Archive for the 'memoria' Category

L’anniversario

L’undici giugno di dodici anni fa è stata una giornata magnifica, come sa bene chi all’epoca già leggeva questo blog, e non si è perso il post che ho scritto all’indomani.

Il giorno del mio matrimonio con Sten, arrivato dopo dodici anni di amore, dieci di convivenza, e con una figlia di otto.

Un matrimonio che prosegue, più saldo che mai, anche se ne abbiamo passate tante, più o meno comuni a tutte le coppie di lungo corso.

Anche nei momenti peggiori siamo stati in grado di superare gli ostacoli e andare avanti, abbiamo faticato per riprendere la strada comune, quando sarebbe stato più facile, e forse piacevole, in quel momento, allontanarci l’uno dall’altra. Ci siamo ogni volta scelti di nuovo. Mai per inerzia, né per paura dell’ignoto. Ci siamo scelti perché ci amiamo, e amiamo ciò che abbiamo costruito insieme, con passione, gioia, e mettiamoci pure una buona dose di dolore.

Un anniversario di matrimonio, soprattutto in una storia come la nostra, è soprattutto il ricordo di un giorno speciale e felice. Un giorno speciale dentro una vita speciale.

Tanti auguri a noi due, amore mio.

Il luogo dell’anima

Sto prendendo congedo da un luogo dell’anima, da una casa che ho vissuto d’estate (e non solo) per quarantadue anni, e che ora abbiamo venduto. Di quel luogo, del colle maremmano con la torre e le fondamenta di un tempio etrusco ho scritto tante volte qui, nel corso degli anni. In un certo senso, indirettamente, è grazie a quella casa, a quel luogo, alle persone che ne facevano parte come me da tanti anni, se ho aperto un blog: l’estate del 2004 ho scoperto questo mondo grazie ad Alessandra, che raccontava la sua vita di expat dall’Olanda. Lei non ha più la casa da qualche anno, e anche il blog ha smesso di scriverlo e lo ha pure cancellato.

Domenica scorso mentre facevo il bagno lo guardavo, quel luogo: scogli, torre, spiaggetta, la macchia mediterranea sul versante bello, quello verso la baia con il profilo del castello del borgo e l’isola all’orizzonte. Piangevo, piangevo, immersa nell’acqua che contiene anche mio padre.

Quel luogo, ne sono certa, resterà sempre il mio luogo del cuore, e so che lo sarà anche per Lula, che lo conosce da quando è nata ed è lì che vuole stare almeno per un pezzo di ogni sua vacanza.

Non smetteremo mai di tornarci, e quel luogo non smetterà mai di accoglierci.

L’ultimo giorno di scuola

Domani sarà l’ultimo giorno di scuola di Lula. Ultimo ultimo, visto che deve fare l’esame di maturità, e anche il liceo sarà finito.

A chi segue questo blog fin dall’inizio, quando la ragazza era una bambina di seconda elementare, farà una certa impressione. Figuratevi a me: oggi, mentre la vedevo cantare i carmi di Catullo nel coro organizzato dalla prof. di latino, ricordavo l’emozione dei saggi di fine anno quando era alla scuola materna, e poi alle elementari, alle medie, agli spettacoli del laboratorio teatrale del liceo, che poi era stato anche il mio. Adesso questo ciclo si è concluso, Lula è una persona adulta che fa le sue scelte per costruirsi il futuro e vivere la vita che vorrà, in piena autonomia anche se non le mancheranno suggerimenti e supporto da parte mia e di Sten.

Non è un’epoca facile, e confesso di essere preoccupata per lei, e per tutti noi.

Ma credo sia venuta su piuttosto bene, solida, determinata. Sono sicura che se la caverà, e qualcosa di più.

Te lo auguro Lula, figlietta mia.

Pieni, vuoti, fotografie

Prima settimana di convalescenza conclusa, tra poco andrò a togliere i pochi punti sparsi qua e là a suturare i prelievi di adipe innestati, e va tutto bene. Sono soddisfatta, sento che quel vuoto, a tratti percepito come una voragine, si è colmato. E non si tratta solo di carne, corpo, materia, aspetto. L’ho scritto e riscritto, detto e ridetto. Si tratta di me, tutta intera, non esattamente com’ero, perché le cicatrici restano, quelle visibili e quelle invisibili, e la mia ciccia non sono le mie ghiandole. Ma ora mi guardo e sorrido, perché mi riconosco.

Sto facendo quelle cose che si fanno quando si sta a casa, senza nessuno intorno, tranne la presenza muta o miagolante della gatta: con la scusa di fare un poco d’ordine riemergono frammenti di passato, sotto forma di diari, fotografie, cassette musicali, ritagli di giornale, e tanto altro.

Le fotografie – così raro di questi tempi vederle stampate e poterle maneggiare – alcune conservate alla rinfusa in una scatola, io bambina, diciottenne con i capelli lunghi, ex fidanzati o fidanzati mancati, amiche solide, amicizie fugaci, mare, scogli, tette al vento, pugni chiusi il 25 aprile 1994 a Milano sotto la pioggia, con papà in barca, un meraviglioso autoscatto (si chiamava così) di noi quattro nel 1967: io nata da poco, una buffa smorfia e lo sguardo dritto in macchina, in braccio a mamma, bella e sorridente, Cris biondissima accanto a me, appoggiata alla gamba di papà, seduto accanto a mamma, il letto a castello blu. Una bella famiglietta felice.

Giusto domani saranno cinque anni che te ne sei andato. E questo è un vuoto incolmabile.

Di compleanni, studioli, luoghi cari

  Ho scavallato piacevolmente il mio quarantottesimo compleanno, anticipando un po’ il ponte del Primo maggio per fare una puntata a Urbino, che Sten non aveva mai visitato e per cogliere l’occasione culturalmente ghiotta di rivedere ricomposto lo studiolo del duca Federico da Montefeltro anche con i ritratti degli Uomini illustri. Ogni tanto è bello andare a ripescare nella memoria quel bagaglio di conoscenze che gli studi universitari di storia dell’arte mi hanno lasciato, la bellissima inutilità del sapere a cosa alludono gli oggetti rappresentati nelle tarsìe lignee o che la Flagellazione di Piero della Francesca forse nasconde un riferimento a un tradimento contemporaneo, alla guerra contro i Turchi, o a qualcos’altro su cui gli studiosi ancora discettano. Bello anche ricordare i corsi di musica antica che frequentavo da ragazzina proprio lì, a Urbino, d’estate. Che luogo magnifico, che aria buona si respira!

Il giorno dopo abbiamo attraversato gli Appennini, e siamo andati nella vecchia cara Maremma, nella speranza, delusa, di poter fare il primo bagno della stagione. L’aria di mare e il calore del sole non sono mancati, nonostante il vento, le nuvole di passaggio, e qualche goccia di pioggia. Ho festeggiato insieme a persone care, con cibo genuino e un buon bicchiere di Morellino. E anche di questo sono felice.

In questo periodo continuo a canticchiare dentro di me il canto carnascialesco di Lorenzo de’ Medici:

“Quant’è bella giovinezza

che si fugge tuttavia!

Chi vuol esser lieto sia

di doman non c’è certezza.”

 

 

 

La stanza tutta per me

Scrivo poco, qui. Anche se provo un irresistibile desiderio di ricominciare a raccontarmi giorno per giorno, come facevo un tempo, come ho fatto per molti anni, quando il blog era insieme una palestra dove praticare esercizi quotidiani di scrittura e una finestra che apriva il mio mondo agli altri. La mia vita e i miei pensieri sulle cose avevano attraversato il recinto che li confinava nel privato – un recinto di questi tempi sempre più limitato e valicabile – per offrirsi allo sguardo e al confronto pubblico. Mi rendo conto di quanto volessi essere e fossi trasparente, soprattutto quando mi rileggo a distanza di un tempo che un poco mi sgomenta, quasi dieci anni, e ritrovo frammenti di una me che si è costruita, rotta, ricostruita, insieme alle parole che sceglievo di usare per dire: ecco, mi è successo questo e quest’altro, nella mia esistenza, in quella della mia famiglia, o del mio Paese, e pure del mondo intero. Qui dentro ci sono quasi dieci anni della mia vita, nel bene e nel male, con molte omissioni, certo, soprattutto di recente.  Ieri pensavo che forse dovrei disattivare per un po’ l’account di Facebook. C’è troppa confusione, troppe distrazioni, troppe tentazioni. Però no, non posso, non voglio. Dovrei solo imparare a disciplinarmi, a chiudere quella porta e aprirla solo di tanto in tanto. E restare più tempo qui, a casa mia, questo blog è la mia “stanza tutta per me”, a raccontare e a raccontarmi in silenzio e solitudine, perché in silenzio e in solitudine si pensa e si scrive. Ci si prepara al dialogo con chi, da qualche parte, inciampa in queste parole, o le cerca. Le trova.

 

Il nostro ventennale

L’inizio di una storia d’amore è il momento che più di ogni altro deve essere ricordato, soprattutto se questa storia è riuscita ad attraversare un ventennio senza sgretolarsi.

Ieri io e Sten ci siamo festeggiati, perché un rapporto amoroso di coppia è una cosa fragile e preziosa, mai scontata, anche quando sembra impossibile perderla, abbandonarla o che qualcuno ce la porti via.

Una cenetta con riso al barolo e invece della collezione di farfalle una carrellata di diapositive del Madagascar, dov’era finita anche una di me che uscivo dal mare di Creta, quando eravamo ancora i fidanzati di altre persone.

Quella sera è iniziata la nostra storia, che ha ingranato con la lentezza di un diesel per poi prendere la giusta velocità, guadagnando a ogni chilometro potenza e stabilità. E non è per niente facile.

Forse la cosa migliore che abbiamo fatto insieme è stato generare Lula, e subito dopo essere stati in grado di superare prove durissime che molto spesso rappresentano terremoti da cui si esce devastati e separati. Ferite che provocano altre ferite in un loop distruttivo da cui non tutti riescono a liberarsi, al contrario, rafforzati come individui e come coppia. Noi sì.

Sono sicura che se sono riuscita a guarire due volte dal cancro è stato anche, e molto, grazie alla salda presenza di Sten e sono sicura che siamo sempre riusciti a uscire dalle crisi più difficili della nostra storia, perché sappiamo come fare a ritrovare la rotta per non perderci. Sappiamo ritrovare una fonte a cui attingere quando le riserve si stanno esaurendo. Perché le riserve dell’amore non sono illimitate, inesauribili. Ci vuole un po’ d’impegno per non assetare il cuore.

E allora sì, il nostro primo ventennale si è concluso ieri, ed è stato giusto festeggiarlo e augurarci di poterne festeggiare un altro, e un altro ancora.


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