Posts Tagged 'poesia'

DANTE

Siamo rimaste a casa, io e Lula, complice il mio attacco d’insonnia che mi ha fatto rigirare per ore senza trovare pace. Forse ieri sera ho rovinato lo stato di grazia raggiunto con Dante letto e spiegato da Benigni. Forse l’ho rovinato vagabondando per la rete fino a tardi, e dopo leggendo certe cose scritte su uno dei miei diari di carta del passato, quello più doloroso, a cavallo del nuovo millennio. Nell’ultima pagina (maggio 2002), insieme a cose troppo private e passate per essere rievocate qui, scrivevo: "ultima pagina di questo quaderno dall’andamento irregolare, a metà tra un diario saltuario e un’altrettanto saltuaria raccolta di appunti abortiti. Ridendo e scherzando è durato quattro anni. A riprova di quanto la scrittura sia diventata soltanto un rimpianto, un sogno infranto, un desiderio insoddisfabile." Soffrivo, accipicchia.

Soffrivo per tutto quello di cui mi sentivo privata, depredata. Per il dolore e i dolori seguiti immediatamente alla gioia più grande, la nascita di Lula.

Per questo non riuscivo a dormire. Per questo leggermi così "mancante", rabbiosa e poco amorosa.

A colazione però ho raccontato a Lula di Paolo e Francesca, le ho spiegato il viaggio dantesco e quella straziante storia d’amore. Poi le ho letto i versi, da "Quali colombe…" a "E caddi come corpo morto cade."

Mi sembrava che avesse gli occhi lucidi. "E’ bellissimo" ha mormorato.

ISTANTI

Questa poesia l’ha letta oggi la mia amica Giulia per sua zia che non c’è più.

Istanti

Se io potessi vivere nuovamente la mia vita
nella prossima cercherei di commettere più errori.

Non tenterei di essere tanto perfetto, mi rilasserei di più
sarei più stolto di quello che sono stato,
in verità prenderei poche cose sul serio.

Correrei più rischi, viaggerei di più, scalerei più montagne,
contemplerei più tramonti e attraverserei più fiumi,
andrei in posti dove mai sono stato,
avrei più problemi reali e meno problemi immaginari.

Io sono stato una di quelle persone che vivono sensatamente,
producendo ogni minuto della vita.

E’ chiaro che ho avuto momenti di allegria,
ma se tornassi a vivere, cercherei di avere soltanto momenti buoni.

Perché di questo è fatta la vita,
solo di momenti da non perdere.

Io ero una di quelle persone che mai andavano da qualche
parte senza un termometro, una borsa d’acqua calda, un ombrello e un paracadute:
se tornassi a vivere, viaggerei più leggero.

Se io potessi tornare a vivere, comincerei ad andare scalzo
all’inizio della primavera
e continuerei così fino alla fine dell’autunno.

Girerei più volte nella mia strada, contemplerei più aurore
e giocherei di più con i bambini.

Se avessi un’altra volta la vita davanti…
Ma, vedete, ho ottantacinque anni e non ho un’altra possibilità.

Jorge Luis Borges (?)

Mentre tornavo a lavorare riflettevo su quanto siano più difficili e intensi per i familiari e per gli amici questi funerali laici. Come diceva il papà della mia amica, nel commosso tentativo di parlare di sua sorella, i riti religiosi rassicurano con le loro consuetudini funebri, e trovarsi così, a dover riempire il vuoto senza appigli che non siano il dolore, il vuoto, il ricordo, è quasi insostenibile. Le parole, ha aggiunto. Abbiamo le parole. Le parole sue, delle amiche, dei figli, della nipote che ha letto questa poesia.

SICILIA

Due giorni a casa con raffreddori più o meno acuti. Quello di Lula più del mio, stroncato sul nascere da Belladonna, Aloe e pensieri fecondi, progetti che hanno già un titolo, e uno schema dalla A e una Zeta.

Ho letto un altro libro Untitl.ed: Sicilia di Maria Carrazoni, spagnola che scrive in italiano il suo blog  e questo libro, che davvero non si può raccontare. Poesia, una lingua che ha l’energia del magma vulcanico e le luci dell’isola mediterranea, i luoghi attraversati in un viaggiare inquieto, nomi e personaggi che si confondono e un poco ingannano. E le parole spremute di un succo rosso, che gronda senza sporcare.

 

Tengo le tue mani nel cappotto innevato. Tengo tutte le parole, l’aria blanda, il lungomare. Parole come dita che hanno slegato un serpente che dormiva nascondendosi al sole. Adesso si alza furiosa dal ventre al cervello, una striscia di cuoio che fischia nel vento. (A pagina 53)

LETTURE, CINEMA, POESIE, MARE…

Sto leggendo moltissimo (oggi ho cominciato Vedi alla voce: amore – graditissimo regalo di un’amica, ex collega, transitata da queste parti – di David Grossman, di cui stanotte ho terminato Qualcuno con cui correre), scrivo invece poco o niente. Oggi mio padre partendo per la montagna mi ha ricordato che qui non c’è l’ADSL. Come a dire: datti una regolata con Internet. Tanto mi ero già abituata, un po’ a malincuore, a fare solo qualche breve puntatina serale tanto per leggere la posta e controllare che quei quattro o cinque fedeli lettori non mi abbiano lasciato qualche commento.

Ieri sera, intanto, ho trascinato gli amici d’Olanda che erano appena arrivati da Roma, e un’altra amica trapiantata a Ravenna, al cinema. C’era Anche libero va bene di Kim Rossi Stuart, che oltre ad essere un attore bello e bravo si è rivelato anche un ottimo regista. Ogni tanto mi arrabbio col mio amico che lo conosce, e il cui fratello ha collaborato alla scrittura del film, perché non me l’ha mai presentato… Mi ha emozionato un po’ scoprire che le scene di nuoto del ragazzino protagonista sono state girate nella piscina dove Lula è andata per tre anni di seguito.

Quando siamo al mare lei non ha una gran voglia di mettere in pratica quei tre anni: le si vedono solo gambe e piedi che sbucano dall’acqua, così è facile non perderla di vista. Ogni giorno c’è una variante, una piccola acrobazia in più.

Sabato invece, prima che un violento temporale si abbattesse sulla zona, passeggiavamo per la cittadina lagunare e Lula ha cominciato a declamare dei versi che stava componendo in quel momento. Questa è la trascrizione fedele, assolutamente identica alla prima versione orale:

 

Nel vistoso negozio

Ella giace addormentata

Perché la maga l’ha punta col suo pungiglione

 

Ed ella con una goccia di sangue

Rimpiange i suoi pensieri

 

L’ha detta così, camminando e guardando vetrine. Poi ci ha fatto un bel sorriso aspettando la nostra reazione. Rimpiange i suoi pensieri ci ha colpito in modo particolare. Anche se la poetessa ha confessato di non conoscere il significato del verbo rimpiangere…

 


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