Posts Tagged 'biblioteche'

COSE ALTAMENTE CONCETTUALI

Sono reduce da una giornata intensa, con un bel corso sul Nuovo Soggettario (lo strumento finalmente rinnovato dopo oltre cinquant’anni che può essere utilizzato dai bibliotecari italiani per indicizzare semanticamente le notizie bibliografiche. Un tesauro, insomma). Una sana immersione negli aspetti più concettuali del mio lavoro, una boccata d’ossigeno lontano dalla pratica quotidiana meccanica e, sostanzialmente, noiosa. Linguaggio naturale e controllato, analisi a faccette, interoperabilità, disambiguazione dei significati, relazioni tra termini…Ovviamente mi sono sentita ancora più offesa dalla prospettiva di poter non essere più considerata una bibliotecaria.

Tornando a casa mi sono fermata a scuola di Lula, catapultandomi nel girone infernale dei colloqui con i professori, l’incubo di tutti i genitori che non hanno la possibilità di andare alle ore di ricevimento mattutine. In realtà avevo deciso di tirare dritto e tornare a casa, sapendo cosa mi aspettava. Però mi sembrava brutto non provarci nemmeno, così ho fatto quel che ho potuto, ovvero quasi niente. Un saluto veloce alla prof. di Lettere ("che ci dobbiamo dire? Va tutto benissimo"), la conoscenza con la nuova di Tecnica, e uno scambio entusiasta con la prof. di Matematica che è riuscita nell’impresa di riconciliare Lula con la materia, tanto da farle prendere gran votoni alle verifiche. Evviva.

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DI BIBLIOTECARI SOPPRESSI (O ASSORBITI)

Pare che verrà soppresso il mio profilo professionale. Con l’aria che tira poteva andare peggio, no? Basta che insieme al nome – bibliotecari – non decidano di sopprimere pure la cosa – biblioteca. 

C’E’ SEMPRE QUALCUNO CHE DA’ I NUMERI

Vorrei farvi una domanda. Poniamo che vi serva un certo libro per la vostra tesi di laurea. Magari anche più di un libro. E che la biblioteca specializzata nella materia su cui vi laureate abbia il suo bel catalogo online, come ormai dovrebbero avere tutte le biblioteche. Trovate il libro e, come certamente saprete, per quando andrete sul posto a richiedere il volume, per studiarlo o, come più spesso accade, per farne alcune fotocopie, avete bisogno di conoscerne la collocazione. In genere è un codice alfanumerico, che indica il posto esatto occupato dal libro. Senza quel codice non potete richiedere il libro. E’ come se volete andare a casa di qualcuno ma non avete l’indirizzo. Fin qui ci siamo, no? Nel catalogo online c’è un campo apposito per questa benedetta collocazione, una cosa più o meno così:


Collocazione:

   DEP. 0300 15664

La domanda è questa: se doveste andare a consultare nella biblioteca tal dei tali il libro xy che ha la collocazione di cui sopra cosa scrivereste nel modulo apposito?

La risposta non mi sembra difficile, no?

Perché oggi una lettrice aveva scritto sul modulo solo le tre lettere, e gli è stato fatto notare che non erano sufficienti per fare la richiesta. Così l’hanno speditata da me, per sapere quale fosse la collocazione giusta. "Mi hanno detto che non va bene, ma io l’ho presa da Internet". Internet non è la verità, ragazza. "Vuole dire dal catalogo online accessibile via Internet?" ho chiesto io. "Sì", fa lei, sicura, "c’era scritto solo questo: Dep." Quando dicono cazzate con quel tono sicuro li caccerei dalla biblioteca per principio. Ma non posso. Cerco di essere gentile: "no, guardi, non è possibile, c’era anche…" M’interrompe. "No, no, c’erano solo queste lettere." Respiro, evito di alzare gli occhi al cielo, insisto: "certo, c’erano solo quelle lettere, ma dopo c’erano senz’altro dei numeri. Dep. significa solo deposito, ci sono migliaia di libri collocati negli armadi del deposito. Ora le faccio vedere." E mentre digito le parole del titolo sul mio computer lei non si dà vinta, e dice la cosa che per sempre resterà negli annali delle assurdità che mi capita di sentire dalle persone che vengono in biblioteca: "sì, dopo quelle lettere c’era il numero per telefonare con Skype".

Sì, sì. Ha detto proprio così. E io non so come ho fatto a non scoppiare a riderle in faccia. Insomma, le ho dettato la collocazione corretta ancora incredula e poi però l’ho raccontato a tutti, e forse lei a un certo punto è passata mentre un collega quasi urlava: "COSA? SKYPE?"

"Sarebbe interessante chiederle chi pensava che le avrebbe risposto, a quel numero" ha osservato un altro collega dopo essere rimasto per qualche minuto a bocca aperta e avermi pregato di appuntare questo nanetto per i posteri. Chissà, magari pensava di poter avere un filo diretto con l’autore. Geniale!

 

BIBLIOTECHE

Un’oretta a raccontare come funziona una biblioteca in classe di Lula. Mi ero fatta schemi, appunti, ripetuta il discorsetto varie volte, ho portato un libro della biblioteca con le schede del vecchio catalogo cartaceo e spiegato come funziona quello online. Ma è faticosissimo! Lula sostiene che erano tutti molto interessati, "però mamma quando alzavamo la mano tu non ci dovevi far parlare subito!" Invece mi lasciavo interrompere dalle domande, perché mi sembrava un buon segno… La cosa che li ha più stupiti è il fatto che si possa leggere o studiare un libro in biblioteca, senza necessariamente portarselo a casa.

Ci fosse stato più tempo gli avrei parlato anche delle cinque leggi di Ranganathan, bibliotecario indiano e genio della biblioteconomia moderna:

 

1. I libri sono fatti per essere usati.

2. A ogni lettore il suo libro.

3. A ogni libro il suo lettore.

4. Risparmia il tempo del lettore.

5. Una biblioteca è un organismo che cresce.

COMUNICAZIONE

Che bello, ancora un corso, anzi, un percorso di aggiornamento professionale, oggi e domani, molto, molto stimolante, sulla comunicazione in/della biblioteca.

Quando il prof., parlando di web e comunicazione in rete ha fatto un accenno ai blog e quando ha insistito sull’importanza della “narrazione” per comunicare l’identità istituzionale di un  biblioteca ho avuto un sussulto. Quando ci ha invitati ad essere almeno un po’ visionari, immaginifici e progettuali, ho iniziato a riconciliarmi, almeno in termini “sentimentali” alla mia professione… Come diceva il prof. (ex bibliotecario e ora docente universitario), la nostra categoria ha nel dna una tendenza alla lamentatio, e forse, aggiungo io, alla frustrazione. Però abbiamo pure un livello di consapevolezza alto delle nostre potenzialità, e l’opportunità di ri-costruirci un’identità forte e riconoscibile all’esterno.

 


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