Archive for the 'memoria' Category



La stanza tutta per me

Scrivo poco, qui. Anche se provo un irresistibile desiderio di ricominciare a raccontarmi giorno per giorno, come facevo un tempo, come ho fatto per molti anni, quando il blog era insieme una palestra dove praticare esercizi quotidiani di scrittura e una finestra che apriva il mio mondo agli altri. La mia vita e i miei pensieri sulle cose avevano attraversato il recinto che li confinava nel privato – un recinto di questi tempi sempre più limitato e valicabile – per offrirsi allo sguardo e al confronto pubblico. Mi rendo conto di quanto volessi essere e fossi trasparente, soprattutto quando mi rileggo a distanza di un tempo che un poco mi sgomenta, quasi dieci anni, e ritrovo frammenti di una me che si è costruita, rotta, ricostruita, insieme alle parole che sceglievo di usare per dire: ecco, mi è successo questo e quest’altro, nella mia esistenza, in quella della mia famiglia, o del mio Paese, e pure del mondo intero. Qui dentro ci sono quasi dieci anni della mia vita, nel bene e nel male, con molte omissioni, certo, soprattutto di recente.  Ieri pensavo che forse dovrei disattivare per un po’ l’account di Facebook. C’è troppa confusione, troppe distrazioni, troppe tentazioni. Però no, non posso, non voglio. Dovrei solo imparare a disciplinarmi, a chiudere quella porta e aprirla solo di tanto in tanto. E restare più tempo qui, a casa mia, questo blog è la mia “stanza tutta per me”, a raccontare e a raccontarmi in silenzio e solitudine, perché in silenzio e in solitudine si pensa e si scrive. Ci si prepara al dialogo con chi, da qualche parte, inciampa in queste parole, o le cerca. Le trova.

 

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Il nostro ventennale

L’inizio di una storia d’amore è il momento che più di ogni altro deve essere ricordato, soprattutto se questa storia è riuscita ad attraversare un ventennio senza sgretolarsi.

Ieri io e Sten ci siamo festeggiati, perché un rapporto amoroso di coppia è una cosa fragile e preziosa, mai scontata, anche quando sembra impossibile perderla, abbandonarla o che qualcuno ce la porti via.

Una cenetta con riso al barolo e invece della collezione di farfalle una carrellata di diapositive del Madagascar, dov’era finita anche una di me che uscivo dal mare di Creta, quando eravamo ancora i fidanzati di altre persone.

Quella sera è iniziata la nostra storia, che ha ingranato con la lentezza di un diesel per poi prendere la giusta velocità, guadagnando a ogni chilometro potenza e stabilità. E non è per niente facile.

Forse la cosa migliore che abbiamo fatto insieme è stato generare Lula, e subito dopo essere stati in grado di superare prove durissime che molto spesso rappresentano terremoti da cui si esce devastati e separati. Ferite che provocano altre ferite in un loop distruttivo da cui non tutti riescono a liberarsi, al contrario, rafforzati come individui e come coppia. Noi sì.

Sono sicura che se sono riuscita a guarire due volte dal cancro è stato anche, e molto, grazie alla salda presenza di Sten e sono sicura che siamo sempre riusciti a uscire dalle crisi più difficili della nostra storia, perché sappiamo come fare a ritrovare la rotta per non perderci. Sappiamo ritrovare una fonte a cui attingere quando le riserve si stanno esaurendo. Perché le riserve dell’amore non sono illimitate, inesauribili. Ci vuole un po’ d’impegno per non assetare il cuore.

E allora sì, il nostro primo ventennale si è concluso ieri, ed è stato giusto festeggiarlo e augurarci di poterne festeggiare un altro, e un altro ancora.

Tre

Sono passati tre anni da quando papà se n’è andato. Tre anni è un tempo lungo e brevissimo, un tempo che ha scavato nella mia anima un solco che non ho ancora colmato, approfondito da altri dolori, da altre morti, da un senso di smarrimento che però ho iniziato ad affrontare con una determinazione nuova, per ritrovare la strada, per riprendermi ciò che che credevo di aver perduto, per capire in anticipo ciò che mi fa bene e ciò che mi fa male, ciò che voglio e ciò che non voglio, ciò che posso e ciò che non posso più fare. Il lutto è un’onda lunga che può travolgere ma che si può cavalcare, per tornare a riva e raccogliere conchiglie, messaggi arrotolati nelle bottiglie, rami secchi con i quali accendere un fuoco quando fa freddo.

Linea dell’orizzonte

Quanta fatica ci vuole per lavare via certi dolori dell’anima e quanti passi falsi, quante scivolate prima di ritrovare l’andatura giusta e un appiglio saldo, privo di insidie! Srotoli il nastro, lo riavvolgi nel modo corretto, cerchi di capire analizzando ogni dettaglio, in modo ossessivo, e ormai del tutto inutile. Perché ciò che doveva essere salvato è salvo, ciò che doveva tornare è tornato, e le scelte compiute sono nette come la linea dell’orizzonte in una giornata nitida. In quella linea c’è la congiunzione ideale di passato e futuro, quella linea è il presente, il tempo della vita che palpita e che scorre, del qui ed ora, della semina e del raccolto.

Senza titolo

Oggi sarebbe stato il compleanno di papà, e quante volte lo abbiamo festeggiato al mare, o nel giardino di Roma insieme ai tanti amici che gli volevano bene. Mi manca mi manca mi manca. Tanto e ancora.

Sto per concludere il libro, domani o domenica lo mando alla editor. Non vedo l’ora di archiviare questo periodo di scrittura faticosissimo che mi auguro possa dare comunque un buon frutto, nonostante le mie resistenze e i periodici ripensamenti.

Sten è sempre a casa con il gesso e io molto a casa con lui, quando non lavoro. Soli soletti, senza figlia, un po’ reclusi. Va bene così, basta che poi si riprenda in fretta, abbiamo tante cose da fare insieme.

Il secondo compleanno senza Anna Lisa e altre riflessioni

Ieri sarebbe stato il compleanno di Anna Lisa. Purtroppo non sono potuta andare dalle sue parti, dov’è stato organizzato dall’infaticabile nucleo montecatinese dell’associazione Annastaccatolisa un’iniziativa per ricordarla, raccogliere fondi e ascoltare come procede il lavoro di Cristina Raimondi, la ricercatrice che sta usufruendo della borsa di studio che abbiamo istituito per sostenere la ricerca sul cancro al seno. So che è stata una giornata bella e intensa, e so anche che in tanti ieri abbiamo rivolto un pensiero a lei, ad Anna Lisa, anche in quel modo un po’ strano che è scrivere sulla sua pagina Facebook.

Proprio in questi giorni sto scrivendo di lei, con molta fatica, aiutandomi rileggendo il blog, il libro, i commenti e le mail che ci siamo scambiate. Sto scrivendo di lei e di noi che abbiamo scelto (o c’è capitato inevitabilmente) d’infrangere il tabù del silenzio e dell’occultamento che storicamente accompagna il cancro raccontando pubblicamente in un blog proprio l’esperienza di malattia che più di ogni altra si tende a tenere nascosta, o almeno riservata.

Ieri ho avuto un’interessante suggestione da un’amica blogger dei primi anni gloriosi di scrittura in rete, mentre le parlavo del progetto prima di andare a sentire insieme il commovente omaggio a Tabucchi alla Festa del libro. Mi ha detto: “potresti parlare anche di chi, pur avendo un blog ha deciso di non utilizzarlo per raccontare questo aspetto della propria vita.”

Credo proprio che lo farò, anche perché troppo spesso ho dato per scontato che la nostra scelta fosse giusta e utile, senza confrontarmi con le altre possibilità, e le motivazioni che le sostengono.

 

 

Sogni buoni

La notte scorsa ho sognato mio padre. Lo sto sognando spesso, recentemente. Sogni positivi, che non lasciano solo una scia di nostalgia struggente, ma una rinforzata percezione della sua presenza che mi carica e mi sostiene.  Come se continuasse a insegnarmi qualcosa, a ricordarmi come sono, e chi sono. Come se fosse tornato a riempire quel vuoto dove per due anni mi sono rifiutata di guardare, per non esserne risucchiata. Ora riesco a  guardare lo spazio della sua assenza, non mi fa più paura, perché se lo chiamo mio padre arriva, oppure si fa trovare lì, come nei sogni, e m’insegna a guidare il motorino.


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