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Di chakras, tibetani e volpi maremmane

Da una settimana mi sveglio un quarto d’ora prima la mattina per eseguire i Cinque riti tibetani. Ancora non ho saltato nemmeno un giorno, e nonostante la levataccia mi sembra di iniziare molto meglio la giornata e di sentire già i primi benefici fisici e mentali di questa pratica. Non capisco perché non sia riuscita ad essere altrettanto disciplinata con lo yoga o con il qi gong, e come mai riesco a farlo proprio ora che devo uscire di casa prestissimo per dare un passaggio a Lula. Forse è proprio questo, l’energia che si attiva rende meno traumatico il risveglio precoce.

Ieri sera a cena abbiamo avuto un incontro ravvicinato con due volpi, venute a rimediare qualche avanzo di cinghiale e rostinciana nel ristorante del Parco dell’Uccellina. Dopo lo sguardo che ci siamo scambiate durante questa foto ho avuto un brivido di emozione, come sempre mi accade quando riesco ad entrare in contatto con gli animali selvatici. Anche se quelle due tanto selvatiche non sembravano proprio.

La volpe a cena da Buratta

MI SAREBBE PIACIUTO

Tra le tante cose che fanno negli Stati Uniti e che sarebbe bello un giorno realizzare anche qui c’è questo: http://www.yogabear.org/ yoga specifico per pazienti oncologici, a cui affiancherei anche il Qi gong, potente energizzante per affrontare debolezze e depressioni immunitarie provocate dalle terapie mediche.

Ora che ho la testolina impegnata sul progetto di cui presto, spero, potrò parlare più diffusamente, mi faccio continuamente domande sulle cose di cui avrei avuto bisogno quando ho combattuto le mie battaglie e cosa sono riuscita a compensare utilizzando il blog – perché qualcosa ho compensato. Come dicevamo oggi con Anna, che non ama la metafora bellica, narrare la malattia, sistematizzarla con la scrittura ci aiuta a tenerla a bada, ad averne meno paura. Condividere alleggerisce, comunicare permette di distribuire un peso che è difficile da sopportare tutto sulle proprie spalle. O sopportabile a costi che prima o poi si pagano. Sollecitare il senso di appartenenza ad una comunità in cui sentirsi pienamente comprese, perché comune è un nuovo senso del  vivere, il rovesciamento delle prospettive, la sospensione delle attese, quei piccoli grandi mutamenti caratteriali che possono essere anche molto irritanti per chi ci sta accanto, mentre per noi sono il risultato di un percorso accidentato verso la costruzione di un’identità nuova, di cui dovremmo sempre andare fiere. Perché è un’identità lacerata, rattoppata, ma forse più completa della precedente. Dieci anni fa è successo qualcosa che non passa. Ora ne sono consapevole. Ora non m’interessa dimenticare o recriminare. Ora mi piacerebbe se le cose imparate in questi dieci anni potessero circolare sempre di più tra chi ne ha bisogno. Quello che non trovavo allora era soprattutto questo: comunicazione tra pari. Al di là degli studi scientifici, delle panzane su terapie miracolose, di orribili statistiche di sopravvivenza. Semplice e genuina comunicazione tra persone che condividono diagnosi, terapie, prospettive di guarigione. E una vita da vivere, nonostante tutto.

 

LA COSTRUZIONE DI UN LUOGO DI CURA

Inizio a sentire quell’aria autunnale propizia a mettere in cantiere progetti. Sono giorni che mi frulla nella testa l’idea che questa mia condizione, status, non so bene come definirla, di vittoriosa pluricombattente contro il cancro, possa costituire una ricchezza condivisibile, da redistribuire tra altre donne che forse, almeno all’inizio, ne sono sprovviste. La vecchia associazione tra medici e pazienti del San Giacomo mi pare abbia fatto la stessa brutta fine dell’ospedale (ormai chiuso da quasi un anno), ma quello che ho in mente è qualcosa di più specifico, simile credo a quello che fanno a Modena e in rete le valorose amiche del Cesto di ciliege. Supporto, informazione, condivisione, organizzazione di una rete che possa proteggere e aiutare a far ripartire con una vita nuova, se possibile addirittura migliore. Sogno una sede luminosa, colorata, aperta in un via vai continuo di scambi e opportunità. M’immagino una nuova disciplina psicofisica ("mamma", mi dice spesso Lula quando mi vede alternare per casa posizioni e passi, respiri e movimenti, "dovresti inventarti una cosa che mescoli yoga, qi gong, pilates, e magari anche danza") che integri tutto ciò che può fare bene, attivare energia, aprire il cuore, rendere lo sguardo più luminoso e il respiro tranquillo. E che faccia divertire. Ridere. Bisogna ridere molto, si sa, perché è il miglior modo per rafforzare il sistema immunitario.

Vorrei insegnare a raccontare quello che ci accade senza avere paura e vergogna, a credere nel potere terapeutico della parola, scritta o detta, quando occorre anche urlata.

Mi sembra già di vedere il dottor Zeta che insieme alle terapie consiglia di affacciarsi in questo luogo di ri-costruzione abitato da creature dalle risorse inesauribili, capaci di danzare mentre indossano corazze e brandiscono affilate armi di difesa.

 

COSE DI CASA

– Mi piaci di più casalinga. – Mi ha detto Lula stamattina mentre le preparavo il pranzo (avanzi della cena) da portarsi a scuola perché il lunedì esce più tardi.

– Pure io mi piaccio di più.

– Però il tuo lavoro non è molto faticoso… Vabbè, non ti licenziare.

– Non posso licenziarmi, tesoro.

– E perché?

– Perché ci serve il mio stipendio.

– Ah, già.

– Tu però ricordati che da grande devi cercare di fare un lavoro che ti piaccia moltissimo, oppure che ti faccia ….

– guadagnare moltissimo.

– Sì. L’ideale sarebbero le due cose insieme. Adesso, per esempio, se ci pensi seriamente, cosa ti piacerebbe fare da grande?

– Lo sai.

– La ballerina?

– Sì, un po’ ballerina, un po’ attrice. Vorrei fare il musical.

– Ma non è che una ballerina o un’attrice fa solo il musical.

– Be’, John Travolta fa solo quello: Grease, Hairspray…

– Ma no, John Travolta è un grandissimo attore. E’ diventato famoso per due film musicali e poi ha fatto moltissimi film di vario genere. E recentemente con Hairspray ha fatto un altro film musicale.

– Ah. Insomma io voglio fare il musical.

– Ok. Se è la cosa che veramente vuoi fare, ti auguro di farcela.

– Grazie.

Questo lungo periodo di convalescenza casalinga è pericoloso. Mi piace troppo, e quando finirà ne sentirò la mancanza. Scrivo, faccio Qi Gong, Yoga e Pilates, studio inglese, guardo film in lingua originale, leggo – ho finito il secondo romanzo della trilogia di Larsson – mi coccolo le mie ragazze (Lula e la gatta) e mi godo la casa.

L’amica del sogno che ho raccontato qualche giorno fa mi ha telefonato ieri per chiedermi aiuto e consigli. Lei non sapeva che l’avevo sognata, io non sapevo cosa stesse passando, visto che ci sentiamo e vediamo molto poco. La cosa pazzesca è che mi ha chiesto consigli sullo yoga, e nel sogno riusciva a salvarsi grazie a un eccezionale controllo sul proprio corpo. Quella notte ho sentito che le stava succedendo qualcosa, e ho visto che avrebbe superato benissimo quel momento difficile. Oggi mi ha detto "grazie" mille volte. E mille volte io le ho detto "ma di che?". "Ho imparato che è bello esprimere la gratitudine verso gli altri."

DAYAN QI GONG

Durante questa mia convalescenza ho scoperto che su YouTube ci sono vari filmati con la dimostrazione dei 64 movimenti dell’anatra selvaggia, lo stile del Qi Gong che ho imparato tre anni fa per essere più forte nella battaglia, e che ultimamente avevo un po’ trascurato. L’ideale sarebbe praticarlo in un luogo aperto e silenzioso, come quello in cui si muove questo maestro vestito di giallo:

Peccato che non capisco il cinese, però con l’aiuto di quello che mi ricordo delle spiegazioni del maestro Yang, e rinfrescando la memoria con l’osservazione di questi preziosi filmati sto riscoprendo quanto sia semplice far circolare l’energia in tutto il corpo muovendosi come un volatile selvatico ma elegante.

QI

Oggi Lula ha ricominciato danza e io ho fatto la prima lezione di un nuvo corso di Qi Gong con una maestra giapponese. Niente passi dell’anatra selvatica, molta respirazione, posizioni fluide per attivare il qi, l’energia. Mi ci voleva.

Buona notte

SOLLEVARE IL CIELO

Poi a Più libri più liberi non ho incontrato nessuno, e non ci sono tornata dopo l’assaggio di venerdì sera. Il dibattito allo spazio blog è stato deludente, così prima che finisse io e mia sorella abbiamo fatto un giro per la fiera e ci siamo imbattute nella presentazione del libro di Cucuzza…  Visto il numero di persone che assisteva direi che l’appello di Marco è stato come sparare sulla Croce Rossa.

L’unico libro che mi sono accattata, soprattutto perché grazie a un amico di mia sorella avevamo uno sconto notevole (altrimenti chi te lo fa fare di comprarti i libri alla fiera), è stato un libro sul Qi Gong, o Chi kung (ancora devo capire qual’è la grafìa corretta). Mi ripromettevo dai tempi del corso con il maestro Yang  di sostenere la pratica con qualche lettura. La pratica però negli ultimi tempi ho iniziato a trascurarla, ma adesso, dopo aver letto i primi capitoli de L’arte del Chi kung, cercherò di fare ogni mattina due semplici esercizi, il primo si chiama "sollevare il cielo", l’altro "trasportare la luna", che se effettuati almeno sei volte ciascuno dovrebbero dare risultati straordinari: vitalità, benessere, salute, forza interiore, addestramento mentale. Magari poi la si smetterà di dire che sono troppo nervosa. 

Stamattina ho iniziato coinvolgendo anche Lula, ed effettivamente ci siamo accorte tutte e due che un certo formicolìo lungo tutto il corpo, fino alla punta delle dita, lo abbiamo provato. Era l’energia che fluiva. Lula però inarcava le lombari mentre portava in alto le braccia (sollevando il cielo o trasportando la luna) e alla fine le faceva male la schiena…

Dopo però, mentre pattinavamo all’auditorium con la mia amica che vive a Cambridge, suo marito e i suoi figli, mi sembrava particolarmente in forma e incurante della pioggia battente.

Abbiamo fatto l’albero, e appeso una stella rossa con fili d’oro alla porta. 


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