Archive for the 'memoria' Category

24 anni fa, nascita dell’amore

Anche quella sera pioveva. Alla mia telefonata di auguri era seguito un invito a cena, come controproposta più ardita alla mia di andare insieme al cinema.

Sten non era più il fidanzato di una cara amica, che nel frattempo aveva incontrato un altro amore, e pure io ero diventata single da oltre un anno.

Mi aspettava fuori, perché il palazzo non aveva citofono, e appena ci salutammo con un abbraccio avvertii la prima scossa.

Aveva preparato un ottimo riso al barolo, e dopo cena andammo a vedere le diapositive del suo viaggio in Madagascar (eh, le diapositive! Altro che collezione di farfalle).

Poi mi chiese se poteva corteggiarmi.

E mi baciò.

Dopo quella notte ero pazza di lui.

 

 

 

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Ho bisogno di poesia

“[…]Ho bisogno di sentimenti,

di parole, di parole scelte sapientemente,

di fiori detti pensieri,

di rose dette presenze,

di sogni che abitino gli alberi,

di canzoni che facciano danzare le statue,

di stelle che mormorino all’ orecchio degli amanti.

ho bisogno di poesia,

questa magia che brucia la pesantezza delle parole,

che risveglia le emozioni e dà colori nuovi. […]

Alda Merini (da La volpe e il sipario)

Ho nostalgia di questo luogo, della consuetudine svanita a raccontare di me e assecondare il bisogno profondo di specchiarmi nelle parole e da qui ripercorre poi i fili intrecciati nella trama dell’esistenza.

Un modo allora inconsueto di trovare conforto e nutrimento per l’anima, esibire e nascondere con il giusto equilibrio, provare la sensazione nuova di essere compresa e conosciuta da estranei, lettrici e lettori che grazie a questa magia, sì, la magia che ci permette di raccontare al mondo intero quello che vogliamo, leggeranno tra poco queste parole.

Come ora, che la gatta è accoccolata su di me, il muso poggiato sull’avambraccio sinistro, mentre scrivo. E scrivendo avverto la vibrazione delle fusa, mentre le dita sfiorano i tasti con un tocco leggero per comporre queste frasi.

Un pomeriggio tranquillo, dopo il pranzo domenicale di famiglia, il cambio di stagione, se è vero che la stagione è cambiata dopo una lunga estate che pareva non finire mai.

Tra pochi giorni un viaggio a Budapest per festeggiare un compleanno importante di Sten, anche lui una cifra tonda, com’è stata la mia a maggio, come sarà quella di Lula a dicembre.

Anche per lei un viaggio, anche lei, la mia Lula ormai grande e diversa da come la raccontavo qui, Lula bambina.

 

 

L’anniversario

L’undici giugno di dodici anni fa è stata una giornata magnifica, come sa bene chi all’epoca già leggeva questo blog, e non si è perso il post che ho scritto all’indomani.

Il giorno del mio matrimonio con Sten, arrivato dopo dodici anni di amore, dieci di convivenza, e con una figlia di otto.

Un matrimonio che prosegue, più saldo che mai, anche se ne abbiamo passate tante, più o meno comuni a tutte le coppie di lungo corso.

Anche nei momenti peggiori siamo stati in grado di superare gli ostacoli e andare avanti, abbiamo faticato per riprendere la strada comune, quando sarebbe stato più facile, e forse piacevole, in quel momento, allontanarci l’uno dall’altra. Ci siamo ogni volta scelti di nuovo. Mai per inerzia, né per paura dell’ignoto. Ci siamo scelti perché ci amiamo, e amiamo ciò che abbiamo costruito insieme, con passione, gioia, e mettiamoci pure una buona dose di dolore.

Un anniversario di matrimonio, soprattutto in una storia come la nostra, è soprattutto il ricordo di un giorno speciale e felice. Un giorno speciale dentro una vita speciale.

Tanti auguri a noi due, amore mio.

Il luogo dell’anima

Sto prendendo congedo da un luogo dell’anima, da una casa che ho vissuto d’estate (e non solo) per quarantadue anni, e che ora abbiamo venduto. Di quel luogo, del colle maremmano con la torre e le fondamenta di un tempio etrusco ho scritto tante volte qui, nel corso degli anni. In un certo senso, indirettamente, è grazie a quella casa, a quel luogo, alle persone che ne facevano parte come me da tanti anni, se ho aperto un blog: l’estate del 2004 ho scoperto questo mondo grazie ad Alessandra, che raccontava la sua vita di expat dall’Olanda. Lei non ha più la casa da qualche anno, e anche il blog ha smesso di scriverlo e lo ha pure cancellato.

Domenica scorso mentre facevo il bagno lo guardavo, quel luogo: scogli, torre, spiaggetta, la macchia mediterranea sul versante bello, quello verso la baia con il profilo del castello del borgo e l’isola all’orizzonte. Piangevo, piangevo, immersa nell’acqua che contiene anche mio padre.

Quel luogo, ne sono certa, resterà sempre il mio luogo del cuore, e so che lo sarà anche per Lula, che lo conosce da quando è nata ed è lì che vuole stare almeno per un pezzo di ogni sua vacanza.

Non smetteremo mai di tornarci, e quel luogo non smetterà mai di accoglierci.

L’ultimo giorno di scuola

Domani sarà l’ultimo giorno di scuola di Lula. Ultimo ultimo, visto che deve fare l’esame di maturità, e anche il liceo sarà finito.

A chi segue questo blog fin dall’inizio, quando la ragazza era una bambina di seconda elementare, farà una certa impressione. Figuratevi a me: oggi, mentre la vedevo cantare i carmi di Catullo nel coro organizzato dalla prof. di latino, ricordavo l’emozione dei saggi di fine anno quando era alla scuola materna, e poi alle elementari, alle medie, agli spettacoli del laboratorio teatrale del liceo, che poi era stato anche il mio. Adesso questo ciclo si è concluso, Lula è una persona adulta che fa le sue scelte per costruirsi il futuro e vivere la vita che vorrà, in piena autonomia anche se non le mancheranno suggerimenti e supporto da parte mia e di Sten.

Non è un’epoca facile, e confesso di essere preoccupata per lei, e per tutti noi.

Ma credo sia venuta su piuttosto bene, solida, determinata. Sono sicura che se la caverà, e qualcosa di più.

Te lo auguro Lula, figlietta mia.

Pieni, vuoti, fotografie

Prima settimana di convalescenza conclusa, tra poco andrò a togliere i pochi punti sparsi qua e là a suturare i prelievi di adipe innestati, e va tutto bene. Sono soddisfatta, sento che quel vuoto, a tratti percepito come una voragine, si è colmato. E non si tratta solo di carne, corpo, materia, aspetto. L’ho scritto e riscritto, detto e ridetto. Si tratta di me, tutta intera, non esattamente com’ero, perché le cicatrici restano, quelle visibili e quelle invisibili, e la mia ciccia non sono le mie ghiandole. Ma ora mi guardo e sorrido, perché mi riconosco.

Sto facendo quelle cose che si fanno quando si sta a casa, senza nessuno intorno, tranne la presenza muta o miagolante della gatta: con la scusa di fare un poco d’ordine riemergono frammenti di passato, sotto forma di diari, fotografie, cassette musicali, ritagli di giornale, e tanto altro.

Le fotografie – così raro di questi tempi vederle stampate e poterle maneggiare – alcune conservate alla rinfusa in una scatola, io bambina, diciottenne con i capelli lunghi, ex fidanzati o fidanzati mancati, amiche solide, amicizie fugaci, mare, scogli, tette al vento, pugni chiusi il 25 aprile 1994 a Milano sotto la pioggia, con papà in barca, un meraviglioso autoscatto (si chiamava così) di noi quattro nel 1967: io nata da poco, una buffa smorfia e lo sguardo dritto in macchina, in braccio a mamma, bella e sorridente, Cris biondissima accanto a me, appoggiata alla gamba di papà, seduto accanto a mamma, il letto a castello blu. Una bella famiglietta felice.

Giusto domani saranno cinque anni che te ne sei andato. E questo è un vuoto incolmabile.

Di compleanni, studioli, luoghi cari

  Ho scavallato piacevolmente il mio quarantottesimo compleanno, anticipando un po’ il ponte del Primo maggio per fare una puntata a Urbino, che Sten non aveva mai visitato e per cogliere l’occasione culturalmente ghiotta di rivedere ricomposto lo studiolo del duca Federico da Montefeltro anche con i ritratti degli Uomini illustri. Ogni tanto è bello andare a ripescare nella memoria quel bagaglio di conoscenze che gli studi universitari di storia dell’arte mi hanno lasciato, la bellissima inutilità del sapere a cosa alludono gli oggetti rappresentati nelle tarsìe lignee o che la Flagellazione di Piero della Francesca forse nasconde un riferimento a un tradimento contemporaneo, alla guerra contro i Turchi, o a qualcos’altro su cui gli studiosi ancora discettano. Bello anche ricordare i corsi di musica antica che frequentavo da ragazzina proprio lì, a Urbino, d’estate. Che luogo magnifico, che aria buona si respira!

Il giorno dopo abbiamo attraversato gli Appennini, e siamo andati nella vecchia cara Maremma, nella speranza, delusa, di poter fare il primo bagno della stagione. L’aria di mare e il calore del sole non sono mancati, nonostante il vento, le nuvole di passaggio, e qualche goccia di pioggia. Ho festeggiato insieme a persone care, con cibo genuino e un buon bicchiere di Morellino. E anche di questo sono felice.

In questo periodo continuo a canticchiare dentro di me il canto carnascialesco di Lorenzo de’ Medici:

“Quant’è bella giovinezza

che si fugge tuttavia!

Chi vuol esser lieto sia

di doman non c’è certezza.”

 

 

 


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