Archive for the 'Disastri' Category

Autunno, e la terra trema ancora

Autunno pieno, le giornate si accorciano, il tempo è passato veloce, aggrovigliato da pensieri di ordine pratico che hanno levato spazio alle divagazioni più creative.

Ieri la terra ha tremato ancora, qui a Roma l’abbiamo sentita in tanti, e la paura è tornata tra chi il 24 agosto ha perso tanto, troppo. La casa, persone care.

Non mi era mai successo di sentire così bene un terremoto, anche se ero in un piano basso. Forse perché altre volte era notte, e la percezione della scossa era più attutita dal buio e dal sonno. Durante la prima scossa ero a danza, e non ci siamo accorte di niente. Poi a casa Sten mi ha raccontato di quanto l’avesse sentita forte, e pure Lula, mentre era in biblioteca all’università. Mentre mi asciugavo i capelli ecco arrivare una sensazione di malessere, una specie di mal di mare, e invece sapevo benissimo cosa fosse. Di nuovo! Lunga, angosciante. Angosciante per me, figuriamoci per chi si trovava lì. Per chi ha rivissuto il dramma di agosto.

Forse proprio grazie a quel dramma ieri il terremoto non ha provocato morti. Ma i crolli, le lesioni, la distruzione che cancella interi paesi fanno malissimo al cuore e immagino che mettono a dura prova la capacità di reazione delle persone.

Eppure con il rischio sismico in Italia dovremmo imparare a convivere, una volta per tutte.

Mio padre lo diceva sempre.

 

Che mondo è?

Questo mondo è sempre più brutto e spaventoso, e mi addolora constatare che è finito il tempo in cui sentivamo di vivere un’epoca decisamente migliore delle precedenti, almeno in Europa.

Mentre si allunga la lista dei Paesi dove non è più possibile andare, anche le nostre città possono ogni giorno diventare teatro di stragi: può essere fatale andare a un concerto, passeggiare sul lungomare a guardare i fuochi d’artificio, andare allo stadio, mangiare al ristorante. Per non parlare di aeroporti, stazioni, autobus.

Sarò preoccupata quando Lula tra poco attraverserà l’Europa con i suoi amici ed è inevitabile confrontare con quanta leggerezza invece viaggiavamo alla sua età, senza cellulari, senza soldi, senza paura.

Non sappiamo quanto durerà questo stato d’insicurezza, anche perché il rischio che possano moltiplicarsi gli elementi che generano intolleranza e violenza è altissimo.

Cosa succederebbe se Trump vincesse le elezioni presidenziali negli Stati Uniti?

A cosa porterà la feroce repressione del presidente turco Erdogan dopo il tentativo di golpe farlocco?

E penso alle migliaia di persone che scappano da luoghi molto più disgraziati dei nostri e devono vivere l’inferno del viaggio clandestino e, se sopravvivono,  vengono respinti, criminalizzati o non accolti in modo dignitoso.

Ma che mondo è questo?

Ormai non si tratta più di volerlo cambiare ma di ritrovarvi almeno un minimo di sensatezza. 
 

 

 

Mentre fuori piove

Mi piace, come sempre, questa dimensione sospesa, di riposo e raccoglimento post-operatorio, una specie di vacanza domestica. Mentre l’innesto si assesta, il corpo riceve cure amorevoli e la mente ha la libertà di astrarsi dalle contingenze quotidiane. Riallaccio i fili narrativi lasciati appesi, o li recido con un colpo netto.

Dal mio minuscolo mondo osservo con sgomento quello che fuori si sgretola sotto la pioggia e annega nel fango, i disperati che si accaniscono sui più disperati, il dolore che si accumula sul dolore, le ferite che insistono sulle solite, vecchie ferite.

Ricomincia a piovere, per me è un fastidio che lascio fuori casa, per altri è un incubo senza fine.

Dissesto

Un anno fa era una giornata bellissima, con il mare calmo, e il dolore fresco.

Oggi piove, una pioggia di lacrime che non riesco più a piangere come vorrei.

In queste ore di disastri idrogeologici non ho fatto altro che pensare a lui, a quello che avrebbe detto, a quanto si sarebbe arrabbiato per l’incuria verso il territorio di questo nostro paese così a rischio, così bello, e così maltrattato.

Quando ero ancora una studentessa universitaria di storia dell’arte e mi preoccupavo del mio futuro professionale papà mi diceva sempre che l’Italia potrebbe essere un paese meraviglioso, pieno di lavoro e di ricchezza, se solo ci si occupasse come si deve del nostro patrimonio artistico e del nostro ambiente naturale.

Arte e natura.

Pompei si sbriciola, le cinque terre smottano, un ponte inutile e mai realizzato (e che per fortuna mai si realizzerà) si è divorato milioni di euro che sarebbero dovuti andare alla manutenzione dei fiumi, dei torrenti, dei siti archeologici, delle reti fognarie, donne e bambine muoiono a Genova travolte dall’acqua, i condoni assecondano lo scempio edilizio, i palazzi fatti di sabbia uccidono gli studenti dell’Aquila.

Bisognerà ripartire da lì, non appena riusciremo a liberarci di chi ci ha portato fin qui. Non si può che ripartire dalla cura del pezzo di pianeta che abitiamo e delle cose belle fatte da chi lo ha abitato prima di noi. Senza il rispetto per il passato, il presente e il futuro non possono che impantanarsi nel fango. Se siamo costretti a fronteggiare continue distruzioni, come sarà possibile occuparsi di nuove creazioni, di lasciare segni e non sfregi a chi verrà dopo di noi?

Mi mancano le sue parole sagge, quelle nostre chiacchierate piene di sdegno e di pena per la nostra povera patria.


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