Archive for the 'famiglia' Category

2 maggio 2020

Il compleanno nella pandemia.

Il brindisi con Lula e Sten allo scoccare della mezzanotte, un pranzetto al sole in giardino, tante telefonate, tanti messaggi, foto d’infanzia postate insieme agli auguri su facebook, un altro brindisi a distanza, con una quindicina di amici sparsi in giro per il mondo, o dietro casa, un’ottima cena a domicilio, le candeline riciclate da soffiare sulla crostata di crema e fragole fatta da mia madre, che non mi ha potuta abbracciare e baciare, come non mi abbraccia e bacia da quasi due mesi. Per l’occasione, nel pomeriggio, quando sono andata a prendere il dolce, ci siamo messe nel suo giardino a chiacchierare un po’, a distanza, ma senza mascherina. Eravamo ancora in fase 1, e no, non ho osato pranzare con lei.

Il compleanno nella chiusura da pandemia è trascorso così, un po’ strano, ma in un periodo così difficile non potevo chiedere di più. Per questo mi sento fortunata. Un altro anno della mia vita è cominciato.

 

Ritorno

La notte scorsa ho sognato mio padre.

Tornava a casa, come da un viaggio, o da una lunga assenza. Ad accoglierlo eravamo io e Sten, che nel sogno vivevamo lì, nella casa dove in realtà ora mia madre vive sola. Mentre aspettava che liberassimo la loro stanza dalle nostre cose – mia madre dov’era? – ci siamo messi a parlare in quello che un tempo era il suo studio, poi diventato la stanza di mia sorella, poi di nuovo il suo studio, e infine, ora, una delle stanze della casa dove mamma vive e lo evoca ogni momento. Era pallido, quasi evanescente, ma era lui, in una fase anche abbastanza giovanile. Mi ha fatto sentire protetta e rassicurata.

“Papà, sei tornato?”

“Sono qui.”

11 giugno, privato e politico

Questa data, l’11 giugno, è da 14 anni il ricordo di un giorno felice, uno dei più felici della mia vita, quello del  matrimonio con Sten, dopo una lunghissima convivenza e la creazione di una famiglietta di fatto, con Lula che aveva già otto anni.

Però di questi tempi non dimentico un altro 11 giugno, triste, tristissimo, del 1984, che ha segnato la fine prematura non solo di un uomo, ma di una stagione politica. Un lutto politico, appunto, quello rappresentato dalla morte di Enrico Berlinguer, avvenuta dopo essersi sentito male durante un comizio elettorale a Padova. Avevo diciassette anni, ero iscritta alla FGCI, l’organizzazione giovanile del Partito Comunista Italiano, e “il segretario”, o semplicemente Enrico, rappresentava per tutti noi la ragione e la passione della militanza politica, il coraggio della coerenza e l’intelligenza del cambiamento. Senza di lui siamo rimasti orfani, perché nessuno seppe più trovare una strada originale, alternativa, al comunismo, inteso da Berlinguer come trasformazione della società secondo giustizia. 

 

Viva Erasmus

Aspetto con ansia il ritorno di Lula per la settimana di vacanza natalizia dal semestre Erasmus che si concluderà alla fine di gennaio. Un altro compleanno festeggiato lontana, ma non per un breve viaggio, come l’anno scorso: questa volta stava vivendo il primo passaggio verso una nuova fase della vita, verso l’autonomia, l’indipendenza.

Mi manca, mi manca tanto. Eppure mi dispiace che non abbia potuto prolungare gli studi anche al secondo semestre, come avrebbe voluto, per quello che ritengo una ottusa valutazione di equivalenze tra esami da parte di alcuni professori della sua università romana. Come se quell’esperienza straordinaria che è la mobilità universitaria degli studenti europei non dovesse sempre essere incoraggiata, a costo di deviare un poco dal percorso ordinario del piano di studi.

Ma va bene, sarà stata comunque, alla fine, un’esperienza formativa e umana preziosa, che probabilmente ripeterà, da qualche altra parte d’Europa, o del mondo.

La seguo a distanza, rido e mi commuovo allo stesso tempo quando manda o pubblica foto e video di quello che combinano nella cucina comune della residenza universitaria con il gruppo ormai affiatato e solidale, che definisce “famiglia”, animato gastronomicamente, che ve lo dico a fare, proprio da Lula e dagli altri italiani.

Anche io piano piano sto cambiando, cerco di abituarmi al nuovo ruolo, ad aiutarla solo quando me lo chiede, ad essere più discreta, e non è proprio il mio forte.

L’altro giorno, dopo l’attentato a Strasburgo, Lula mi ha detto: mamma, avevamo deciso di andarci, prima di tornare in Italia. Ho tremato, ho pensato ad Antonio Megalizzi, che ieri non ce l’ha fatta a sopravvivere al colpo che gli ha sparato in testa il suo coetaneo attentatore.

Ma Lula è una ragazza europea, come Antonio. E la Francia in questo momento è casa sua, lo sarà anche quando tornerà in Italia, immagino. Nessuno fermerà queste ragazze e questi ragazzi, che realizzano vivendo quello che qualcuno si ostina a vedere solo come un insieme di regole da infrangere, di burocrati cattivi, di vincoli incomprensibili.

L’Europa è anche altro, è anche questo partire, vivere, mescolare esperienze, gusti, lingue. Potrà essere sicuramente migliore, un giorno, grazie a loro.

 

 

A casa senza Lula

IMG_0022Ecco iniziata una nuova fase della vita, soprattutto per Lula, che ha spiccato il suo primo volo per abbandonare il nido, ma anche per noi, che fino a gennaio – ma non escludo che possa diventare un periodo più lungo – vivremo lontani da lei.

Il viaggio “di accompagnamento” e poi di distacco è stato bellissimo, la Francia non delude mai, per bellezza, qualità della vita, cura degli spazi, gestione dei servizi e della cultura, anche se fa male il confronto con la sciatteria e, in molti casi, il degrado di casa nostra.

Lula è entusiasta della sua nuova vita, della città che ha scelto, della minuscola stanzetta nella residenza universitaria, del gruppo di nuovi amici provenienti da tutta Europa con cui da poco più di una settimana ha iniziato a condividere questa esperienza che non sarà solo studio, ma libertà, relazioni, crescita, emancipazione dalla famiglia.

E noi? Noi siamo orgogliosi di lei, e la commozione al momento dei saluti ha lasciato subito spazio alla felicità di saperla felice e consapevole di avere iniziato a realizzare i propri sogni.

 

Agosto

Eccomi qua, l’estate già avanzata, ma per me le vacanze sono iniziate da poco. Un po’ di mare nel luogo del cuore, poi viaggio per la Francia con destinazione la città atlantica dove Lula andrà a studiare per un semestre Erasmus.

Già, la piccola Lula, protagonista dei migliori anni di questo blog, è ormai una brillante studentessa in giurisprudenza, molto determinata nel costruire il proprio futuro, proiettata fuori da questo Paese alla deriva. Come me osserva sgomenta la schiuma d’odio che monta, l’imbecillità che strilla ergendosi a nuova, e solo per ciò migliore, classe dirigente. L’ignoranza che impartisce ogni giorno lezioni di tuttologia, l’intolleranza che non si nasconde più, ma si diffonde e propaga come un virus.

“Quasi quasi non torno,” mi ha detto sospirando all’ennesima sparata.

Mi mancherà, certo. Anche se credo farà bene al nostro rapporto un bel periodo di distacco, farà bene a me, che devo imparare ad essere meno “interventista”, a lasciarla andare e lasciarle fare tutto ciò che a vent’anni si può e si deve fare, e a lei, certo, per imparare a cavarsela da sola e a conoscere il mondo, libera.

Tra una settimana avremmo attraversato il ponte Morandi, per raggiungere la prima tappa del viaggio, Nizza. Come i quattro ragazzi di Torre del Greco, che invece il ponte lo hanno attraversato proprio mentre crollava. Quella notte ho faticato ad addormentarmi.

Anche questa tragedia, con la corsa a scaricare o a indicare responsabilità, è l’ennesima occasione per sfoggiare competenze che non si hanno, opinioni che si sono formate sui social in pochi minuti, trasformando immunologi in ingegneri, esperti in diritto della navigazione in amministrativisti, rifiutando per partito preso l’idea che ci si possa informare prima di dire la propria. Che possa essere necessario un po’ di silenzio e, soprattutto, di rispetto.

Poco fa osservavo incredula e disgustata gli applausi al governo e la corsa a fare selfie con il vicepresidente del Consiglio e ministro degli Interni durante i funerali di Stato, mentre il Presidente della Repubblica abbracciava in lacrime i parenti delle vittime che hanno accettato le esequie pubbliche.

Che pena!

Primavera degli affetti e degli addii

E poi arriva la Primavera, con quelle giornate romane pazze di sole e caldo, voglia di mare e sguardo perso all’orizzonte.

Arriva, pochi giorni dopo aver camminato sulla neve della montagna che si erge sulla città natale di Sten, una Pasqua insolita, amorevole, dolorosa e felice allo stesso tempo.

La bellezza tardiva degli affetti che ricompongono le separazioni, con parole affaticate, e carezze, e sguardi, che provano a colmare le distanze della vita.

 

 

 

 

 


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