Posts Tagged 'scrittura'

Questo è il mio karma

 

Questo luogo mi manca. Il tentativo di aprire un altro blog, che fosse diverso da questo e che potesse rappresentare un nuovo inizio è stato del tutto fallimentare.

Anche lì scrivevo saltuariamente, e niente di così diverso da giustificare la decisione di smettere definitivamente di aggiornare Il mio karma. Piuttosto, l’imperativo categorico di non affrontare certi temi mi ha bloccata. Non ho raccontato niente della morte della mia amica Silvia e di quanto mi stia mancando. Non ho raccontato che ho avuto di nuovo paura per me, e invece la paura è passata, non avevo niente, solo l’eccesso di zelo di chi mi ha esaminato al posto di Esse, il radiologo che mi controlla da quasi diciassette anni, anzi, da diciannove, se contiamo pure le ecografie di Lula.

Non ho raccontato il sollievo di essere stata bonariamente cacciata dal reparto di oncologia, da Zeta e dagli altri oncologi che mi conoscono.

Mi sentivo un po’ meno me. Troppo controllata. Costretta a tenermi dentro quello che sono abituata a buttar fuori.

Questo è il mio karma. Ho fatto un piccolo viaggio altrove, che mi è servito a rafforzare la consapevolezza di essere una creatura abitudinaria, radicata nello spazio che abita, innamorata dei ritorni, agitata dalle partenze.

Sono tornata.

 

Blogger de mamma sua

Lula ha aperto un blog. O meglio, lo ha aperto ma ancora lo tiene chiuso, in modalità privata, per prendere confidenza col mezzo e forse per capire se le serve per fare palestra di scrittura.

Non mi ha voluto dire nemmeno che titolo ha scelto, ma ovviamente sono tra le persone che l’ha più incoraggiata a compiere il passo, visto che tra le varie cose che si affacciano nella sua giovane mente quando pensa al futuro c’è anche il giornalismo. E sono convinta che scrivere un blog è un mezzo straordinario – economico, facile, libero – per fare una sorta di autopraticantato e abituarsi a osservare le cose del mondo e, in caso, le proprie, con l’intenzione di raccontarle usando la parola scritta.

Con il tempo ho smesso di scrivere Il mio karma con questa attitudine mentale, e per questo mi sento sempre meno una blogger e più una persona che si ostina da quasi dieci anni a tenere aperto un blog, dove scrivere di tanto in tanto, senza provare più quella necessità quotidiana di trasformare un episodio di vita in un post.

Ma all’inizio invece bisogna sentire il blog come una nostra estensione, una risorsa inesauribile e un magazzino che conserverà i nostri sguardi sul mondo, descritti con parole che giorno dopo giorno saranno più precise ed espressive, con uno stile inconfondibile. Scrivere diventerà così una piacevole necessità.

Auguri Lula, e lunga vita ai blog!

 

 

 

Wide Magia

Ero agitata, sì, agitatissima. Poi c’era lo sciopero dei mezzi, la mattina avevo litigato tanto con Lula, le amiche blogger Mia e Zia Cris erano arrivate a Roma, sono uscita prima dal lavoro perché tanto non combinavo niente, mi rigiravo tra le mani i fogli con le cose che avrei detto, le citazioni dai post, immaginando, come poi è accaduto, che avrei sicuramente sforato i dieci minuti. Poi mi sono calmata, ho pensato che scema, Anna mi direbbe “dai Giorgetta, di cosa ti preoccupi? Devi solo usare le tue parole.”

Sono uscita, lungo la strada ho dato un passaggio a Romina e insieme siamo andate al Palaexpo dove, prima ancora di conoscerci personalmente, Anna mi aveva invitata a vedere il Festival della fotografia che aveva organizzato.

Con Romina in macchina abbiamo chiacchierato, e la tensione si è alleggerita ancora. Però, che emozione vedere la locandina fuori, e poi entrare nella sala già piena, abbracciare Obi, le sue sorelle, abbracciare Cris e Mia, e poi Rosie, conoscere e parlare con la editrice del libro e con l’amico di Obi moderatore, cercare di capire quali post avrebbe letto l’attrice Carlotta, quali gli altri, adocchiare da lontano Mr. Clint, l’oncologo di Anna, individuare Nina e Lilla in prima fila – belle e luminose – e la loro nonna.

Ho ascoltato e percepito Anna in ogni intervento, e soprattutto, nelle sue parole, quattro anni di blog, 390 pagine di libro – finalmente lo avevo tra le mani! – lette, citate, interpretate e respirate da tutti noi. Che bello! Davvero, bello e struggente, con le testimonianze audio o video di chi aveva accolto l’invito di Angelo (Obi) a partecipare in questo modo alla presentazione.

Alla fine, durante l’intervento del “compagno luminoso” di Anna, è stato difficile trattenere la commozione. Anzi, impossibile.

Eppure abbiamo anche sorriso e riso tanto, quando lo spirito ironico di Anna saltava fuori tra una lettura e un’altra, a rendere lievi le parole più impegnative e dolorose.

Pensavo di pubblicare qui tutto quello che sono riuscita a dire e a leggere, ma ci ho ripensato. Basta questo:

“C’è un post di Anna, che io amo in modo particolare, perché ha a che fare con il potere delle parole e del pensiero, e di come questi possono aiutarci a stare meglio, o a compiere vere e proprie magie:

9 marzo 2011

Magia

Finché qualcosa non accade, semplicemente non sta accadendo.
Finché non farò la biopsia che mi spaventa tanto (e non so ancora quando la farò) non la starò facendo.
Finché l’ago non mi trapasserà le cicce (chissà perché mi immagino che potrebbe sgonfiarmisi il corpo tipo palloncino, ogni scusa è buona per sperare di perdere peso senza sforzo, sic) nessun ago mi starà trapassando le cicce.
Inutile pensarci prima.
Inutile immaginarsela prima.
Superfluo chiedermi cosa succederà dopo. Perché succederà indovinate quando?
DOPO!
E prima è adesso e adesso ho da fare.
Ditemi voi se questa non è magia vera!”

 

Il caso, la necessità, l’immaginazione

Sto pensando a come raccontare una storia che abbia a che fare con le coincidenze, gli eventi casuali, o apparentemente tali, che trasformano l’esistenza, ne cambiano il corso, e letti a ritroso disegnano una mappa necessaria, il nostro destino.

E però, lì mi arrovello, mi perdo nel loop filosofico del considerare il caso, l’accidentale verificarsi di una circostanza, un incontro, una perdita, un ritrovamento, davvero casuale o invece determinato, inevitabile, scritto nel nostro destino. La fortuna o la sfortuna, sono così svincolate dalle nostre scelte, dai nostri desideri?

Le scelte sono atti volontari, alimentati da ragione, istinto, sentimento, che al meno in parte determinano la nostra esistenza. Ma quanto incidono sull’onda anomala del caso/destino (sono forse la stessa cosa, ma letta in modo diverso?) che di volta in volta offre opportunità, oppure frappone ostacoli al nostro cammino, e al nostro vivere?

Immaginare una storia che abbia a che fare con tutto questo, per capire meglio anche la mia, di storia.

 

Gipi e Zerocalcare: narrare a fumetti

Ieri sono andata all’Auditorium per sentire la chiacchierata tra due fumettisti italiani, Gipi e Zerocalcare, invitati alla festa del libro “Libri come”. In realtà conoscevo solo quello più giovane, Zerocalcare, di cui ho letto molte delle storie pubblicate sul suo blog, l’ultimo dei suoi libri, una storia di famiglia biografica e surreale a fumetti, bellissimo come il titolo (Dimentica il mio nome), e lo strepitoso reportage su Kobane pubblicato su Internazionale

La prima sua storia che mi è capitato di leggere è una roba esilarante sui “vecchi che usano il pc”. Chi di noi non ha dovuto affrontare i problemi informatici di un parente, diciamo così, poco esperto, esemplificabili nell’evergreen “non mi trovo più google?”

Insomma, dopo averlo scoperto Zerocalcare si può solo amare.

Non avevo comprato il biglietto, i posti erano ovviamente esauriti e quando sono arrivata ero l’ultima di una lunghissima fila di persone senza biglietto che speravano di poter entrare comunque. E invece ho avuto una botta di culo, si è avvicinata una tizia e ha chiesto se ci fosse qualcuno da solo perché lei aveva un biglietto in più. Ero io. Quella da sola ero io. Sten stava in treno di ritorno da una puntata ai suoi lidi natii, Lula, a cui Zerocalcare piace tanto, era da qualche parte con una sua amica. Io invece c’ero, e mi sono beccata un posto fantastico in quarta fila.

Niente moderatore, molte domande dal pubblico, Gipi fresco di matrimonio, disinvolto e spassoso, Zerocalcare timidissimo, ma sempre pronto con battute fulminanti.

Gipi ha spiegato il successo di Zerocalcare nella sua capacità di essere un narratore/fumettista contemporaneo.  Sembra un’ovvietà esserlo, invece no, non lo è affatto. Bisogna essere capaci di esprimere se stessi nel mondo e interpretare ciò che il mondo ha da dirci.

E poi, quello che a me piace moltissimo di Zerocalcare, e chi mi legge qui capisce perché, è il dato di partenza biografico, del vissuto che si fa universale. Sia che si parli dei problemi piccoli e quotidiani, che di quelli personalissimi come un lutto da elaborare, o collettivi come quelli legati alla resistenza curda all’Is in Siria. Questo vale anche per Gipi, come ho scoperto ieri, e prometto che inizierò a leggere presto i suoi libri (in particolare La mia vita disegnata male e Una storia).

 

 

 

Buoni propositi

Convalescenza finita, domani torno al lavoro, purtroppo. Eh sì, purtroppo, perché come sempre mi è accaduto durante le mie varie convalescenze io a casa sto bene, non mi annoio, posso dedicarmi alla mia seconda attività, che un giorno deve diventare la prima. Deve, non il mio sogno è che lo diventi. Non è che abbia fatto grandi passi avanti, concretamente, ho scritto quasi esclusivamente cose da chiudere nel cassetto, o da riutilizzare un giorno, chissà. Ma c’è stato uno scatto d’orgoglio, una consapevolezza nuova di ciò che sono e che sarò, in futuro. Mi sono guardata dentro, a lungo, e ho sputato della robaccia che mi stava facendo male, anche se dipendeva solo da me continuare a trattenerla o eliminarla. Basta zavorre, basta ossessioni, il passato è passato, il presente è ora, da vivere, e il futuro da immaginare e progettare.

Mi voglio bene, ma proprio tanto. Ho un pezzetto di corpo ricostruito, un vuoto riempito, un po’ di bellezza restituita.

E domani, al lavoro.

Una tesi sulla blogterapia

A un anno di distanza dalla morte di Anna è stato bello ed emozionante sapere che le sue parole, insieme a quelle di tutti i blog di Oltreilcancro, sono state oggetto di una tesi di laurea in scienze infermieristiche: La narrazione della malattia oncologica attraverso i blog: percezione dei bisogni di assistenza infermieristica da parte della persona assistita, di Francesca Martina.

Quando la settimana scorsa Francesca, che ho conosciuto a Torino alla presentazione di Scriverne fa bene, mi ha comunicato di essersi laureata, e che il suo lavoro aveva ricevuto un grande interesse e apprezzamento da parte della Commissione, ho pensato a quanta strada è stata fatta, in questi quattro anni di vita di Oltreilcancro. Ho pensato soprattutto ad Anna, il cui  post Mr. C. and me citato in esergo è stato letto alla fine della dissertazione, e a quell’insalata di gamberetti che abbiamo mangiato il giorno in cui ci siamo conosciute mentre mi proponeva di “fare qualcosa” tra noi blogger che raccontavamo il cancro.

Ho immaginato a come avremmo commentato, insieme, il fatto di essere diventate “materia di una tesi”. Ho immaginato la sua risata, e un lampo di soddisfazione illuminare i suoi occhi luminosi. E una frase tipo questa:

“Ehi, Giurgett’, una tesi sulla blogterapia. Te lo saresti mai immaginato?”

 

La tesi di Francesca: Tesi MARTINA Francesca

 


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