Raccontare, ricordare, scrivere

Lo so, è un po’ ombelico centrico mettersi a guardare le statiche del blog per vedere quali post sono stati letti, per esempio. In effetti non lo faccio quasi mai, ma ieri mi ha colpito rileggere Nuda e cruda, risale al 2007, un sacco di tempo fa. Erano i tempi in cui tra blogger si discuteva, un post accendeva una scintilla, i commenti alimentavano, altri blog riprendevano e rilanciavano la discussione. E andando a rileggerlo, mi sono accorta che Herzog, uno dei blog letterari più belli del periodo, non è più in rete, forse sparito insieme alla piattaforma Splinder. Effe, il suo autore, aveva smesso di aggiornarlo già da tempo, ma speravo che lo avesse messo in salvo su un’altra piattaforma. Peccato, un vero peccato.

Oggi sono andata a parlare della mia esperienza di blogger ai ragazzi di una scuola americana, qui a Roma. La professoressa di italiano gli aveva fatto leggere Scriverne fa bene e così mi sono trovata a rispondere alle loro domande, e a riflettere insieme sul tipo di comunicazione e di scrittura che si realizza attraverso un blog, sul valore che continua ad avere per me questa esperienza, com’è nata e perché, il rapporto che c’è tra il mio diario di carta e quello pubblico in rete. E mentre davo consigli a qualche aspirante blogger ho provato una nostalgia fortissima di quegli anni fertili, della sera in cui ho rotto gli indugi e ho pubblicato il primo post, dell’emozione per il primo commento e dello stupore per quante cose belle si potessero leggere qua e là, quanti rapporti nati navigando tra le parole, tra i commenti, seguendo un link e scoprendo altri blog, nickname che talvolta sono diventate persone in carne e ossa, rapporti che sono diventati amicizie vere. Sono passati quasi dieci anni, accidenti. Ho spiegato ai ragazzi che dopo tutto questo tempo non riesco più ad avere lo stesso desiderio di trasformare tutto ciò che mi accade e su cui rifletto in un post, che aggiorno il blog saltuariamente, e ancor meno vado leggere i blog degli altri. Ho ricordato che i social network hanno tolto spazio a questo mondo già un po’ antico. Un mondo antico, ma forse, nonostante tutto, ancora prezioso, ricco di possibilità e di strade da percorrere.

Se si ha qualcosa da scrivere è bello sapere che ci sarà sempre nel mondo qualcuno che potrà leggerti, dirti che gli piace o gli fa schifo quello che scrivi – uno studente mi ha chiesto proprio se ci fossero mai state persone che mi avevano scritto per criticarmi. A ripensarci no, non ci sono mai state “critiche”, insulti, però ho spiegato che quando si affrontano temi così delicati capita che ci sia chi si sente autorizzato a intervenire per proporti, che so, una cura miracolosa. Ma tanto il potere sul blog ce l’ha il suo autore, che può moderare i commenti o cancellarli, se superano la soglia di una sana dialettica.

Continua ad affascinarmi l’idea che un perfetto sconosciuto capiti sul mio blog in modo del tutto casuale, digitando una parola qualsiasi su google. E senza accorgersene inizi a leggere a ritroso questo diario, indietro, indietro, dieci anni di vita, dieci anni di vicende, emozioni, dolori, progetti, crisi, rinascite, arrabbiature, momenti felici. Mi affascina l’idea che possa conoscermi ed emozionarsi per le mie parole, per la mia vita.

Al decennale ci arriverò, sicuramente, ho risposto alla studentessa che mi ha chiesto: “quindi il blog continua?”

Continua…

 

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6 Responses to “Raccontare, ricordare, scrivere”


  1. 1 Elisa 17 aprile 2014 alle 12:06

    Che bel post, cara Giorgia… mi hai fatto venire i brividi. Grazie di continuare a scrivere con “inveterato corde”.

  2. 3 l. 19 aprile 2014 alle 17:10

    A me è successo proprio così; sono arrivata al tuo blog in modo del tutto casuale, anni fa, in un momento faticoso del mio percorso di malattia, e poi la tua esperienza e il modo in cui hai saputo metterla in parole mi ha affascinato, mi ha confortato e mi ha ‘illuminato’, sì, perché ho scoperto che era possibile integrare il dolore, la rabbia, la frustrazione in un affresco di vita che non se ne lasciasse fagocitare.
    Grazie per questa riflessione.

  3. 5 ilnonluogodiemily 24 aprile 2014 alle 15:56

    brava brava brava….continua a scrivere che serve a tantissime persone (oltre che a te, spero!)


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