio tanto. Ho un pezzetto di corpo ricostruito, un vuoto riempito, un po’ di bellezza restituita.

E domani, al lavoro.

In cammino

297Osservo la strada percorsa, fatta di interruzioni e arretramenti, deviazioni e soste forzate. Tutto ciò che nel corso degli anni ha ostacolato il mio cammino.

Faccio questo non per lamentarmi del destino crudele, ma per incoraggiarmi, e apprezzare dove mi ha portato, finora, questo viaggio non di prima classe, ma nemmeno “della speranza”.

Posso fermarmi a riposare, e intanto controllo la mappa, senza perdere di vista la destinazione, che può essere una condizione ideale a cui tendere, un sogno da non dimenticare, una passione da tenere accesa ad ogni nuovo inverno. Mai un traguardo da tagliare a tutti i costi.

Perché la bellezza del viaggio sta nell’andare, mettendosi in gioco ogni volta che c’è un bivio senza indicazioni certe. Quando c’è da compiere una scelta, e la decisione è presa d’impeto o dopo un’attenta valutazione, non importa, basta che il bivio non rappresenti un alibi per tornare indietro.

E pure se il sentiero è un poco più impervio laggiù, all’orizzonte, il cielo è sempre più blu.


Scriverne fa bene

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