Archive for the 'Uncategorized' Category



je suis Charlie

Io sono Charlie
Io sono stata uccisa con Cabu, Charb, Tignus, Wolinski e tutti gli altri, dentro e fuori la redazione di Charlie Hebdo
La satira fa diventare gli sciocchi belve feroci, che scaricano i Kalashnikov contro matite ben appuntite
Oggi facciamo tutti le punte alle nostre matite e usiamo le parole più affilate, seppelliamo la violenza che atterrisce con la libertà di essere irriverenti ma sempre, sempre, spudoratamente tolleranti.

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Parole che spariscono, e riaffiorano. Sull’amore

Avevo scritto un post, ieri. Era tra le bozze, o almeno credevo che ci fosse. Oggi avrei voluto rivederlo, concluderlo, pubblicarlo. Invece è sparito. Non c’è più. Non mi è mai capitato, credo. Anzi, caso mai dimenticavo di cancellare inizi abortiti e ripensamenti su riflessioni che poi non ho avuto voglia di condividere. Mi sono arrabbiata, anche se tanto per cambiare si trattava proprio di un post sulla mia esaurita necessità di avere un blog. Forse è un segno. Basta con questa roba.  Sono anni che questo non è più il mio diario pubblico, che senso ha ripetermelo e ripeterlo? Ipotizzare spiegazioni, tentare di riacciuffare il filo di un’esperienza esaurita, dispiacermi per non avere più l’urgenza di trovare le parole per raccontar-mi: Perché? Per chi?

Il post di ieri in realtà si concludeva con uno smielato inno all’amore. Era lì che andavo a parare. Sono innamorata. Sono amata. Ancora. Forse di più. C’eravamo persi, e ci siamo ritrovati. Tutto il resto scolora, si dissolve. Le uniche parole di cui sento il bisogno, ora, sono quelle da dirsi in silenzio.

 

Premonizioni

Ho sempre saputo di essere un po’ sensitiva, ma sabato mattina ho superato me stessa, ed è accaduto esattamente ciò che sapevo mi sarebbe capitato se fossi andata in un certo luogo.

Certo, non ho fatto niente per evitarlo, pur potendolo. Perché lo volevo. Volevo affrontare il fantasma che ha infestato un pezzetto della mia vita.

E adesso sì, a distanza di un anno posso dire che la vicenda è definitivamente chiusa. Perché quando i fantasmi diventano persone in carne e ossa, che si possono guardare negli occhi, perdono l’aura di mistero da cui sono avvolti, anche se sono stati cacciati via da tempo.

[Per la prima volta ho disattivato i commenti per questo post, scusate, ma non c’è niente da commentare, e nemmeno da capire, per chi non ha gli elementi per farlo. Ma come sempre, questa è casa mia, e qui comando io :-)]

Un anno in più

Ieri ho compiuto un altro anno della mia vita, ormai sono una bella cifretta, ma stavolta non mi è pesato. Penso a quanto mi sentivo non-felice appena 12 mesi fa, quando iniziavo a leggere i segni di una crisi che sarebbe deflagrata di lì a poco, per poi risolversi nel migliore dei modi.
Un anno in più che sento non come un fardello ma una ricchezza, fatta di cambiamenti inattesi e capacità nuove di affrontare anche le difficoltà e i dolori più grandi. Ho faticato non poco, ma ne è valsa la pena.
Per la prima volta da quando è nata, Lula non era con me, ieri, e mi sono accontentata dei suoi auguri per telefono. Ormai la lasciamo libera di vivere la sua vita e il suo amore senza costringerla a seguirci, o a restare.
Ma è stato bello aspettare mezzanotte sotto il cielo stellato, abbracciata forte a Sten, che per primo mi ha augurato buon compleanno. Un anno in più, amorosissimo.

Rondini autunnali

Oggi c’era una luna tonda e piccolina lungo il percorso che ho fatto per andare a danza. E le rondini volteggiavano e stridevano – si dice così? – nell’atrio dell’edificio che ospita la scuola, un ex lanificio, che è pieno di nidi. Sono felice di aver ricominciato a danzare dopo una lunga interruzione che forse avrei potuto risparmiarmi, ma devo smetterla di rileggere i mesi passati con gli occhi di oggi, che vedono meglio e mi fanno capire ciò  che allora mi era oscuro.

Alla radio avevo appena sentito frammenti del discorso delirante di un uomo condannato che cerca pateticamente di rovesciare il suo destino. Non ho provato né pena né disgusto. Solo un senso di incredulità per quello che ancora ci tocca sentire e vivere.

Per fortuna c’era una bella luna, e le rondini, e la danza, la cena buona preparata da Sten.

 

Comunicato di servizio

Breve sosta romana, verso sud. I giorni maremmani sono stati indolenti e dedicati al recupero, ai bisogni primari, con uno spazio colto finale riempito da un concerto per pianoforte sotto le stelle. Tanta lettura, ma Proust interruptus, non abbandonato, infatti il secondo e terzo volume sono in valigia. Io e Sten ci contendiamo l’e-reader, che è  davvero fantastico per il mare. Non ho scritto nemmeno una riga, ma va bene così. O meglio, ho scritto qualcosa per me, solo per me.  Come ai vecchi tempi.

Il sole e il mare sono sempre una mano santa.

 

 

Concerti energetici e l’estate che avanza

Finalmente il desiderio di vedere Bruce Springsteen dal vivo è stato esaudito. E adesso so perché chiunque avesse assistito ad un suo concerto mi diceva “vedrai”. Una generosità e un’energia ininterrotta per oltre tre ore e mezzo, non sentire la fatica di stare sul prato a ballare, appiccicata a gente di tutte le età, bambini compresi.

Dopo aver assistito ad uno spettacolo così, domenica mi sembrava impossibile che Rokia Traorè all’Auditorium si limitasse ad un bis dopo solo un’ora e quaranta di concerto. Lo so, sono due eventi imparagonabili, ma il confronto è stato inevitabile, anche se la cantante del Mali è stata una bella scoperta. Ho ballato anche lì, e pure Sten, nonostante l’attrezzo che gli avvolge gamba e piede, si è alzato ed ha accennato qualche movimento. Eh, eh, tutta vita!

Lula nel frattempo è tornata al mare, sta bene, ed è potuta andare alla grande festa sulla spiaggia dei surfisti.

Anche io avrei bisogno di mare, di sole e di vacanze. Ma dopo un lungo periodo di smarrimento ora so che la strada imboccata è quella giusta, ed è bello percorrerla con un sentimento vicino alla felicità e coincidente con l’amore. Guardare indietro è necessario, ma solo per non perdersi ancora.


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