Posts Tagged 'guarigione'

La funambola resta saldamente sulla fune

Non stappo la bottiglia, non esulto, non mi dico – e nessuno mi dirà – che ormai l’ho sfangata. Non mi ci fregano più, e se avessi gli attributi maschili me li gratterei vigorosamente per scaramanzia. Però sono contenta. E sollevata.

Con la tac di oggi ho concluso i controlli e raggiunto il traguardo – di nuovo! – dei cinque anni di buona salute. Con tutto il pacchetto di esami andrò da Zeta per stabilire se dovrò continuare con la cadenza semestrale, se devo continuare a farmi di Enantone e Femara, e per quanto. Un po’ d’insofferenza nei confronti del mio equilibrio ormonale alterato e depresso c’è, ma giuro che non romperò, e farò quello che il capo comanderà.

Quando il caro radiologo Esse – che sta leggendo il libro di cui è uno dei protagonisti  – è uscito per venirmi a dare buone notizie mi ha detto: “Puoi scrivere che Esse oggi aveva un sorriso così…”

Lo scrivo: Esse mi ha fatto un bel sorriso, va tutto bene, anche lo stupido angioma del fegato è lì, buono buono, non ci spaventa più.

La corda su cui procedo è salda, ai passi da funambola alterno quelli da danzatrice. Perché la danza è stata la riscoperta felice di questi ultimi mesi. La gioia del movimento, della musica, dell’equilibrio.

 

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Cose mie e cose di tutti

E’ stata una settimana trascorsa tra lo stordimento felice del post-presentazione e l’organizzazione – pratica e mentale – dei controlli. Sì, sì. Son passati altri sei mesi, e visto che esattamente cinque anni fa iniziava la mia convalescenza per l’intervento chirurgico al fegato potrei dire che ho raggiunto per la seconda volta la fatidica soglia oltre la quale ci si dovrebbe sentire ragionevolmente guariti. Ovviamente non lo dico, proprio perché è la seconda volta, e perché dopo sei mesi Zeta mi prescrive comunque una tac. Segno che nessuno si azzarda ad abbassare il livello di guardia. Mi limito a dire “bene, sono passati cinque anni, vediamo un po’ come se la passa la mia salute”.

Oggi ho fatto un elettrocardiogramma e la visita cardiologica, robetta preparatoria alla tac, ma la dottoressa vuole che domani le porti un precedente perché il mio cuore sembra “più vecchio” di quello che è.  Sarà stato maltrattato dalla chemio, no? Uhm, secondo la dottoressa i danni cardiologici da chemio sono reversibili. Sarà che è un cuore addolorato, ferito? Chissà. Un vecchio ECG l’ho trovato, effettivamente sembra meglio di quello di oggi, domani la dottoressa mi dirà. Nel frattempo mi toglierò un po’ di sangue per la batteria di esami ematici.

Alla fine ho scritto ‘ste cose qui, e invece pensavo di raccontare l’indignazione mia e di tutte le donne che per fortuna mi circondano per l’affaire Ruby e le altre ragazze del presidente. L’abuso di potere sfacciato, prostituzione mascherata da aiuto a  povere donne bisognose (di cosa? Suv, appartamenti, migliaia di euro per lo shopping, plastiche, abiti griffati?) la mercificazione del corpo e delle vite di giovani ragazze alimentato da vent’anni di modelli femminili televisivi, i ricatti, le squallide rivalità, le menzogne, le difese isteriche di cortigiani e cortigiane… Come ha perfettamente sintetizzato la consigliera della regione Lombardia, ex igienista dentale e show-girl televisiva “ne vedrai d’ogni…”

Infatti, ne abbiamo visto e sentito d’ogni – che orrenda espressione, ma c’è da stupirsi del linguaggio raffinato usato dalla signora? – e adesso sarebbe ora di avere un sussulto di dignità collettiva e di genere. Quell’uomo, indipendentemente dall’esito di un processo che mi auguro possa celebrarsi a breve, ha corrotto il Paese, e lo sta facendo da anni e anni. Non può governare, deve dimettersi, deve farsi processare e, se possibile, farsi anche curare. Lontano da qui, possibilmente. I mezzi non gli mancano. Sarebbero soldi spesi bene.

Felicità, stregonerie e riflessioni

So che lei, Anna Lisa, non se ne avrà a male se diffondo un pezzettino della nostra corrispondenza. Perché due giorni fa, scambiandoci qualche mail, le ho scritto questa cosa qua:  “Anna Lisa cara, ho avuto tanta paura per te, ora posso dirtelo. Posso dirtelo perché invece adesso qualcosa che non posso spiegare mi dice che il peggio è passato. Lo sai che io, a differenza di te, non sono credente. Tu preghi, io medito. Entrambe queste cose, se fatte con l’intensità giusta, possono cambiare lo stato delle cose. Ecco, io so che lo stato della tua malattia è cambiato, e che la bestiaccia si sta progressivamente dissolvendo. Lo devi sapere anche tu, e sorridi più che puoi, e respira il tuo ossigeno, che presto non ti servirà, perché potrai farcela da sola.” E il giorno dopo ho letto che finalmente le era stato staccato l’ossigeno, e respirava da sola. (“Ti rendi conto di quello che mi hai scritto e di quello che poi è realmente successo? BELLISSIMO.” ha quasi gridato nella mail che mi è arrivata poco dopo)

E oggi, invece, a caratteri cubitali, ha scritto che domani la dimettono dall’ospedale in cui è stata ricoverata quasi ininterrottamente da due mesi.

Perché racconto questo? Prima di tutto perché sono felice che le cose per Anna Lisa, che ho avuto la fortuna di conoscere dal vivo quest’estate, perché non ha voluto rinunciare all’incontro romano per preparare il portale Oltreilcancro.it. E poi lo racconto perché sono rimasta impressionata nei confronti di questa sorta di sensitivismo che spesso scopro di avere. Nell’istante in cui scrivevo ad Anna Lisa sapevo che non le stavo scrivendo un augurio formale di guarigione, ma stavo davvero percependo una sensazione che fino a quel momento avevo avuto solo per me stessa, quando tentavo di sottrarmi alla chirurgia e alla chemio lavorando sulla rimozione dei blocchi energetici e, speravo, delle metastasi che abitavano il mio fegato. Poi l’operazione l’ho dovuta fare, e anche la chemio, ma ho continuato ad attingere a tutte le risorse disponibili  per curarmi – con successo – in modo integrato. Integrato non significa alternativo. Questa è una cosa fondamentale da capire. Questo post inizialmente doveva parlare solo di questo, prendendo spunto da qualcuno che, su Oltreilcancro.it – ma è capitato anche anni fa sul mio vecchio blog -suggerisce terapie alternative per curare il cancro instillando il dubbio, che il più delle volte viene espresso con un’arrogante e ottusa certezza – che sia proprio la chemio a impedire la guarigione.

Guai a cadere nella trappola. Il cancro è la malattia, la chemio è una delle più efficaci terapie possibili per un gran numero di tipi di tumori maligni. La chemio è uno spauracchio che invece si può tollerare molto bene con tanti rimedi naturali. Poi ci sono dei tipi di cancro, come quello che ha avuto mio padre, che allo stato attuale non si riescono a curare. Questo lo sapevo, e per questo non sono mai riuscita a formulare un pensiero positivo per lui, dilaniandomi e quasi rimproverandomi per essere stata fin da subito pessimista. Come se fosse colpa mia, se non fossi in grado di ripetere anche per lui i successi delle mie battaglie. E’ ovvio che invece non era colpa mia, e nemmeno sua. Quando ha scoperto di stare male era davvero troppo tardi.

Per questo bisogna essere tempestivi, e la speranza di migliorare e accelerare sempre di più le possibilità di diagnosi per ogni tipo di cancro è quella che anima la ricerca attuale.

E alla signora Eleonora Brigliadori, che nell’intervista che piace tanto a certi commentatorie, farnetica di “persone chemioterapizzate destinate a morire, più o meno tardi, a causa della devastazione ospedaliera”, e di autoguarigione dei tumori nel 90% dei casi, dico solo che io rispetto il suo percorso di cura alternativo, ma vorrei che lei rispettasse quello mio e di tante persone come me, come Anna Lisa. Di noi che siamo state “chemioterapizzate”, irradiate, ormonizzate, e non crediamo affatto di essere destinate a morire per questo. Anzi. Ci aiutiamo con l’energia positiva data dall’amore delle persone che abbiamo intorno, con intrugli e pratiche antiche, con la scrittura. E, soprattutto, con la voglia di guarire e di continuare a vivere.


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