Al riparo del Baobab

baobabHo iniziato a dare una mano al centro di accoglienza autogestito da immigrati Baobab di Roma, grazie a un passaparola solidale che sollecita risposte, appunto accoglienti, all’emergenza migranti, risposte molto diverse da quelle respingenti e fobiche che auspicano leghisti e razzisti di casa nostra, e che purtroppo praticano anche i governanti europei.

Ieri con Sten abbiamo smistato sacchi di aiuti (alimentari, vestiario, prodotti per l’igiene, borse e zaini, giocattoli per bambini) che per fortuna arrivano in quantità straordinaria, per poter mettere a disposizione dei migranti, in particolare al Baobab sono eritrei, quello che effettivamente serve al loro soggiorno o servirà nel momento in cui dovranno ripartire per proseguire il loro viaggio.

Oggi invece abbiamo aiutato a preparare e a distribuire il pranzo, pane injera con sugo di lenticchie, pomodori, cetrioli e macedonia. Dopo due ore la fila di giovani donne, giovani uomini, qualche ragazzino, sembrava non finire mai, i pasti distribuiti sono stati circa 560. Un numero impressionante, anche secondo il coordinatore dei volontari  che, come noi, aveva la pelle d’oca quando ce lo ha comunicato.

Non avevo mai fatto qualcosa di così concretamente utile per gli altri, e mi sono resa conto che l’impegno politico deve essere alimentato anche da questo genere di impegno, civile e solidale. Ne parlavamo con un’amica che ho ritrovato nella cucina del Baobab a tagliare pomodori e frutta.

Non avevo mai visto così da vicino la realtà che ogni giorno ci viene raccontata come qualcosa, a seconda dei punti di vista, per cui indignarsi o di cui aver paura.

Ho visto cosa significa avere fame, ho guardato negli occhi le persone a cui ho tentato di regalare un sorriso insieme a un paio di mestoli di lenticchie. Nei campi libici mangiavano una manciata di pasta cruda da intingere in un bicchiere di plastica con un po’ d’acqua, ed erano costretti a stare accovacciati a testa bassa.

Sono solo stata fortunata a nascere qui, e queste persone invece hanno avuto la grande sfortuna di vivere in luoghi tormentati dalla carestia, dalla guerra, da violenze inaudite. Adesso hanno bisogno di essere soccorse e aiutate a proseguire il proprio viaggio in sicurezza, magari per ritrovare dei parenti, o per trovare un luogo dove poter vivere dignitosamente. Invece trovano frontiere chiuse, respingimenti, muri e ostilità.

Una volontaria mi ha indicato un bambino.  È arrivato qui da solo.

Il Baobab lo ha accolto.

 

 

 

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2 Responses to “Al riparo del Baobab”


  1. 1 ziacris1 21 giugno 2015 alle 20:26

    quel bambino, quei ragazzi e tutte quelle donne, uomini, PERSONE.
    Brava Giorgia, grazie a nome loro

  2. 2 4p 23 giugno 2015 alle 19:05

    C’è da rabbrividire,povera gente.
    L’ignoranza e l’egoismo di certe persone è inqualificabie.
    Mai come ultimamente mi sono trovata d’accordo con un Papa, tra me e me pensavo “Bergoglo fonda un parttito che ti voto sicuramete”……………si può anche sognare qualche volta……
    4p


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