Posts Tagged 'libera informazione'

Prima pausa

Il caldo appiccicoso è arrivato. A piazza Navona, poi, la temperatura era ancora più alta, un po' perché c'era tanta gente raccolta per la manifestazione contro la legge-bavaglio e un po' perché nella mia piazza preferita non tira mai un alito di vento. Non so se servirà a qualcosa, ma come al solito in queste occasioni ci si sente bene, tra simili, e almeno per un po' ci si illude di vivere in un paese che non ha completamente svaccato, degno del luogo che ci accoglie.

Domani inizia una vacanzetta settimanale sul colle maremmano, e forse domenica riusciremo pure a fare un pranzetto con qualche bloggheressa che ha raccolto il mio invito. L'incontro mancato di febbraio m'è rimasto qui, e dobbiamo assolutamente recuperare. 

Sono contenta che la prossima settimana io e Lula saremo sole, core a core, al mare. Io ho bisogno di staccare un po', ricaricarmi per affrontare un altro pezzo di luglio impegnativo, e ci farà bene ritagliarci uno spazio e un tempo tutto nostro, lontano dai piccoli conflitti quotidiani e dalle grandi preoccupazioni familiari.
 

Imbavagliati

10giugno2010

E così ce l'hanno fatta. L'indecente legge bavaglio che limita pesantemente l'uso delle intercettazioni e ne impedisce la pubblicazione è passata con un ennesimo voto di fiducia al Senato. Ora passa alla Camera, senza alcuna possibilità di essere modificata.
Le cricche malavitose esultano e ringraziano il governo amico.
C'è ancora qualcuno che ancora non vede che si stanno abbattendo pezzo dopo pezzo le fondamenta della democrazia e del diritto?
La possibilità di perseguire reati sarà limitata, la libertà di informare e di essere informati stritolata. Addirittura anche un blog, come questo, può incorrere in pesanti sanzioni.
Credo che sarà un dovere civile disubbidire a questa vergogna, tutte le volte che sarà possibile farlo.
Non smettere di raccontare, non smettere di ricercare la verità.
E soprattutto, non smettere di contrastare il caimano, prima che sia troppo tardi.
 

No al bavaglio

Pubblico integralmente l'appello contro la legge sulle intercettazioni telefoniche ("legge bavaglio") che è possibile firmare qui

APPELLO AI SENATORI DELLA REPUBBLICA

“La libertà è partecipazione informata”

Al Senato la maggioranza cerca di imporre la legge sulle intercettazioni telefoniche che scardinerebbe aspetti essenziali del sistema costituzionale.
Sono a rischio la libertà di manifestazione del pensiero ed il diritto dei cittadini ad essere informati.
Non tutti i reati possono essere indagati attraverso le intercettazioni e viene sostanzialmente impedita la pubblicazione delle intercettazioni svolte
Una pesante censura cadrebbe sull’informazione. Anche su quella amatoriale e dei blog (Art.28).
Se quella legge fosse stata in vigore, non avremmo avuto alcuna notizia dei buoni affari immobiliari del Ministro Scajola e di quelli bancari di Consorte.
Se la legge verrà approvata, la magistratura non potrà più intervenire efficacemente su illegalità e scandali come quelli svelati nella sanità e nella finanza, non potrà seguire reati gravissimi.
Si dice di voler tutelare la Privacy: un obiettivo legittimo, che tuttavia può essere raggiunto senza violare principi e diritti.
Si vuole, in realtà, imporre un pericoloso regime di opacità e segreto.
Le libertà costituzionali non sono disponibili per nessuna maggioranza.

Stefano Rodotà 
Fiorello Cortiana 
Juan Carlos De Martin 
Arturo Di Corinto 
Carlo Formenti
Guido Scorza 
Alessandro Gilioli 
Enzo Di Frenna 

Piazza bella piazza

piazzadelpopolo

 La piazza dalle tante bandiere diverse, dalle voci molteplici e consonanti, dalle passioni forti e dalle intelligenze lucide. La piazza con le radici democratiche ben piantate nella terra, e le aspirazioni ideali puntate verso il futuro.
La piazza che vuole un Paese migliore, dove non si rida e si speculi sui terremoti, non si muoia sul lavoro, non si facciano leggi per salvare uno mentre il resto cola a picco. Un Paese dove il presidente del consiglio non faccia pressione sull'autorità di controllo per bloccare programmi televisivi sgraditi, e non cambi le regole per salvare chi le ha violate. Un Paese dove il direttore della prima rete pubblica nazionale non possa permettersi di occultare la realtà e raccontare solo quello che fa comodo al capo – presidente del consiglio e proprietario delle principali televisioni private. Un paese dove non si torni al nucleare e si cominci finalmente a investire sulle energie rinnovabili. Un Paese che non faccia a pezzi la scuola pubblica, l'università e la ricerca. Un Paese dove i cittadini eleggano i propri rappresentanti, per fare leggi d'interesse generale, che tutti devono rispettare e i magistrati applicare, dopo averle interpretate. Un Paese dove chi è inquisito non può essere eletto. Un Paese dove chi evade le tasse non viene premiato con lo scudo fiscale. Un Paese dove la protezione civile si occupa di emergenze e non di procurare appalti aggirando procedure trasparenti.  Un Paese il cui ministro della difesa non fa il buttafuori per conto del capo durante una conferenza stampa. Un Paese in cui i giornalisti raccontano la realtà, fanno domande al potere, e il potere risponde.
 La piazza, fatta di persone, giovani e meno giovani, lavoratori o licenziati, precari o pensionati, vuole un Paese accogliente con gli stranieri, solidale e di cui non doversi più vergognare.
Piazza bella piazza. Del Paese che vorrei.

I FARABUTTI LIBERALI

manifestazione 3 ottobre

 Quando il gusto per il benessere materiale si sviluppa più rapidamente della civilità e dell’abitudine alla libertà, arriva un momento in cui gli uomini si lasciano trascinare e quasi perdono la testa alla vista dei beni che stanno per conquistare. Preoccupati solo di fare fortuna, non riescono a cogliere lo stretto legame che unisce il benessere di ciascuno alla prosperità di tutti. In casi del genere, non sarà neanche necessario strappare loro i diritti di cui godono: saranno loro stessi a privarsene volentieri… Se un individuo abile e ambizioso riesce a impadronirssi del potere in un simile momento critico, troverà la strada aperta a qualsivoglia sopruso. Basterà che si preoccupi per un po’ di curare gli interessi materiali e nessuno lo chiamerà a rispondere del resto.

Se cerco di immaginare il dispotismo moderno vedo una folla smisurata di esseri simili e eguali che volteggiano su se stessi per procurarsi piccoli e meschini piaceri di cui si pasce la loro anima. […]
Al di sopra di questa folla vedo innalzarsi un immenso potere tutelare, che si occupa da solo di assicurare ai sudditi il benessere e di vegliare alle loro sorti. E’ assoluto, minuzioso, metodico, previdente e persino mite. Assomiglierebbe alla potestà paterna, se avesse per scopo, come quella, di preparare gli uomini alla virilità. Ma, al contrario, non cerca che di tenerli in un’infanzia perpetua.

Lavora volentieri alla felicità dei cittadini, ma vuole esserne l’unico agente, l’unico arbitro. Provvede alla loro sicurezza, ai loro bisogni, facilita i loro piaceri, dirige gli affari, le industrie, regola le successioni, divide le eredità: non toglierebbe forse loro anche la fatica di vivere e di pensare?

La sopravvivenza della forma liberale è connessa più con l’educazione alla libertà e con le garanzie per l’autonomia dell’individuo che con la difesa della mera eguaglianza. E’ facile essere eguali nella servitù, piu’ difficile, ma necessario, essere liberi nell’eguaglianza.

Può tuttavia accadere che un gusto eccessivo per i beni materiali porti gli uomini a mettersi nelle mani del primo padrone che si presenti loro. In effetti, nella vita di ogni popolo democratico, vi è un passaggio assai pericoloso. Quando il gusto per il benessere materiale si sviluppa più rapidamente della civiltà e dell’abitudine alla libertà, arriva un momento in cui gli uomini si lasciano trascinare e quasi perdono la testa alla vista dei beni che stanno per conquistare.

Preoccupati solo di fare fortuna, non riescono a cogliere lo stretto legame che unisce il benessere di ciascuno alla prosperità di tutti. In casi del genere, non sarà neanche necessario strappare loro i diritti di cui godono: saranno loro stessi a privarsene volentieri. Se un individuo abile e ambizioso riuscisse a impadronirsi del potere in un simile momento critico, troverà la strada aperta a qualsivoglia sopruso. Basterà che si preoccupi per un po’ di curare gli interessi materiali e nessuno lo chiamerà a rispondere del resto. Che garantisca l’ordine anzitutto! Una nazione che chieda al suo governo il solo mantenimento dell’ordine è già schiava in fondo al cuore, schiava del suo benessere e da un momento all’altro puo’ presentarsi l’uomo destinato ad asservirla. Quando la gran massa dei cittadini vuole occuparsi solo dei propri affari privati i più piccoli partiti possono impadronirsi del potere.

Non è raro allora vedere sulla vasta scena del mondo delle moltitudini rappresentate da pochi uomini che parlano in nome di una folla assente o disattenta, che agiscono in mezzo all’universale immobilità disponendo a capriccio di ogni cosa: cambiando leggi e tiranneggiando a loro piacimento sui costumi; tanto che non si puo’ fare a meno di rimanere stupefatti nel vedere in che mani indegne e deboli possa cadere un grande popolo.

[dal brano letto oggi, a piazza del Popolo, da Neri Marcorè, tratto da "La democrazia in America" di Alexis de Tocqueville 1840]

LIBERA INFORMAZIONE

 

E per chi non l’avesse ancora letto: "Cosa vuol dire libertà di stampa" di Roberto Saviano.


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