CICATRICI E PASSAGGI

Ho sollevato il cerotto con delicatezza – tra due giorni può toglierselo e fare una doccia, mi avevano detto lunedì. Pronta al peggio. Uno sbrego alla Frankstein. Come una grossa cerniera che divide in due la parte superiore dell’addome, dall’ombelico fino a sotto lo sterno. E invece, considerando che ho tolto i punti solo da tre giorni, ho capito che il segno dell’operazione, la cicatrice, alla fine, passato un po’ di tempo, dopo numerosi e coccolosi massaggi con creme portentose all’estratto di cipolla, non sarà altro che una sottile riga più chiara, quasi fosse la traccia del passaggio avvenuto dal chakra dell’ombelico (o plesso solare) a quello del cuore. Un passaggio cruciale, dalla dimensione del controllo a quella dell’accettazione. Ma questo è un altro discorso. Anche se, riaprendo un libro che non avevo mai terminato, Donne che corrono coi lupi di Clarissa Pinkola Estés, mi sono accorta che mi mancavano dei capitoli fondamentali, uno dei quali forse riguarda proprio questo passaggio. Capitolo 12, La definizione del territorio: i confini della collera e del perdono, p. 339-340: “…c’è un altro aspetto della padronanza, e questo riguarda quella che si può chiamare soltanto collera femminile. Questa collera va liberata. Se le donne ricordano le origini della loro collera, sentono che non smetteranno mai di digrignare i denti. Stranamente, siamo anche preoccupate di disperdere la nostra collera, perché è penoso e malsano. Reprimerla non funziona. E’ come cercare di mettere il fuoco in un sacco di juta. Né va bene scottarsi o scottare gli altri. E così siamo qui a contenere questa possente emozione, con l’impressione che ci capiti addosso non invitati. E’ un po’ come per i rifiuti tossici: sono lì, nessuno li vuole, ma esiste qualche posto per la loro eliminazione. Bisogna spingersi lontano per trovare un terreno per la sepoltura.” [Donne che corrono coi lupi : il mito della donna selvaggia / Clarissa Pinkola Estés ; traduzione di Maura Pizzorno. – 38. ed. – [Milano] : Frassinelli, c1993 (stampa 2002). – IX, 502 p. ; 22 cm. Oh, il riflesso condizionato della bibliotecaria… ] Ah, il capitolo  successivo, ma se non sbaglio me lo sono già letto, s’intitola Cicatrici di guerra: il Clan delle cicatrici.

 

 

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15 Responses to “CICATRICI E PASSAGGI”


  1. 1 alice121 26 gennaio 2006 alle 10:23

    non ci credo molto a una distinzione tra collera maschile e collera femminile. Ci sono i placidi e le nervose. Quelle che accumulano e poi scoppiano e quelli che si arrabbiano subito;-)

  2. 2 giorgi 26 gennaio 2006 alle 10:39

    Eh, ma questo libro è dedicato esclusivamente ad archetipi e tipologie femminili rintracciabili nei miti e nelle fiabe, interpretati in chiave psicanalitica. Lo so che questo genere di letture non ti appassionano molto…

  3. 3 utente anonimo 26 gennaio 2006 alle 14:25

    Titolo proprio, complemento del titolo, indicazione di responsabilità… AHHH! Quando torni? Quando posso incontrarti io??? Ho sparso l’indirizzo del tuo blog in due direzioni: Marina e Patrizia. Con vera commozione. C’è tanto dentro e fuori di te. E’ la tua risorsa. Sei fortissima: e sarà tutto solo un ricordo!
    Marilù

  4. 4 giorgi 26 gennaio 2006 alle 14:47

    Quando torno a fare la bibliotecaria? Diciamo che, a parte lo scherzo di cui sopra, non è che muoia dalla voglia di tornare a catalogare libri di diritto… Mi godo la convalescenza, e la preparazione al secondo round, quello chimico. Quando vuoi, io sono qui.

  5. 5 DNGDLB 27 gennaio 2006 alle 10:27

    ..non per cambiare argomento, ma alcune cicatrici hanno anche il loro bel perchè.. : P
    (per la serie “troviamo il lato positivo, soprattutto quando c’è”)
    Muxu, D. : )

  6. 6 giorgi 27 gennaio 2006 alle 11:52

    Non direi “alcune”. Piuttosto tutte. Tutte le cicatrici hanno una ragione per esisistere. Sono i segni di qualcosa che è successo al corpo. Ma dov’è il lato positivo?

  7. 7 utente anonimo 27 gennaio 2006 alle 12:21

    Non sottovalutare il mio lato assatanato.. ; P
    Slurp, D.

  8. 8 DNGDLB 27 gennaio 2006 alle 12:28

    Ops, scusa non ero logginato..

  9. 9 giorgi 27 gennaio 2006 alle 12:55

    L’avevo capito che eri tu, ma continuo a non afferrare il senso delle tue allusioni. Sai com’è, sono un po’ rallentata in questa fase.

  10. 10 Flounder 27 gennaio 2006 alle 19:32

    è molto bello quel libro. l’ho letto anch’io durante una convalescenza.
    (ma che gioco d’occhi che c’è in questo blog)

  11. 11 utente anonimo 27 gennaio 2006 alle 20:38

    ..guarda “Crash” di Cronenberg..
    Muxu, D.
    P.S. Il film è decisamente esagerato, diciamo che quello che nel film viene amato o adorato io (per mantenere una proporzione) lo apprezzo..

  12. 12 giorgi 27 gennaio 2006 alle 22:19

    Flounder: sarà il nostro punto forte? (L’occhio).
    D.: ma che hai bevuto? “Crash” l’ho visto pochi giorni fa, e non è di Cronenberg. Ti confondi con “A history of violence”, forse. Che ancora non ho visto. Quindi non posso ancora capire le tue allusioni…

  13. 13 DNGDLB 30 gennaio 2006 alle 08:35

    Giorgi, innanzitutto “crash” di Cronenberg è un film di 10 anni fa circa e parla del gusto sessuale che danno le cicatrici, le mutilazioni, ecc. in modo piuttosto disturbato ma lecito.
    A me le cicatrici piacciono, non al punto di farle apposta, ma mi piacciono.
    Muxu, D.
    P.S. Sono io che sono perverso o sei tu che non sei maliziosa? : )

  14. 14 giorgi 30 gennaio 2006 alle 09:45

    Sorry, ma visto che c’è stato in circolazione un altro Crash non ho pensato a quello di Cronenberg, che non ho mai voluto vedere. Per carità, ognuno è libero di farsi piacere quello che vuole… però mi sa che un po’ perverso lo sei. Mai fidarsi delle apparenze…

  15. 15 DNGDLB 30 gennaio 2006 alle 11:25

    Eh!Eh!Eh! ..lo prendo come un complimento..
    Morbuxu, D. : P


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