Posts Tagged 'psiche'

COSE DI CASA

– Mi piaci di più casalinga. – Mi ha detto Lula stamattina mentre le preparavo il pranzo (avanzi della cena) da portarsi a scuola perché il lunedì esce più tardi.

– Pure io mi piaccio di più.

– Però il tuo lavoro non è molto faticoso… Vabbè, non ti licenziare.

– Non posso licenziarmi, tesoro.

– E perché?

– Perché ci serve il mio stipendio.

– Ah, già.

– Tu però ricordati che da grande devi cercare di fare un lavoro che ti piaccia moltissimo, oppure che ti faccia ….

– guadagnare moltissimo.

– Sì. L’ideale sarebbero le due cose insieme. Adesso, per esempio, se ci pensi seriamente, cosa ti piacerebbe fare da grande?

– Lo sai.

– La ballerina?

– Sì, un po’ ballerina, un po’ attrice. Vorrei fare il musical.

– Ma non è che una ballerina o un’attrice fa solo il musical.

– Be’, John Travolta fa solo quello: Grease, Hairspray…

– Ma no, John Travolta è un grandissimo attore. E’ diventato famoso per due film musicali e poi ha fatto moltissimi film di vario genere. E recentemente con Hairspray ha fatto un altro film musicale.

– Ah. Insomma io voglio fare il musical.

– Ok. Se è la cosa che veramente vuoi fare, ti auguro di farcela.

– Grazie.

Questo lungo periodo di convalescenza casalinga è pericoloso. Mi piace troppo, e quando finirà ne sentirò la mancanza. Scrivo, faccio Qi Gong, Yoga e Pilates, studio inglese, guardo film in lingua originale, leggo – ho finito il secondo romanzo della trilogia di Larsson – mi coccolo le mie ragazze (Lula e la gatta) e mi godo la casa.

L’amica del sogno che ho raccontato qualche giorno fa mi ha telefonato ieri per chiedermi aiuto e consigli. Lei non sapeva che l’avevo sognata, io non sapevo cosa stesse passando, visto che ci sentiamo e vediamo molto poco. La cosa pazzesca è che mi ha chiesto consigli sullo yoga, e nel sogno riusciva a salvarsi grazie a un eccezionale controllo sul proprio corpo. Quella notte ho sentito che le stava succedendo qualcosa, e ho visto che avrebbe superato benissimo quel momento difficile. Oggi mi ha detto "grazie" mille volte. E mille volte io le ho detto "ma di che?". "Ho imparato che è bello esprimere la gratitudine verso gli altri."

ANCORA SU MEDICI, MEDICINA, PSICHE E MALATTIA

Cara Giorgia,

sono d’accordo sia con Veronesi sia con te quando parli della possibilità di integrare le medicine cosiddette "alternative" con la MOS ("medicina occidentale standard": ho coniato questa definizione che mi pare la migliore, da un punto di vista epistemologico, per definire quella che alcuni chiamano "tradizionale", altri "allopatica", altri ancora  "ufficiale"). E ribadisco che per curare malattie gravi, in particolare quando il fattore tempo è decisivo, non mi sognerei mai di snobbare la MOS a favore di qualunque altra medicina.

 

Molti anni fa mi rivolsi a un luminare dell’omeopatia sperando che potesse curarmi dei fibromi evitando l’intervento chirurgico. Lui, molto onestamente, disse che poteva farlo ma, così come i fibromi avevano impiegato anni per formarsi, la cura omeopatica avrebbe impiegato anni per indurre il mio organismo a riassorbirli (cito a memoria, forse i termini erano diversi ma il concetto è questo). Iniziai la cura ma poi, dato che i disturbi provocati dai fibromi (la cui crescita in effetti era rallentata, ma nulla di più) erano diventati molto fastidiosi, mi feci operare.

 

Per me questa storia, nel suo piccolo, è illuminante anche per l’altro argomento che tratti nel tuo post: i rapporti tra corpo e psiche.

 

Tu dici, citando lo psicoterapeuta: "come si fa ad attuare la reversibilità del processo, di cui ormai siamo tutti più o meno convinti, che dallo stress psichico conduce alla malattia?" E aggiungi: "Già, come si fa a rendere reversibile un processo che si è attivato involontariamente? Che tipo di controllo dobbiamo avere sulla nostra mente per riuscire a disattivare quello che lei ha attivato?"

 

L’idea di "reversibilità del processo" mi sembra di per sé molto problematica. Semplificando un po’, possiamo dire che sì, è la psiche che ci fa ammalare; cioè che uno stress psichico particolarmente intenso o, anche, un profondo disagio che si protrae nel tempo troppo a lungo, trovano sfogo nel corpo facendolo ammalare. Ma dobbiamo stare attenti a pensare che, così come la psiche ci fa ammalare (per esempio, ci fa venire il cancro), allo stesso modo può farci guarire (ovvero, può stimolare il nostro organismo a sopprimere le cellule tumorali e a impedire loro di replicarsi). Io questo non lo credo: penso piuttosto che quando un processo psichico slitta sul piano somatico, sia su quest’ultimo che si deve intervenire – con la chirurgia o le varie terapie MOS su certe patologie, con erbe e rimedi omeopatici su altre patologie o come supporto.

 

Il che non significa affatto che non possiamo occuparci della nostra complicata psiche; anzi, personalmente direi che dobbiamo. Tu giustamente parli di "disattivare quello che lei (la psiche) ha attivato": e qui sono d’accordo, questo è un concetto ben diverso da quello di reversibilità. A costo di sembrare pignola, credo sia importante però precisare che non si tratta di capire quale tipo di "controllo" dobbiamo avere su di essa. La ragione è che, anche qui, non è del tutto esatto dire che è la "psiche" che ci fa ammalare: ci ammaliamo non perché la psiche "si comporta male" (ovvero noi pensiamo, sogniamo, fantastichiamo e desideriamo "male"), ma perché le parti in cui si articola non sono integrate tra loro. Semplificando un po’

brutalmente oltre un secolo di psicoanalisi, potremmo dire che io e inconscio sono scissi e incomunicanti. Di qui blocchi emotivi e psicologici, nevrosi e malattie, psichiche e/o somatiche.

 

Allora, più che di controllare la psiche (ovvero immaginare di poterla indirizzare verso la guarigione anziché verso la malattia), si tratta di renderla più fluida, in primo luogo cercando di portare alla luce i contenuti dell’inconscio – oscuri, inquietanti e potenzialmente patogeni finché stanno rinchiusi lì dentro, ma capaci di trasformarsi in altrettante brillanti sfaccettature del nostro "diamante psichico" se presi per mano e portati alla coscienza.

 

Questa è una possibilità aperta dalla pratica psicoanalitica, ma non solo:

gli esseri umani hanno elaborato tanti modi per mettersi in contatto con

l’inconscio: dalla meditazione all’attività (e fruizione!) artistica, dall’estasi spirituale a quella chimica… Il discorso si fa complesso e io ne so poco, ma spero di aver reso chiaro il punto.

 

Per tornare alla questione psiche e soma, malattia e guarigione, la mia opinione è questa: può succedere che quel che avviene nella nostra psiche contribuisca a farci ammalare. In questo caso, non possiamo capovolgere il processo e indurre la psiche a farci guarire; possiamo però scavare nel profondo, portare in superficie contenuti inconsci, e così facendo disattivare la dinamica psichica che ha contribuito a farci ammalare. Ma, nel caso che la malattia sia slittata sul piano somatico, per guarire abbiamo bisogno di agire sul corpo e, a seconda della patologia, dobbiamo rivolgerci alla medicina che più fa al caso nostro.

 

Ho fatto tutto questo ragionamento e solo ora mi rendo conto di una cosa piuttosto grave: benché sia convinta di ciò che ho scritto, perché è né più né meno che il modo in cui ho elaborato la mia esperienza (e la tua, e quella di mamma), devo constatare che questo approccio sottintende un/una paziente estremamente attiva, consapevole e capace di scegliere. Come dire che, per come è messa la medicina attuale, per guarire bisogna essere non solo combattivi ma anche colti e abbastanza ricchi. E non va bene.

 

Avevo iniziato a scrivere pensando a un commento sul tuo blog, ma è venuta fuori una cosa così lunga che mi pare fuori luogo. Di questi argomenti abbiamo parlato tante volte, quindi probabilmente per te non dico niente di nuovo… Magari potrei tagliare e ridurre il tutto al formato di un commento, che ne dici?

 

 

Baci

 

Cris

 

 

Le vent se lève, il faut tenter de vivre (Paul Valéry)

 

Mi sembra che queste riflessioni di mia sorella si meritino un post dedicato.

MENO MALE CHE ESISTE LA PROVINCIA

"Adesso la festa si sposta al Campidoglio". Quando ho sentito questa cosa qui ho trattenuto a stento le lacrime.

Qualche ora prima, fuori dal seggio, comunicando al telefono i risultati pessimi del mio seggio ultradestro, avevo accanto un rappresentante di lista di Alemanno che faceva altrettanto. Lui però gridava compiaciuto "lo stiamo ammazzando! Lo stiamo proprio ammazzando!" Ecco, questo è lo stile di civile competizione democratica che ha avuto la meglio.

Sì, è stato un errore clamoroso (l’ennesimo) candidare Rutelli, e non magari proprio Zingaretti, su cui non ho sentito altro che attestati di stima e che in tanti, tantissimi (sessantamila) hanno votato con un voto disgiunto. Quante persone mi hanno detto “no, Rutelli no”, e quanto sono state poche quelle che sono riuscita faticosamente a convincere. Almeno per frenare l’ascesa di un fascista (non ex, ma fascista per davvero) sul colle capitolino, dicevo.

E’ stato un errore che Veltroni non terminasse il suo mandato, e che non rispettasse il patto con i 921.491 suoi elettori del 2006. Già, caro Walter, i fascisti che poco fa hanno umiliato il Campidoglio con i saluti romani ti vogliono fare santo subito. Noi invece siamo scesi dritti all’inferno.

A questo punto urge un radicale ripensamento delle scelte fatte e una valutazione seria del disastro compiuto in soli due anni. Uscite dai salotti e tornate a mettere radici per le strade,  nei luoghi di lavoro, nelle scuole, tornate a fare politica, la macroeconomia lasciatela agli economisti, siate sinistra più che centro, che di centro ce n’è già, di destra non ne parliamo. Lasciate Obama agli americani e smettetela di farvi e farci del male. Il cilicio lasciatelo alla Binetti, possibilmente fuori dal partito che se deve risollevarsi da quest’ultima mazzata ha bisogno di altra linfa. Se la strada sarà questa, ci sto pure io a rimettere insieme i pezzi e a lavorare perché questa dell’alemanno celtico sia solo una brutta breve parentesi.

NON PASSERA’ L’ALEMANNO?

Sono giorni così. Quello che accade fuori prevale sulle piccole grandi vicissitudini private e personali  lasciandomi svuotata e carica allo stesso tempo. C’è poco più di una settimana per “fermare l’Alemanno” e impedire che questa città torni indietro di decenni, forse con un raccordo autostradale e due stadi in più. Ieri ci sono state le prove tecniche d’intolleranza violenta con il raid fascista al circolo di cultura omosessuale Mario Mieli. Domani chissà. La candidatura Rutelli non è andata giù a molti (a me tra questi), e la prova del mal di pancia che ha provocato è tutta nel risultato differente ottenuto da Zingaretti, in vantaggio di nove punti sul candidato PDL. E’ andata così, ma bisogna dirlo che le persone hanno la memoria troppo corta e la percezione della realtà ottenebrata (da cosa non so, sono troppo ingenua per capirlo). Abito nell’unico municipio che in questi anni è stato costantemente amministrato, malissimo, dalla destra. Anche per questo mini-sindaco ci sarà il ballottaggio, ma senza speranza. Immagino moltiplicato per venti la suv-cultura di qui – che esiste a prescindere dall’avere o meno uno di quei macchinoni immensi parcheggiati regolarmente in doppia fila – se in Campidoglio arriverà l’Alemanno. Durante il suo mandato come consigliere comunale ha brillato per assenteismo (la sua presenza si è fatta notare solo in 28 sedute su 118), adesso però dice che bisogna cambiare il “blocco di potere” che dura da 15 anni, con il sostegno convinto della destra di Storace e Buontempo. Ma Storace alla Regione Lazio ce lo ricordiamo? E la Roma di Carraro e Signorello ce la ricordiamo? Quella sì, era Roma ladrona.

Un fosco aprile, una primavera che non c’è e il diluvio a vento di stanotte mi è sembrato presagio di catastrofe.  

 

 

STO UN PO’ GIRATA

Ci sarebbe di  che scrivere.  Il papa che rinuncia a inaugurare l’anno accademico della Sapienza (follia invitarlo in quella circostanza, che ci si aspettava?  Cosa?),  i deliri sulla moratoria proposta da Ferrara, la monnezza campana,  il ministro della giustizia che si dimette perché sua moglie è agli arresti domiciliari e lui è indagato per robetta come concorso in associazione a delinquere e concussione…  La mia anima laica, anticlericale, femminista, comunistaitalianaberlingueriana ha subito troppi affronti e non ce la faccio, non ce la faccio proprio a esprimere tutta la mia indignazione.

Ho i miei cavoli da tenere a bada, la puntura inducimenopausa appena fatta (e mi sono pure sbagliata, mi sono fatta iniettare da Sten quella mensile e non la trimestrale, mannaggia), elettrocardiogramma come al solito un po’ anomalo, ma niente di che, TAC total body da fare tra una settimana, alè, visita per il “rinnovo” dell’invalidità civile (ero 100% per due anni… Ora chissà) da cui dipende la possibilità di continuare a usufruire dei permessi retribuiti al lavoro (in pratica un orario ridotto di due ore al giorno, o di tre giorni al mese). Se me li tolgono stavolta faccio ricorso, non come la prima volta, nel 2000, quando non mi hanno riconosciuto la “gravità” dell’handicap e ho mugugnato senza battere ciglio, invidiando tutte le persone che invece, con la stessa patologia, avevano avuto quel riconoscimento – sì certo, fa un po’ strano considerare il cancro un handicap, ma insomma, se non è un handicap grave avere le cellule che fanno a cazzotti fra di loro, senza aver mai la certezza che gliele hai suonate di santa ragione, mi devono spiegare che cos’è ‘sta malattia del cazzo. Con tutto il rispetto per i portatori di handicap fisici ben visibili. Venerdì vado a farmi una chiacchierata con il dottore della mia psiche, colui che mi ha tirato fuori dal pozzo nero della depressione post-partum e da un altro momento difficile. Non ci vediamo da molto tempo, l’appuntamento preso due anni fa era saltato per il ricovero ospedaliero, e poi  mi sembrava di farcela bene anche senza di lui. Ce l’ho fatta bene, ce la faccio anche adesso. Però gli devo raccontare un po’ di cose, di pensieri cattivi. Di ansie che devo continuare a tenere sotto controllo. Ansie, stress, paure. Che valutino anche questo i signori medici legali.

BUONI PROPOSITI

I buoni propositi per i prossimi mesi, che saranno lunghi e pesanti (ancora non so quanto lunghi e quanto pesanti, ma domani pomeriggio dovrei saperlo, dopo che il dottor Zeta mi avrà comunicato il suo piano) sono questi:

          un corso di Qi Gong (che si legge ci cung),visto che non abito a Genova, dove, all’Istituto dei Tumori, questa branca della Medicina Tradizionale Cinese viene affiancata alle terapie tradizionali come supporto alla chemioterapia;

          pratica yoga quotidiana appena mi sentirò un po’ meno convalescente;

          scrivere scrivere scrivere. Qui e là. Magari ricominciare a lavorare sull’idea partorita qualche mese fa, e accantonata per far fronte all’emergenza;

          provare a dare un senso a tutte le riflessioni fatte sul rapporto tra mente e malattia. Perché preferisco pensare che ciò che mi è accaduto abbia un significato, e una chiave per impedire che accada ancora.


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