Guardare come brucia un uomo?

Non esiste un motivo valido per cui un sito d’informazione, come Servizio pubblico, debba pubblicare integralmente – o anche solo pubblicare, in effetti – il video contenente l’orrore dell’esecuzione di un uomo, chiuso in una gabbia e dato alle fiamme. Perché assecondare la spettacolarizzazione che i carnefici del califfato vogliono fare delle loro gesta mostruose? Non è censura, perché l’informazione puoi darmela correttamente anche solo con le parole, anzi, le parole possono essere molto più efficaci, se l’intenzione è quella di informare e forse anche, com’è giusto, per fenomeni gravi e pericolosi come questo, suscitare indignazione, reazione civile. Non dovrebbe essere questo il compito del giornalismo? Andare a vedere quello che accade nel mondo e raccontarlo. Utilizzare un video prodotto consapevolmente per diffondere orrore, terrore, eccitare violenza e fanatismo sadico e dire ecco, vedi, ti sto informando, guarda anche tu cosa succede al povero pilota giordano arso vivo, non è giornalismo. Oppure, guarda, ora sai anche tu come i boia vestiti di nero tagliano la testa all’ostaggio di turno. No, io non voglio guardare. E certo che non sono obbligata a farlo, ci mancherebbe, ma subito prima dell’avviso “Attenzione. Queste immagini possono urtare la vostra sensibilità” si dice: “non possiamo voltarci dall’altra parte: l’assuefazione – se non peggio, l’indifferenza – non è permessa”. Dunque, se non guardo il video significa che sono indifferente a una tragedia che si sta compiendo sotto ai miei occhi (perché le immagini sono lì, pronte a scorrere, la carne a bruciare, le teste a saltare, il sangue a scorrere…), e l’indifferenza non è permessa.

Peccato che, se guardi il filmato – ho letto, perché non mi sono fatta impressionare dalla minaccia di essere una indifferente al male – ti becchi pure un po’ di pubblicità, perché quella, invece, è sempre permessa, scuote le coscienze, impedisce l’assuefazione.

 

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7 Responses to “Guardare come brucia un uomo?”


  1. 1 mamiga72 7 febbraio 2015 alle 08:36

    Giorgia, meno male che non sono l’unica a pensarla in questo modo. Io mi sono RIFIUTATA di guardare certe immagini, non per paura, ma proprio perchè trovo aberrante spettacolarizzare un evento del genere. Si, spettacolarizzare, perchè chi pubblica certe immagini e certe sequenze non lo fa per informare, ma per dimostrare di avere la verità in mano da diffondere, così da attirare più pubblico (altrimenti non mi spiego la pubblicità affiancata). No, io mi rifiuto. Non guardare non significa non voler sapere, significa scegliere come ricevere l’informazione.
    E c’è un altro lato della cosa. Mio figlio ha undici anni. A undici anni i miei insegnanti mi invitarono a guardare il telegiornale con i miei genitori, perchè dicevano – a ragione – che è ora di iniziare a guardarsi attorno, a mettere il naso fuori dal cortile di casa, e così faccio con mio figlio. Mio figlio è incappato in qualche sequenza delle immagini in questione in un tg dell’una (non delle otto di sera, dell’una, appena messi a tavola). Non ha ricevuto l’informazione, ha ricevuto uno schiaffo in pieno viso gratuitamente. Si è girato dall’altra parte ed ha avuto dieci minuti di terrore. Puro, semplice, per lui inspiegabile terrore. A che serve?
    Scusa la filippica.

    • 2 Giorgia 2 marzo 2015 alle 23:20

      Capisco perfettamente, Sara, soprattutto quando si hanno in casa figli ancora piccoli è difficilissimo mettere un argine al fiume di immagini, notizie, parole violente e terrorizzanti

  2. 3 laltralara 7 febbraio 2015 alle 10:09

    Sono assolutamente d’accordo. Si tratta, ahimè, di una questione di audience…altro che informazione! E’ un’indecenza e rifiutarsi di guardare è l’unica arma che abbiamo a disposizione.

    • 4 Luisa 7 febbraio 2015 alle 15:46

      Informazione? No vile commercio che più vile non si può.
      Io cerco di evitare accuratamente i video, ma ogni tanto purtroppo la televisione te li propina in modo che tu non riesca ad evitarli del tutto, anche se immediatamente cambi canale. Cerco di evitare anche le immagini, già ne ho abbastanza della notizia in sé, anche se necessaria all’informazione.
      Quel che ne penso della stampa in linea di massima è meglio che non lo esprima. Credo si possa intuire.
      Luisa

    • 5 Giorgia 2 marzo 2015 alle 23:22

      già, audience, o numero di connessioni sul proprio sito. Orrendo

  3. 6 ziacris1 18 febbraio 2015 alle 11:27

    Non ha senso continuare a vedere e rivedere le immagini dell’orrore, alla fine ci si abitua, ci si anestetizza, molto meglio le parole, sono più dure e più crude


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