Archive for the 'mare' Category

Dalla parte giusta

Un padre e una figlia morti abbracciati attraversando il Rio Grande, tentando di raggiungere gli Stati Uniti. Aylan, il bambino siriano annegato e trovato morto sulla riva di una spiaggia turca, qualche anno fa. Le tante persone morte a largo delle nostre coste, annegate, o uccise dalle condizioni disperate che accettano di affrontare pur di arrivare alla fine di un viaggio iniziato chissà quando, per sfuggire a una vita ancora peggiore, o all’inferno dei lager libici. Magari attraversare un fiume, un braccio di mare, un valico di montagna rappresentano la salvezza, il futuro, la speranza di un’esistenza nuova. Il diritto di sfuggire alla guerra, alla fame, alle persecuzioni, alla povertà è un diritto che deve sempre essere tutelato. Sempre.
Per fortuna c’è qualcuno che ancora pattuglia il mare, le famigerate, pericolosissime ONG, come la Sea Watch e Mediterranea, che salvano naufraghi e cercano di portarli in un luogo sicuro, come impone il diritto internazionale. Che testimoniano cosa succede nel Mediterraneo, ora che sostanzialmente le operazioni di salvataggio gestite dagli Stati sono state chiuse.
Però c’è un governo, quello italiano, che si rifiuta di accogliere poche decine di persone stremate, emana decreti punitivi nei confronti di chi salva vite umane, sbraita contro le regole europee sui migranti ma non si presenta nelle sedi deputate a modificare queste regole.
Minacce e insulti da un ministro degli interni alla comandante di una nave che infrange la legge per rispetto dell’umanità che ha salvato. Io sto dalla parte dell’umanità, tutti dovremo esserlo.

Ri-Costituzione

Cosa sta diventando questo Paese? Rispondere a questa domanda è doloroso, perché mostra una realtà ottusa e crudele, che inevitabilmente ricorda tempi passati o luoghi che immaginavamo lontani e perduti.

Non ora, non qui.

L’assenza di umanità rivendicata con cinismo, l’umanità derisa e oltraggiata.

Lo spregio per il diritto quando il diritto non è semplicemente regola astratta, ma obbligo concreto e universale di protezione, di sostegno e di cura.

L’attacco alla scienza, al valore dello studio e della cultura, perché da sempre intelletto e giudizio si scontrano con gli assiomi del potere, quando il potere si crede arbitrario, illimitato e si nutre dell’ignoranza più cattiva.

Per l’ennesima volta mi è capitato di rileggere, tutta d’un fiato, la Costituzione della Repubblica italiana. La nostra bella Costituzione. E quello che colpisce, ogni volta, è la chiarezza e la semplicità del linguaggio perché chiunque possa comprenderne i principi e le disposizioni che oggi i ministri della Repubblica italiana calpestano:

Art. 2

La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo, sia come singolo sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità, e richiede l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale.

Art. 10

L’ordinamento giuridico italiano si conforma alle norme del diritto internazionale generalmente riconosciute.

La condizione giuridica dello straniero è regolata dalla legge in conformità delle norme e dei trattati internazionali.

Lo straniero, al quale sia impedito nel suo paese l’effettivo esercizio delle libertà democratiche garantite dalla Costituzione italiana, ha diritto d’asilo nel territorio della Repubblica secondo le condizioni stabilite dalla legge.

Non è ammessa l’estradizione dello straniero per reati politici.

Dobbiamo difendere questi principi, e ribellarci al potere che li calpesta. Per ri-Costituzionalizzare un Paese che respingendo se ne va alla deriva.

Non mi rassegno

Della mia vita questo blog non racconta quasi più niente. Della mia vita, di questo triste Paese che respinge migranti, cancella la memoria, premia chi soffia sul fuoco dell’odio, inneggia a chi alza muri, chiude porti, stravolge il sentire comune, promette di tornare al passato più oscuro, illude con promesse apparentemente irresistibili. Menzogne.

Ma quando c’è chi diffonde messaggi quotidiani che stanno cambiando insieme ai connotati culturali e politici dell’Italia, la sua stessa anima, a forza di strappi, provocazioni, violazioni delle più elementari norme di convivenza civile, non possiamo restare in silenzio, bisogna usare le nostre parole, rispondere e rispondere, e ricostruire, indicare un’altra strada, riaccendere la speranza in chi scuote la testa e si sente impotente.

Ci vorranno tempo, passione, e anni di resistenza.

Ma io, a Salvini, non mi rassegno.

Vacante

Due settimane in una bella isola baleare, Minorca, con Lula, Sten, amiche, figli di amica. Stacco completo, totale, quasi imbarazzante, dalla vita quotidiana. Lunghe camminate per raggiungere le spiagge più belle attraverso il Camí de Cavalls, il percorso di sentieri costieri aperti anticamente in funzione difensiva. Contrasto tra le piccole cale incastonate tra i pini del sud, affollatissime, e le spiagge ambra circondate da rocce e terra rossa della costa nord, più aspra e fascinosa.

Tante mucche, i sandali avarcas di tutti i colori, il color ocra del centro di Ciutadella, i fari, le tapas, i tramonti spettacolari, il locale figo nelle grotte a strapiombo sul mare, i mercati del pesce, il nudismo.

Tutto già lontano, a pochi giorni dal rientro in città e al lavoro.

A Genova

Tre giorni pieni e intensi a Genova, il mio regalo di compleanno a Sten. È stata una bella sorpresa, anche se non avevo dubbi sul fatto che una città di mare e di cultura non avrebbe potuto deludermi.

Abbiamo camminato tanto, visitato i palazzi di Strada Nuova, le chiese, una bella mostra di Andy Wahrol a Palazzo Ducale, l’Acquario, il borgo marinaro di Boccadasse (con la “finestra a un passo dal cielo blu” che ha ispirato Gino Paoli e dove Camilleri immagina che abiti Livia, la fidanzata del commissario Montalbano), baciati dal sole e scaldati da un clima primaverile, a tratti estivo.

A Genova non abbiamo sentito il terremoto che continua a ferire il centro Italia, ma dal numero di messaggi arrivati al risveglio, domenica, abbiamo capito che doveva essere stato ancora più spaventoso del precedente. E la notte scorsa, qui a Roma, mi sono svegliata con la certezza che fosse arrivata una scossa. Sono rimasta a letto, al buio, rannicchiata accanto a Sten che invece dormiva. Sapevo che la terra stava tremando, e da qualche parte in modo ben più spaventoso. La terra trema, e continuerà a tremare. Qui siamo al sicuro, ma inizio a comprendere meglio il senso di destabilizzazione esistenziale di chi vive in zone sismiche.

 

Il luogo dell’anima

Sto prendendo congedo da un luogo dell’anima, da una casa che ho vissuto d’estate (e non solo) per quarantadue anni, e che ora abbiamo venduto. Di quel luogo, del colle maremmano con la torre e le fondamenta di un tempio etrusco ho scritto tante volte qui, nel corso degli anni. In un certo senso, indirettamente, è grazie a quella casa, a quel luogo, alle persone che ne facevano parte come me da tanti anni, se ho aperto un blog: l’estate del 2004 ho scoperto questo mondo grazie ad Alessandra, che raccontava la sua vita di expat dall’Olanda. Lei non ha più la casa da qualche anno, e anche il blog ha smesso di scriverlo e lo ha pure cancellato.

Domenica scorso mentre facevo il bagno lo guardavo, quel luogo: scogli, torre, spiaggetta, la macchia mediterranea sul versante bello, quello verso la baia con il profilo del castello del borgo e l’isola all’orizzonte. Piangevo, piangevo, immersa nell’acqua che contiene anche mio padre.

Quel luogo, ne sono certa, resterà sempre il mio luogo del cuore, e so che lo sarà anche per Lula, che lo conosce da quando è nata ed è lì che vuole stare almeno per un pezzo di ogni sua vacanza.

Non smetteremo mai di tornarci, e quel luogo non smetterà mai di accoglierci.

Fine estate

Vacanze finite, domani si ricomincia.

Credevo di aver concluso in bellezza, con una inaspettata giornata in gommone all’isola del Giglio, l’isola che disegna l’orizzonte, l’isola ferita dal naufragio della Concordia. Andare in gommone al Giglio per me ha sempre significato andarci con papà, come l’ultima volta, un giorno di luglio della sua ultima estate.

Quando mi sono accorta che la capitana Antonella invece di restare nei paraggi ha puntato verso l’isola ho gioito come una bambina. Con gli spruzzi di acqua salata ci avrebbe accompagnato anche Capitan Sandro, che certamente continua ad abitare quel mare.

E poi il giorno dopo c’è stata un’altra giornata piena di allegria, di bel mare, di sole ancora caldo, persone care.

Ma tornando a casa, al tramonto, ho ricevuto una brutta notizia. Brutta, bruttissima. Tutto è cambiato: stato d’animo, pensieri, preoccupazioni.

Un’altra funambola deve percorrere il filo fragile che la sostiene, sempre più alto. Un tempo avrei detto “un’altra amica ha una battaglia durissima da combattere”. Siamo toste, mi sono limitata a dirle ieri, siamo torelle fortissime. Hai sorriso. Ci capiamo, anche se fai fatica a dire quello che vorresti. Anche se sei confusa. Anche se siamo diverse, il male è diverso. Eppure siamo così simili, ci siamo sempre capite al volo.

Ora ti toglieranno quella roba che ti sta confondendo. E passo dopo passo, andrai avanti. Io ci sono, amichetta.

Ho inseguito un tramonto meraviglioso, con tutte le isole visibili all’orizzonte, la bellezza di cui nutrirmi, da trattenere e da trasmettere.


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