Posts Tagged 'cambiamenti'

Avvicinamento

I cinquanta si avvicinano.

Mi è presa male, per tante ragioni, non semplicemente perché l’idea di aver raggiunto mezzo secolo di vita costringe a fare i conti con il tempo che sfugge. Sì, certo, questo è già un motivo per abbandonarsi alla malinconia.

La ragione più grande è che non c’è più Silvia, l’amica con cui avrei sicuramente condiviso lo stesso passaggio organizzando insieme una grande festa.

Non ho voglia di festeggiare perché accadono cose talmente brutte che la felicità scappa via a gambe levate.

Avevo pure iniziato a soffrire il fatto di non avere più la casetta sul colle maremmano, ma lo scorso fine settimana abbiamo sperimentato un modo diverso e molto piacevole di vivere quella zona tanto amata, che potremo ripetere in futuro.

Avevo sognato un grande viaggio, ma per ora ci limiteremo a una romantica tre giorni a Mantova con Sten, che non conosce la Camera degli sposi di Mantegna, Palazzo Tè, e le altre meraviglie del Rinascimento della città dei Gonzaga adagiata sul Mincio.

Ho rinunciato a partecipare a un convegno sulla medicina narrativa, dopo aver accettato mesi fa, perché davvero mi fa tanta fatica dover parlare ancora “della mia esperienza” e dover rimestare in quel passato che per troppo tempo ho vissuto come presente.

A quasi cinquant’anni devo imparare a non sentirmi obbligata a fare ciò che non è un obbligo.

Ma non voglio cedere completamente alla malinconia, né dimenticare i tanti motivi che ho per essere contenta di essere arrivata fin qui, anche se non è stato facile, né scontato.

Ma ci sono, e sto per compiere cinquant’anni.

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Bush, Obama, Obama, Trump…

Dodici anni fa, avevo appena aperto il blog, veniva eletto presidente degli Stati Uniti d’America Bush junior. Anche Lula, allora una bambina di sette anni, aveva temuto la sua vittoria.

Poi ho gioito per l’elezione di Obama, nel 2008, e nonostante tutto credo che non sarà ricordato solo come il primo presidente afroamericano della storia, ma anche per molto altro (dalla riforma sanitaria, alla ripresa delle relazioni con Cuba, dalla lotta al cambiamento climatico all’accordo con l’Iran).

Ora, dopo otto anni, un imprenditore miliardario, maschilista, razzista, ignorante, che in campagna elettorale ne ha sparate talmente tante da far preoccupare gli stessi repubblicani, è riuscito a vincere le elezioni sulla base di un programma a tratti delirante che si base anche sulla cancellazione dei risultati dell’amministrazione Obama.

In questi giorni, per cercare di capire perché è successo quello che fino a pochi mesi fa il mondo intero riteneva impossibile, mi affido quasi esclusivamente alle parole del regista Michael Moore, che conosce bene il suo Paese e anche per questo, credo, aveva previsto la vittoria di Trump contro Hilary Clinton.

Oltre a dire “ve l’avevo detto”, Moore ha reagito immediatamente allo choc invitando alla resistenza e alla lotta (civile): “Resisteremo e ci opporremo. Sarà una resistenza massiccia, un milione di donne ha annunciato che marcerà nel giorno del suo insediamento. Sarà la più grande manifestazione mai organizzata.”

Moore pensa che Trump non terminerà il mandato, perché una persona così, presto infrangerà la legge e sarà costretto a dimettersi, o messo sotto accusa.

Lo spero tanto. Per gli Stati Uniti e per il mondo intero, visto che dalle scelte compiute da quel governo possono dipendere le nostre vite: stiamo ancora pagando le conseguenze della decisione scellerata di invadere l’Iraq, nel 2003.

 

Il luogo dell’anima

Sto prendendo congedo da un luogo dell’anima, da una casa che ho vissuto d’estate (e non solo) per quarantadue anni, e che ora abbiamo venduto. Di quel luogo, del colle maremmano con la torre e le fondamenta di un tempio etrusco ho scritto tante volte qui, nel corso degli anni. In un certo senso, indirettamente, è grazie a quella casa, a quel luogo, alle persone che ne facevano parte come me da tanti anni, se ho aperto un blog: l’estate del 2004 ho scoperto questo mondo grazie ad Alessandra, che raccontava la sua vita di expat dall’Olanda. Lei non ha più la casa da qualche anno, e anche il blog ha smesso di scriverlo e lo ha pure cancellato.

Domenica scorso mentre facevo il bagno lo guardavo, quel luogo: scogli, torre, spiaggetta, la macchia mediterranea sul versante bello, quello verso la baia con il profilo del castello del borgo e l’isola all’orizzonte. Piangevo, piangevo, immersa nell’acqua che contiene anche mio padre.

Quel luogo, ne sono certa, resterà sempre il mio luogo del cuore, e so che lo sarà anche per Lula, che lo conosce da quando è nata ed è lì che vuole stare almeno per un pezzo di ogni sua vacanza.

Non smetteremo mai di tornarci, e quel luogo non smetterà mai di accoglierci.

Il nuovo blog

Ho aperto un altro blog, si chiama Il tempo invecchia in fretta.

Vi aspetto

 

Non accontentarsi

Domani concluderò il percorso di ricostruzione con un terzo (e ultimo, comunque vada), lipofilling. Ho avuto qualche dubbio, perché certo potrei anche accontentarmi del buon risultato ottenuto con i due interventi già fatti. Un seno più piccolo dell’altro, evvabbè, che sarà mai. Ma quando mi sono resa conto che stavo per farmi venire qualche senso di colpa i dubbi sono svaniti.

Perché dovrei accontentarmi? La ciccia è mia, ed è meraviglioso che possono trasferirla lì dove ce n’è bisogno. Ieri, durante la visita per la conferma definitiva, il primario, che in è genere freddissimo – non parla, non ti guarda in faccia,  si rivolge solo al codazzo di medici e specializzandi – dopo avermi esaminata per bene mi ha rivolto la parola: “va meglio vero?”. Oh, sì, certo che va meglio. E andrà ancora meglio tra qualche mese, quando avrà attecchito anche questo ultimo innesto di ciccia che, udite udite, parola sua, verrà prelevata dalla pancia!

Il fatto è che le mie tette mi piacevano tanto, ma proprio tanto. E averne una parzialmente mutilata è stato un trauma che mi sono portata dietro fino a quando ho scoperto l’esistenza del lipofilling. Il primo intervento estetico fatto qualche anno dopo la quadrantectomia del 1999 aveva migliorato un po’ la situazione, adesso sento davvero che il mio corpo è riscattato.

Elogio del corpo

Sten mi ha fatto una bella foto, mentre uscivo da un mare trasparente camminando tra la schiuma bianca e agitata che fanno le onde quando s’infrangono a riva.

Ho ricevuto tanti complimenti, per quella foto, per il mio corpo che ho ricominciato ad amare come non credevo fosse possibile, a quarantotto anni, con tutti i segni delle operazioni subite, con i cedimenti dell’età e della precoce menopausa.

I complimenti fanno bene, è salutare la stima di sé, il piacere di essere guardata con una certa ammirazione, e di riuscire a guardarmi con indulgente leggerezza, da una prospettiva nuova, dopo anni e anni di strappi, ricuciture, ferite, e ricostruzioni.

A proposito di ricostruzioni, a settembre concluderò il percorso iniziato oltre un anno fa, e ora posso dire con assoluta certezza che ho fatto benissimo ad assecondare quello che solo gli sciocchi consideravano un futile capriccio.

 

 

 

 

Leggera

Dopo nove anni finalmente i miei controlli oncologici sono stati meno ravvicinati, un po’ grazie ai due lipofilling che hanno scandito questi dodici mesi di intervallo e che mi hanno fatto stare almeno dal punto di vista senologico ben monitorata.

Va tutto bene, sto bene, e oggi, anche quando ho fatto tutti gli esami importanti previsti, mi sono accorta di non avere nemmeno un po’ della solita ansia. Anche le passate di ecografo sul fegato sono state subito accompagnate dalle rassicurazioni del radiologo Esse: “tranquilla, tutto a posto, c’è il solito angiomino che in passato ci ha fatto preoccupare, una volta si vede, un’altra volta no, oggi lo vedo. Ma ormai lo conosco…” E più tardi sono scoppiata a ridere in faccia allo specializzando che mi stava per fare la mammografia quando mi ha chiesto se avevo paura. No, niente paura, anche se, dopo quindici anni di mammografie, il professore sopraggiunto a controllare il mio esame era stupito che ancora dovessi essere guidata nel posizionamento delle tette sul macchinario che le strizza e le radiografa. Però è stata una bella soddisfazione sentire che c’era un po’ di ciccia in più da strizzare e ricevere i complimenti dell’infermiera sul risultato del lipofilling. La prossima settimana vado a farmi rivedere dai chirurghi plastici, che forse mi proporranno di fare anche il terzo innesto, per recuperare la completa simmetria. Ma non lo so, magari me la prendo comoda, posso aspettare dopo l’estate. O quando mi andrà.

In questo periodo avevo talmente mollato la tensione da dimenticare di fare nei tempi giusti la puntura trimestrale per mantenere la menopausa chimica che andava avanti da otto anni, con il risultato che a fine dicembre ho avuto un imprevisto ciclo, che lì per lì mi ha gettato nello scompiglio. In parte sono stata infastidita e preoccupata di aver rischiato di vanificare l’effetto del farmaco che prendo per tenere a bada gli estrogeni, e chissà, pure di restare incinta a quarantasette anni… Però da qualche altra parte sono stata orgogliosa della resistenza dei miei ormoni, mi sono sentita una una donna come tutte le altre, ancora in età fertile.

Non credo sia stato un caso che tutto questo sia accaduto in un periodo in cui davvero sento di essere entrata in una nuova fase della mia vita, in cui mi sento alleggerita dai tanti pesi che mi hanno schiacciata in passato.

Ho voglia di vivere come mi va, di guardare più avanti e meno indietro, di occuparmi meglio del futuro di Lula, che si avvicina al momento delle scelte importanti. Mi piace darle i consigli, ascoltare quali sono i suoi sogni e provare a immaginare con lei come fare a realizzarli. Senza dimenticarmi dei miei, che continuano ad alimentare ciò che sono, e credo facciano bene anche a chi mi sta vicino.

 

 


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