Archive for the 'Politica' Category

Agosto

Eccomi qua, l’estate già avanzata, ma per me le vacanze sono iniziate da poco. Un po’ di mare nel luogo del cuore, poi viaggio per la Francia con destinazione la città atlantica dove Lula andrà a studiare per un semestre Erasmus.

Già, la piccola Lula, protagonista dei migliori anni di questo blog, è ormai una brillante studentessa in giurisprudenza, molto determinata nel costruire il proprio futuro, proiettata fuori da questo Paese alla deriva. Come me osserva sgomenta la schiuma d’odio che monta, l’imbecillità che strilla ergendosi a nuova, e solo per ciò migliore, classe dirigente. L’ignoranza che impartisce ogni giorno lezioni di tuttologia, l’intolleranza che non si nasconde più, ma si diffonde e propaga come un virus.

“Quasi quasi non torno,” mi ha detto sospirando all’ennesima sparata.

Mi mancherà, certo. Anche se credo farà bene al nostro rapporto un bel periodo di distacco, farà bene a me, che devo imparare ad essere meno “interventista”, a lasciarla andare e lasciarle fare tutto ciò che a vent’anni si può e si deve fare, e a lei, certo, per imparare a cavarsela da sola e a conoscere il mondo, libera.

Tra una settimana avremmo attraversato il ponte Morandi, per raggiungere la prima tappa del viaggio, Nizza. Come i quattro ragazzi di Torre del Greco, che invece il ponte lo hanno attraversato proprio mentre crollava. Quella notte ho faticato ad addormentarmi.

Anche questa tragedia, con la corsa a scaricare o a indicare responsabilità, è l’ennesima occasione per sfoggiare competenze che non si hanno, opinioni che si sono formate sui social in pochi minuti, trasformando immunologi in ingegneri, esperti in diritto della navigazione in amministrativisti, rifiutando per partito preso l’idea che ci si possa informare prima di dire la propria. Che possa essere necessario un po’ di silenzio e, soprattutto, di rispetto.

Poco fa osservavo incredula e disgustata gli applausi al governo e la corsa a fare selfie con il vicepresidente del Consiglio e ministro degli Interni durante i funerali di Stato, mentre il Presidente della Repubblica abbracciava in lacrime i parenti delle vittime che hanno accettato le esequie pubbliche.

Che pena!

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Non mi rassegno

Della mia vita questo blog non racconta quasi più niente. Della mia vita, di questo triste Paese che respinge migranti, cancella la memoria, premia chi soffia sul fuoco dell’odio, inneggia a chi alza muri, chiude porti, stravolge il sentire comune, promette di tornare al passato più oscuro, illude con promesse apparentemente irresistibili. Menzogne.

Ma quando c’è chi diffonde messaggi quotidiani che stanno cambiando insieme ai connotati culturali e politici dell’Italia, la sua stessa anima, a forza di strappi, provocazioni, violazioni delle più elementari norme di convivenza civile, non possiamo restare in silenzio, bisogna usare le nostre parole, rispondere e rispondere, e ricostruire, indicare un’altra strada, riaccendere la speranza in chi scuote la testa e si sente impotente.

Ci vorranno tempo, passione, e anni di resistenza.

Ma io, a Salvini, non mi rassegno.

Al voto

Però la libertà è come l’aria. Ci si accorge di quanto vale quando comincia a mancare, quando si sente quel senso di asfissia che gli uomini della mia generazione hanno sentito per vent’anni e che io auguro a voi giovani di non sentire mai.

E vi auguro di non trovarvi mai a sentire questo senso di angoscia, in quanto vi auguro di riuscire a creare voi le condizioni perché questo senso di angoscia non lo dobbiate provare mai, ricordandovi ogni giorno che sulla libertà bisogna vigilare, vigilare dando il proprio contributo alla vita politica…

Piero Calamandrei, Discorso agli universitari di Milano nel 1955

Le elezioni si avvicinano, è tempo di buttar giù qualche riflessione, perché nel mio karma la politica c’è sempre stata, anche se di questi tempi è difficile appassionarsi. Piuttosto c’è da deprimersi e temere il peggio.

Sono sempre stata di sinistra e credo che questa parola abbia ancora un significato: è un modo di vedere la realtà e interpretare il mondo irriducibile a quello della destra. Quando la sinistra tradisce se stessa, sbiadisce, si affanna a rendersi irriconoscibile, allora inizia a morire davvero e la destra avanza e afferma prepotentemente i propri dis-valori.

In un momento come questo andrò a votare scegliendo chi non fa calcoli elettorali nel reagire a quella che è evidentemente una preoccupante e gravissima fase di rigurgito fasciorazzista, con tanto di tentata strage, caccia al nero, vergognosamente derubricata a gesto di un folle provocata da una fantomatica invasione di stranieri che spacciano, stuprano, uccidono.

L’antifascismo è un valore fondante della nostra democrazia, ma gli italiani hanno la memoria corta, e sono diventati molti, troppi, quelli che non s’indignano di fronte ai raduni con saluti romani, al moltiplicarsi di episodi di intimidazione violenta, e addirittura agli spari contro persone immigrate.

L’antifascismo deve tornare ad essere insegnato nelle scuole, perché venga arginata questa pericolosa tendenza a dimenticare il passato, ignorare la storia mentre si fomentano i peggiori impulsi regressivi.

Il fascismo si combatte con la buona politica, riducendo le diseguaglianze, valorizzando le differenze, riaffermando con decisione quei principi che quando vengono applicati sul serio rendono le società migliori e le persone più felici.

E invece noi siamo alla fine di una campagna elettorale dove molti smemorati si faranno ancora abbindolare da promesse elettorali ai limiti del ridicolo, fatte da personaggi che avrebbero dovuto sparire dalla vita politica.

Molti continueranno a votare gridando onestà onestà, tappandosi gli occhi di fronte agli evidenti fallimenti dei governi locali pentastellati e alle tante contraddizioni espresse anche in Parlamento.

Molti si sentiranno costretti al “voto utile” per evitare di far vincere questa destra particolarmente pericolosa.

Ecco, questo è il solito problema. Votare qualcuno per impedire che vincano altri. Oppure, non votare chi tanto non conterebbe niente.

Un ricatto, il vecchio “turarsi il naso”, che non accetto. Preferisco scegliere, data questa pessima legge elettorale, chi mi rappresenterà meglio in Parlamento e voterà governi e leggi che corrispondono agli impegni presi con gli elettori.

In Liberi e Uguali non ci sono solo gli ex-PD, ma c’è quella parte di sinistra che negli ultimi cinque anni è stata più coerente con il nome che si è data, Sinistra e Libertà prima, Sinistra italiana poi, e che cinque anni fa, con l’alleanza Italia Bene Comune, ha chiesto voti per un progetto di governo che il PD ha tradito fin da quella campagna elettorale viziata dall’aver partecipato al governo Monti.

Non andrò a votare con entusiasmo, questo no. Ma ci andrò, come sempre.

Quest’anno più che mai guidata dai valori della Resistenza, dell’antifascismo, di chi ci ha restituito la libertà e strappato dalla barbarie.

Bush, Obama, Obama, Trump…

Dodici anni fa, avevo appena aperto il blog, veniva eletto presidente degli Stati Uniti d’America Bush junior. Anche Lula, allora una bambina di sette anni, aveva temuto la sua vittoria.

Poi ho gioito per l’elezione di Obama, nel 2008, e nonostante tutto credo che non sarà ricordato solo come il primo presidente afroamericano della storia, ma anche per molto altro (dalla riforma sanitaria, alla ripresa delle relazioni con Cuba, dalla lotta al cambiamento climatico all’accordo con l’Iran).

Ora, dopo otto anni, un imprenditore miliardario, maschilista, razzista, ignorante, che in campagna elettorale ne ha sparate talmente tante da far preoccupare gli stessi repubblicani, è riuscito a vincere le elezioni sulla base di un programma a tratti delirante che si base anche sulla cancellazione dei risultati dell’amministrazione Obama.

In questi giorni, per cercare di capire perché è successo quello che fino a pochi mesi fa il mondo intero riteneva impossibile, mi affido quasi esclusivamente alle parole del regista Michael Moore, che conosce bene il suo Paese e anche per questo, credo, aveva previsto la vittoria di Trump contro Hilary Clinton.

Oltre a dire “ve l’avevo detto”, Moore ha reagito immediatamente allo choc invitando alla resistenza e alla lotta (civile): “Resisteremo e ci opporremo. Sarà una resistenza massiccia, un milione di donne ha annunciato che marcerà nel giorno del suo insediamento. Sarà la più grande manifestazione mai organizzata.”

Moore pensa che Trump non terminerà il mandato, perché una persona così, presto infrangerà la legge e sarà costretto a dimettersi, o messo sotto accusa.

Lo spero tanto. Per gli Stati Uniti e per il mondo intero, visto che dalle scelte compiute da quel governo possono dipendere le nostre vite: stiamo ancora pagando le conseguenze della decisione scellerata di invadere l’Iraq, nel 2003.

 

Che mondo è?

Questo mondo è sempre più brutto e spaventoso, e mi addolora constatare che è finito il tempo in cui sentivamo di vivere un’epoca decisamente migliore delle precedenti, almeno in Europa.

Mentre si allunga la lista dei Paesi dove non è più possibile andare, anche le nostre città possono ogni giorno diventare teatro di stragi: può essere fatale andare a un concerto, passeggiare sul lungomare a guardare i fuochi d’artificio, andare allo stadio, mangiare al ristorante. Per non parlare di aeroporti, stazioni, autobus.

Sarò preoccupata quando Lula tra poco attraverserà l’Europa con i suoi amici ed è inevitabile confrontare con quanta leggerezza invece viaggiavamo alla sua età, senza cellulari, senza soldi, senza paura.

Non sappiamo quanto durerà questo stato d’insicurezza, anche perché il rischio che possano moltiplicarsi gli elementi che generano intolleranza e violenza è altissimo.

Cosa succederebbe se Trump vincesse le elezioni presidenziali negli Stati Uniti?

A cosa porterà la feroce repressione del presidente turco Erdogan dopo il tentativo di golpe farlocco?

E penso alle migliaia di persone che scappano da luoghi molto più disgraziati dei nostri e devono vivere l’inferno del viaggio clandestino e, se sopravvivono,  vengono respinti, criminalizzati o non accolti in modo dignitoso.

Ma che mondo è questo?

Ormai non si tratta più di volerlo cambiare ma di ritrovarvi almeno un minimo di sensatezza. 
 

 

 

Restare e cambiare. Più altre considerazioni sparse

Avevo scritto un post politico subito dopo le elezioni amministrative, e in particolare romane, ma l’ho cestinato.

Inutile infierire sulla ferita aperta da quando un sindaco regolarmente eletto è stato cacciato dal suo stesso partito senza una ragione valida a giustificare un atto tanto grave. Quel giorno è stato facile profetizzare ciò che è puntualmente avvenuto.

Il sistema democratico prevedeva che quel sindaco, Marino, e la sua giunta, avrebbero dovuto governare altri due anni, fino alle successive elezioni, per essere di nuovo sottoposti al giudizio degli elettori.

E perciò basta, ora ci teniamo la sindaca del M5S con la speranza che riesca a fare qualcosa di buono, e con la certezza che non potrà far peggio di chi aveva festeggiato la vittoria sei anni fa con i saluti romani in Campidoglio, facendo poi spadroneggiare i camerati di Carminati e Mafia capitale. Anche se, proprio oggi, il pensiero che i pentastellati abbiano scelto di stare nel Parlamento europeo con Farage, l’uomo della destra nazionalista che oggi esulta per la Brexit, dopo il voto referendario per l’uscita del Regno Unito dall’Unione europea, non mi rassicura.

Eppure, anche di fronte alla scelta, miope, forse ubriaca di ignorante e pericoloso nazionalismo, fatta dalla maggioranza dei britannici (pare i più anziani e conservatori) tocca rispondere rilanciando: più integrazione, più accoglienza, più Europa dei diritti e delle opportunità, più partecipazione. Perché le politiche discutibili degli ultimi anni sono state attuate non da entità astratte, ma dai governi dei diversi Paesi membri. E quei governi siamo noi che li votiamo. Ah, già, qui in Italia da un po’ di anni succede così: in tanti hanno creduto di aver votato per un’alleanza di centrosinistra, e poi si sono trovati le larghe intese, con la destra. Larghe, e lunghe. Perché ancora durano.

 

Senza frontiere

Oggi ho avuto un attacco di pianto mentre guardavo in televisione l’arrivo dei migranti a Monaco, accolti da applausi e commozione. Volti finalmente sorridenti. Piangevo perché avevo in mente il corpo del bambino Aylan riverso sulla spiaggia di Bodrum, e quelli di tutti i morti che ha inghiottito o trasportato il Mediterraneo. E i corpi asfissiati nel camion in Austria.

Piangevo di dolore e di speranza.

Il dolore per tutte quelle morti, e la speranza che l’Europa riesca a far prevalere la propria anima accogliente e tollerante, democratica, aperta. Come quella delle tante cittadine e i tanti cittadini europei che in queste ore non si sono limitati a guardare quello che stava accadendo, ma hanno offerto aiuto a tutti quegli essere umani in cammino.

 

 

 

 


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