Archive for the 'natura' Category

Il luogo dell’anima

Sto prendendo congedo da un luogo dell’anima, da una casa che ho vissuto d’estate (e non solo) per quarantadue anni, e che ora abbiamo venduto. Di quel luogo, del colle maremmano con la torre e le fondamenta di un tempio etrusco ho scritto tante volte qui, nel corso degli anni. In un certo senso, indirettamente, è grazie a quella casa, a quel luogo, alle persone che ne facevano parte come me da tanti anni, se ho aperto un blog: l’estate del 2004 ho scoperto questo mondo grazie ad Alessandra, che raccontava la sua vita di expat dall’Olanda. Lei non ha più la casa da qualche anno, e anche il blog ha smesso di scriverlo e lo ha pure cancellato.

Domenica scorso mentre facevo il bagno lo guardavo, quel luogo: scogli, torre, spiaggetta, la macchia mediterranea sul versante bello, quello verso la baia con il profilo del castello del borgo e l’isola all’orizzonte. Piangevo, piangevo, immersa nell’acqua che contiene anche mio padre.

Quel luogo, ne sono certa, resterà sempre il mio luogo del cuore, e so che lo sarà anche per Lula, che lo conosce da quando è nata ed è lì che vuole stare almeno per un pezzo di ogni sua vacanza.

Non smetteremo mai di tornarci, e quel luogo non smetterà mai di accoglierci.

Il viaggio

I sogni ce l’hanno tutti: ciò che ci differenzia è l’intensità per raggiungerli o il destino che li raggiunge per noi

F. Pessoa, “Il libro dell’inquietudine”

 

10559654_10204373687773006_4714874214170781563_nErano anni che non facevamo un viaggio così, io e Sten, da soli, sempre in movimento, tappe brevi per vedere luoghi, girare per le strade, arrampicarci sui castelli o le colline di Lisbona e Porto, chiese, chiostri, miradouri (gli spettacolari belvedere di Lisbona), salire e scendere dal tram 28, percorrere i labirinti oscuri che conducono sul fondo di un pozzo iniziatico, e uscirne fuori attraversando grotte e conquistando torrioni. Il cielo così azzurro e le case così bianche, la distesa dell’Oceano e di una spiaggia immensa. Le paste alla crema, e il bacalhau in tutte le salse, tanto tanto pesce, il Porto a Porto, dove purtroppo Sten si è infortunato una spalla, rovinandosi un po’ questo bellissimo viaggio. I ponti, i fiumi, il portoghese, il fado viado in un minuscolo locale dell’Alfama, saudade, e allegria.

Proprio un bel viaggio. Di quelli che restano nel cuore e di cui si continuano a ricordare gli odori, i sapori. La luce.

 

Fine estate

Oggi sono ufficialmente terminate le mie vacanze, che soprattutto negli ultimi dieci giorni sono state vacanze vacanze. Stacco completo, ero in un posto dove non c’era campo per il cellulare, ergo nemmeno per Internet, tranne quando eravamo in spiaggia. 560501_10201753824278056_748988753_nNiente televisione, in mezzo alle montagne a qualche chilometro da Maratea, tra pecore, capre e mucche, dei bravissimi musicisti tra gli ospiti, il pastore novantenne che portava il formaggio e veniva a socializzare ogni sera, il silenzio del tramonto rotto dai campanacci delle mandrie, i preparativi per la cena che oscillava tra i venti e i trenta coperti, il mare del giorno dimenticato quando si tornava su, a casa.

Ci voleva. Immersione nella natura e nei sensi, l’anima ripulita dai grumi di sofferenza dei mesi passati. Le radici per un nuovo inizio.

La pioggia di settembre

Siamo sbarcati in Italia con la pioggia, dopo sedici giorni di Corsica che, come sempre, non delude.

Prima il cuore, Corte e le due valli della Restonica e del Tavignano, bagni nei fiumi, camminate a tratti durissime e la soddisfazione di sentire ammettere Lula che “ne valeva la pena”, salvo scoprire che il lago Melu era troppo freddo per bagnarcisi più di trenta secondi.

Poi il sud che ormai, al quarto viaggio, conosco bene, stavolta niente campeggio ma uno chalet nella macchia, dove la sera si avvicinava un cinghiale, più simile al facocero Pumba che a uno di quei bestioni maremmani con le zanne, alla ricerca di un po’ di cibo.

Il mare pulito, i blocchi di granito di punta Capineru al tramonto , sabbia rosata o bianca, torri, sentieri, le falesie di Bonifacio , le mucche di cala Rondinara e l’inconfondibile profilo leonino della roccia che sovrasta Roccapina.

Le bevute di mirto e birra Pietra nel campeggio dei nostri amici, troppo tranquillo per un gruppo di adolescenti inquiete.

L’unico dispiacere è di non aver potuto condividere questa bellezza fino in fondo con tutte le persone che avrebbero dovuto essere lì con noi, e che invece sono dovute andare via molto prima del previsto.

Altri pensieri, uno in particolare sapete quale sia, si affacciavano di tanto in tanto, ma la vacanza è stata talmente vacanza in senso letterale, che riuscivo ad allontanarli, spostandoli più in là, un poco più in là, dove ora mi aspettano. 

Dissesto

Un anno fa era una giornata bellissima, con il mare calmo, e il dolore fresco.

Oggi piove, una pioggia di lacrime che non riesco più a piangere come vorrei.

In queste ore di disastri idrogeologici non ho fatto altro che pensare a lui, a quello che avrebbe detto, a quanto si sarebbe arrabbiato per l’incuria verso il territorio di questo nostro paese così a rischio, così bello, e così maltrattato.

Quando ero ancora una studentessa universitaria di storia dell’arte e mi preoccupavo del mio futuro professionale papà mi diceva sempre che l’Italia potrebbe essere un paese meraviglioso, pieno di lavoro e di ricchezza, se solo ci si occupasse come si deve del nostro patrimonio artistico e del nostro ambiente naturale.

Arte e natura.

Pompei si sbriciola, le cinque terre smottano, un ponte inutile e mai realizzato (e che per fortuna mai si realizzerà) si è divorato milioni di euro che sarebbero dovuti andare alla manutenzione dei fiumi, dei torrenti, dei siti archeologici, delle reti fognarie, donne e bambine muoiono a Genova travolte dall’acqua, i condoni assecondano lo scempio edilizio, i palazzi fatti di sabbia uccidono gli studenti dell’Aquila.

Bisognerà ripartire da lì, non appena riusciremo a liberarci di chi ci ha portato fin qui. Non si può che ripartire dalla cura del pezzo di pianeta che abitiamo e delle cose belle fatte da chi lo ha abitato prima di noi. Senza il rispetto per il passato, il presente e il futuro non possono che impantanarsi nel fango. Se siamo costretti a fronteggiare continue distruzioni, come sarà possibile occuparsi di nuove creazioni, di lasciare segni e non sfregi a chi verrà dopo di noi?

Mi mancano le sue parole sagge, quelle nostre chiacchierate piene di sdegno e di pena per la nostra povera patria.


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