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Cose mie e cose di tutti

E’ stata una settimana trascorsa tra lo stordimento felice del post-presentazione e l’organizzazione – pratica e mentale – dei controlli. Sì, sì. Son passati altri sei mesi, e visto che esattamente cinque anni fa iniziava la mia convalescenza per l’intervento chirurgico al fegato potrei dire che ho raggiunto per la seconda volta la fatidica soglia oltre la quale ci si dovrebbe sentire ragionevolmente guariti. Ovviamente non lo dico, proprio perché è la seconda volta, e perché dopo sei mesi Zeta mi prescrive comunque una tac. Segno che nessuno si azzarda ad abbassare il livello di guardia. Mi limito a dire “bene, sono passati cinque anni, vediamo un po’ come se la passa la mia salute”.

Oggi ho fatto un elettrocardiogramma e la visita cardiologica, robetta preparatoria alla tac, ma la dottoressa vuole che domani le porti un precedente perché il mio cuore sembra “più vecchio” di quello che è.  Sarà stato maltrattato dalla chemio, no? Uhm, secondo la dottoressa i danni cardiologici da chemio sono reversibili. Sarà che è un cuore addolorato, ferito? Chissà. Un vecchio ECG l’ho trovato, effettivamente sembra meglio di quello di oggi, domani la dottoressa mi dirà. Nel frattempo mi toglierò un po’ di sangue per la batteria di esami ematici.

Alla fine ho scritto ‘ste cose qui, e invece pensavo di raccontare l’indignazione mia e di tutte le donne che per fortuna mi circondano per l’affaire Ruby e le altre ragazze del presidente. L’abuso di potere sfacciato, prostituzione mascherata da aiuto a  povere donne bisognose (di cosa? Suv, appartamenti, migliaia di euro per lo shopping, plastiche, abiti griffati?) la mercificazione del corpo e delle vite di giovani ragazze alimentato da vent’anni di modelli femminili televisivi, i ricatti, le squallide rivalità, le menzogne, le difese isteriche di cortigiani e cortigiane… Come ha perfettamente sintetizzato la consigliera della regione Lombardia, ex igienista dentale e show-girl televisiva “ne vedrai d’ogni…”

Infatti, ne abbiamo visto e sentito d’ogni – che orrenda espressione, ma c’è da stupirsi del linguaggio raffinato usato dalla signora? – e adesso sarebbe ora di avere un sussulto di dignità collettiva e di genere. Quell’uomo, indipendentemente dall’esito di un processo che mi auguro possa celebrarsi a breve, ha corrotto il Paese, e lo sta facendo da anni e anni. Non può governare, deve dimettersi, deve farsi processare e, se possibile, farsi anche curare. Lontano da qui, possibilmente. I mezzi non gli mancano. Sarebbero soldi spesi bene.

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Andatevene

E’ come sparare sulla croce rossa. Ma le parole insultanti del solito, pessimo, ministro Sacconi meritano di essere condannate come espressione di un’idea retriva e discriminatoria della società. Naturalmente, dopo la prima dichiarazione alla Conferenza nazionale sulla famiglia, è seguita una “rettifica”, viste le sacrosante reazioni che aveva suscitato il sostenere che lo Stato debba aiutare solo “la famiglia naturale, fondata sul matrimonio, e orientata alla procreazione.” Non mi stupisce più di tanto, visto il personaggio. Certamente ha cercato di compensare i bunga bunga berlusconiani strizzando l’occhio ai vertici vaticani.

Io mi sono sposata dopo una lunga convivenza, quando Lula aveva otto anni. Secondo il ragionamento del ministro del Welfare (eh, sì, osano chiamarlo così) in quegli anni non sarei stata meritevole di avere gli stessi sostegni di una famiglia regolare.

Ma di che stupirsi? Sacconi era quello che quando ci battevamo perché l’ospedale San Giacomo – appena ristrutturato -non chiudesse disse che lui, se ce lo avessero portato in lettiga avrebbe fatto di tutto per uscire dalla porta posteriore, e andarsene. Alla faccia di un ministro del Welfare.

Pompei crolla, il Veneto è alluvionato, e io non mi sento tanto bene. Almeno non fino a quando non se ne andranno tutti a casa: Berlusconi, Bondi, Sacconi, Tremonti, Bossi, Gelmini eccetera eccetera.

Non ne posso più di vergognarmi di vivere in questo paese. Non ne posso più di sentir parlare più festini, ragazzine, ricatti sessuali e cricche. Oppure di cronaca nera trattata con morbosità.

Voglio che si ricominci a parlare di politica, di idee, di progetti per non sprofondare ancora di più nella melma fetida. Non mi basta che implodano per cause interne. Bisogna contestarli tutti i giorni, come oggi in Veneto e a L’Aquila.

Davvero. Cos’altro bisogna aspettare per avere un sussulto collettivo di dignità?


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