Posts Tagged 'letture'

On the widepeak

Ho letto di nuovo tutto il blog di Anna, dall’inizio alla fine. Amica bella, domani ovunque sei ti fischieranno le orecchie. Le tue parole preziose sono state raccolte in un libro di carta, grande come te.

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Gipi e Zerocalcare: narrare a fumetti

Ieri sono andata all’Auditorium per sentire la chiacchierata tra due fumettisti italiani, Gipi e Zerocalcare, invitati alla festa del libro “Libri come”. In realtà conoscevo solo quello più giovane, Zerocalcare, di cui ho letto molte delle storie pubblicate sul suo blog, l’ultimo dei suoi libri, una storia di famiglia biografica e surreale a fumetti, bellissimo come il titolo (Dimentica il mio nome), e lo strepitoso reportage su Kobane pubblicato su Internazionale

La prima sua storia che mi è capitato di leggere è una roba esilarante sui “vecchi che usano il pc”. Chi di noi non ha dovuto affrontare i problemi informatici di un parente, diciamo così, poco esperto, esemplificabili nell’evergreen “non mi trovo più google?”

Insomma, dopo averlo scoperto Zerocalcare si può solo amare.

Non avevo comprato il biglietto, i posti erano ovviamente esauriti e quando sono arrivata ero l’ultima di una lunghissima fila di persone senza biglietto che speravano di poter entrare comunque. E invece ho avuto una botta di culo, si è avvicinata una tizia e ha chiesto se ci fosse qualcuno da solo perché lei aveva un biglietto in più. Ero io. Quella da sola ero io. Sten stava in treno di ritorno da una puntata ai suoi lidi natii, Lula, a cui Zerocalcare piace tanto, era da qualche parte con una sua amica. Io invece c’ero, e mi sono beccata un posto fantastico in quarta fila.

Niente moderatore, molte domande dal pubblico, Gipi fresco di matrimonio, disinvolto e spassoso, Zerocalcare timidissimo, ma sempre pronto con battute fulminanti.

Gipi ha spiegato il successo di Zerocalcare nella sua capacità di essere un narratore/fumettista contemporaneo.  Sembra un’ovvietà esserlo, invece no, non lo è affatto. Bisogna essere capaci di esprimere se stessi nel mondo e interpretare ciò che il mondo ha da dirci.

E poi, quello che a me piace moltissimo di Zerocalcare, e chi mi legge qui capisce perché, è il dato di partenza biografico, del vissuto che si fa universale. Sia che si parli dei problemi piccoli e quotidiani, che di quelli personalissimi come un lutto da elaborare, o collettivi come quelli legati alla resistenza curda all’Is in Siria. Questo vale anche per Gipi, come ho scoperto ieri, e prometto che inizierò a leggere presto i suoi libri (in particolare La mia vita disegnata male e Una storia).

 

 

 

1Q84

Come non accadeva da tempo ho trascorso gran parte del fine settimana incollata sul divano a leggere un romanzo, il terzo e ultimo libro di 1Q84 di Murakami Haruki, finché non sono arrivata alla fine, provando quella nostalgia che si prova quando finisce una bella storia, un grande romanzo e si chiude quella finestra che era stata aperta dallo scrittore su personaggi che avevamo iniziato a conoscere e ad amare, oppure a detestare, sulle vicende che ci appassionavano, la magia delle due lune, i mondi paralleli e la ricerca di recuperare il tempo forse perduto.

1Q84 è una grande, commovente storia d’amore, nutrita e trasportata verso il suo destino da molti altri temi: il tempo, il sesso, la religione, il fanatismo, i rapporti familiari, la solitudine, la fantasia come altra faccia, o riflesso deformato, della realtà, la memoria e la morte.

Un po’ invidio chi non aveva ancora letto i primi due libri (usciti in un volume lo scorso anno) perché adesso potrà riunire ciò che discutibili scelte editoriali (anche quelle originarie giapponesi) hanno diviso.

Il romanzo è uno, e va letto d’un fiato.

 

La pioggia di settembre

Siamo sbarcati in Italia con la pioggia, dopo sedici giorni di Corsica che, come sempre, non delude.

Prima il cuore, Corte e le due valli della Restonica e del Tavignano, bagni nei fiumi, camminate a tratti durissime e la soddisfazione di sentire ammettere Lula che “ne valeva la pena”, salvo scoprire che il lago Melu era troppo freddo per bagnarcisi più di trenta secondi.

Poi il sud che ormai, al quarto viaggio, conosco bene, stavolta niente campeggio ma uno chalet nella macchia, dove la sera si avvicinava un cinghiale, più simile al facocero Pumba che a uno di quei bestioni maremmani con le zanne, alla ricerca di un po’ di cibo.

Il mare pulito, i blocchi di granito di punta Capineru al tramonto , sabbia rosata o bianca, torri, sentieri, le falesie di Bonifacio , le mucche di cala Rondinara e l’inconfondibile profilo leonino della roccia che sovrasta Roccapina.

Le bevute di mirto e birra Pietra nel campeggio dei nostri amici, troppo tranquillo per un gruppo di adolescenti inquiete.

L’unico dispiacere è di non aver potuto condividere questa bellezza fino in fondo con tutte le persone che avrebbero dovuto essere lì con noi, e che invece sono dovute andare via molto prima del previsto.

Altri pensieri, uno in particolare sapete quale sia, si affacciavano di tanto in tanto, ma la vacanza è stata talmente vacanza in senso letterale, che riuscivo ad allontanarli, spostandoli più in là, un poco più in là, dove ora mi aspettano. 

Recupero, caos e ricerca

Eccomi qua, dopo la pausa necessaria a far sedimentare il post precedente e ad accogliere l’inevitabile dibattito che ha suscitato. Ci saranno ancora occasioni per riparlare di prevenzione e diagnosi precoce, senza le quali non esiste una politica sanitaria efficace contro il cancro.

Adesso mi urge raccontarvi che ho finito di leggere, sottolineare, appuntare con segni vari – pallini, punti esclamativi, linee orizzontali – annotare, commentare, il libro The wounded storyteller  di Arthur W. Frank.

Da questa lettura fondamentale ho tratto l’interpretazione autentica della mia narrazione di malattia (fatta qui e nel libro Come una funambola) e una chiave preziosa per comprendere anche le storie di altre narratrici e narratori feriti dall’esperienza del cancro.

Ho imparato a riconoscere una narrazione di recupero, o del “come prima”, fondata sull’aspettativa della guarigione completa e sulla fiducia che dal viaggio nella malattia si tornerà nello stesso mondo che si era dovuto lasciare provvisoriamente, dalla narrazione caotica, o antinarrazione, caratterizzata dall’assenza di una voce capace di raccontarsi e riflettere su di sé, priva di consequenzialità temporale, di causalità, perché il narratore caotico in realtà non narra, ma prova a dire il caos in cui vive,  in un presente doloroso e frammentato,  non ricorda il passato e non immagina il futuro. Il suo non è un viaggio, ma un abbandono al naufragio. La narrazione di ricerca è invece quella che dopo l’illusione del “come prima” e la confusione del caos, riconosce che il mondo a cui si approderà dopo il naufragio non sarà più lo stesso, e la propria identità (psichica e corporea) subirà una trasformazione nel viaggio attraverso la malattia, che viene accettata e utilizzata ai fini di cambiamento che può coinvolgere non solo il narratore, ma anche gli altri. La persona malata, nella narrazione di ricerca, diventa testimone, che è un termine assai più bello di sopravvissuto.

 

 

Di befane, abitudini e ruote karmiche

Anche quest’anno il mio dovere l’ho fatto. Una Befana ormai smascherata ma sempre reclamata che, incitata e supportata dalla Befanonna ha riempito e fatto tracimare due calze di veri regali, altro che dolcetti, noci e mandarini! Ma adesso basta, festa finita, domani si smonta l’albero e riaprono le scuole.

Sto riflettendo da qualche giorno sul Samskara – l’abbandono delle abitudini come liberazione dalla causalità karmica così come insegna la filosofia yoga: "Tutti noi vorremmo avere quello che è chiamato karma positivo invece del karma negativo, e così cerchiamo di rendere meno sgradevoli le conseguenze karmiche. Gli effetti postivi derivano da samskara positivi. Perciò più semi positivi si piantano, maggiori saranno le conseguenze positive che si otterranno. Tutto ciò rende la vita più piacevole, vivibile e gradevole, sia per noi che per gli altri. […] Ma l’obiettivo yogico è la libertà, perciò lo yogin dice: ‘Voglio essere libero dalle conseguenze; voglio essere libero dalla causalità karmica. Devo agire nel momento presente, senza essere condizionato nemmeno dalle tracce positive che producono risultati positivi. Cercherò di coltivare le azioni in modo che siano libere da reazioni.’ Non sarà legato né al passato né, per una motivazione egoistica, al futuro. Agira semplicemente e con facilità nel momento presente." (B.K.S. Iyengar, Vita nello yoga) Non sarò mai una yogin, questo è certo. Rinunciare alla sicurezza delle abitudini – come sapeva bene Proust, di cui urge una rilettura della Récherche – è difficilissimo, anche se dovremmo tutti provare a sollevare quel velo che ci protegge dal dolore ma ci nasconde la realtà e divora il tempo. Mmmh, interessante questo collegamento tra yoga e Proust. Da approfondire. Ma soprattutto – ed è un impegno per l’anno nuovo – devo rileggere il mio amatissimo Marcel.
 

Cechov e le menadi

Passati Natale e Santo Stefano c’è chi riprende a lavorare. Io no. Qualche giorno di vacanza casalinga in attesa di fare capodanno in Umbria, finalmente un po’ di tempo per riordinare le idee e provare a superare il blocco della bloggheressa…
Per la terza volta ho tentato di riprendere la lettura di Libro Nero di Orhan Pamuk che giace da mesi sul comodino, ma niente, non riesco proprio ad andare avanti. Stavolta ho deciso di non essere ipocrita e l’ho rimesso a posto.  Scorrendo gli scaffali della libreria dedicati ai russi mi sono resa conto di non aver mai ricomprato Guerra e Pace – che avevo letto a casa dei miei – e Anna Karenina – che mi era stato prestato da mia sorella, credo. Allora ho tirato fuori una raccolta di racconti di Cechov, l’ho sfogliato, e tutto d’un fiato mi son letta il primo racconto che mi è capitato aprendo il libro più o meno a metà. Non era dei più noti, eppure è bastato a farmi ricordare com’è fatto un grande racconto. Ogni sera ne leggerò uno.
Il tempo continua ad essere pessimo, ma la pioggia del 26 non ci ha impedito di andare alla mostra sulla pittura romana alle Scuderie del Quirinale (
La pittura di un Impero).  Lula ce la siamo trascinata controvoglia, ma è stata una bella soddisfazione vederla entusiasmarsi, come noi, per le menadi danzanti su fondo nero. menadi
Dopo, contemplando la città illuminata e baluginante dalle vetrate del museo, la fanciulla, finalmente strappata alle indolenze adolescenziali, ha esclamato con voce sognante: "ma quant’è bella Roma, eh?".


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