Allargare il cuore

Ho riletto le sue mail, i suoi commenti a questo blog, tutti, dal primo all’ultimo, ho ripensato a tutte le volte che ci siamo viste, alle telefonate, agli ultimi sms, a quando sono andata a trovarla i  primi d’agosto, e mi dava indicazioni su dove prendere le tazze per il caffè, perché faticava a camminare e non aveva equilibrio, a quando sono andata a salutarla un mese fa, ed era a letto, attaccata all’ossigeno, così diversa dall’Anna che avevo visto per la prima volta quattro anni fa, eppure no, era proprio lei, capace di mostrarti l’anima mentre ti rivelava qualcosa della tua. Devo leggere il libro che mi ha consigliato quel giorno, mentre le mettevo un po’ di crema sulle mani screpolate, “Una testa selvatica”, di Marie- Sabine Roger.

Un mese di sms senza risposta, aspettando il 20 novembre. Negli ultimi giorni avevo smesso di scriverle, immaginavo che non leggesse più. Invece proprio il 20 le ho scritto che la pensavo tanto, un’ora prima di leggere il post di suo marito sul blog. Suo marito, Angelo, “Obi”, che durante il funerale più bello a cui abbia mai assistito, nell’Aranciera San Sisto, un luogo magico a due passi dalle Terme di Caracalla e dalla chiesa sconsacrata dove mi sono sposata, ci ha raccontato di quante volte aveva immaginato cosa avrebbe detto il giorno in cui Anna non ci sarebbe stata più. Perché sapeva che quel giorno sarebbe arrivato. Alla fine ha scelto di leggere i post più significativi del blog, alternando alla lettura la musica che lei amava, a partire da Chicago di Sufjan Stevens, e i ricordi degli amici.

Questa scelta, la scelta di considerare On the widepeak lo specchio dell’anima di Anna da rivelare a tutti il giorno dell’ultimo saluto, la registrazione più fedele del viaggio compiuto negli ultimi quattro anni e nove mesi da quella montagna “alta e bella larga” dalla quale guardarsi dentro e intorno, mi ha fatto capire che noi abbiamo avuto il privilegio di conoscerla davvero bene. Certo, se non fossi andata a trovarla negli ultimi mesi forse non avrei sentito dentro di me la stessa pace che ho provato guardando il cielo grigio attraverso le vetrate dell’Aranciera e le piante altissime, mentre Obi leggeva e la musica risuonava.

Tra le cose che non ho letto, quando anche io ho cercato di raccontare la nostra amicizia nata qui, in rete, c’era il suo commento del 4 novembre 2008, giorno del mio quarto blogcompleanno, e i versi che mi ha regalato:

“buon compleanno blog che mi hai fatto sentire meno sola, fai come se fossi lì a dare una ditata alla torta, come i bambini prima di spegnere le candeline, e scusa il ritardo…
ecco il mio regalo:
“A partire da quest’ora mi ordino libero
di limiti e linee immaginarie,
Vado ove voglio, totale e assoluto
signore di me,
Do ascolto agli altri, considerando bene
quello che mi dicono,
M’arresto, ricerco, ricevo, contemplo,
Dolcemente, ma con volontà
incoercibile, mi svincolo dalle remore
che trattenermi vorrebbero”
da Canto della strada di W. Whitman”

Oggi, com’è ovvio, avrei scritto in modo diverso il capitolo che la riguarda di Scriverne fa bene, di cui sono riuscita a farle vedere solo la copertina. Però credo di aver seguito i suoi consigli quando mi ha invitata a “esercitare più autorità sulle parole” e a non aver paura di utilizzare liberamente i testi che lei e le altre blogger mi avevano inviato come base di partenza per il libro.

“sono sincera, non ti invidio. Passare due ore a leggere le nostre storie mi ha lasciato spossata. Capisco che tu ne sia provatissima. Ma abbi più fiducia in te e in come sai descrivere il fenomeno della blogterapia, perché lo sai fare. Ed è il tuo ruolo, amichetta, devi fare come fai sempre quando scrivi, ed esercitare più autorità sulle parole, che siano le nostre o le tue 🙂
Non farti scrupoli, funambola!
Buon lavoro!
Annatua”

Non è che sia meno arrabbiata contro il cancro che ha portato via una donna così speciale alle sue bambine, a suo marito, a tutti i suoi cari. E anche a me, che le volevo un bene enorme. A tutte noi, che le volevamo un bene enorme. Anche quando s’incazzava per certe nostre leggerezze o certe sue durezze, o per l’umana incapacità di cogliere fino in fondo le sottigliezze di un’anima ferita. 

Sono sempre incazzata contro il cancro che continua a uccidere – “davvero si muore ancora di tumore al seno?” mi chiesto qualche sera fa un amico. Davvero.

Ma rispetto alla reazione che ho avuto dopo la morte di Anna Lisa, questa volta mi rendo conto di non riuscire più ad avere una reazione. Finalmente ho capito e accettato il senso di queste parole: “Morirò, come tutti, e la mia esistenza si dissolverà lasciando, spero, luminescenti ricordi. Forse da quando mi sono ammalata ci penso di più, è vero. Ma non sono pensieri cupi. O non sempre. Spesso, più che altro, è come se preparassi meglio la mia anima alla convivenza con la consapevolezza della fine. E questo è un esercizio salutare. Che mi allarga il cuore, non me lo stringe di paura.”

Niente reazioni, ora, ma solo “luminescenti ricordi”.

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8 Responses to “Allargare il cuore”


  1. 1 Giulia 26 novembre 2013 alle 19:42

    Ciao Giorgia..
    La luminescenza per me è stato scoprire che si può costruire vita pur dentro la spirale della morte. L’argomento per me tabù e scottante e innominabile, riguarda la sofferenza di chi resta, immaginata, vissuta, toccata da chi sa che deve lasciare. Ho visto vite spezzate da chi se n’e andato male, negando, con rabbia. Ho visto l’incapacità di affrontare “insieme” il morire. Il blog di Anna resta un libro da sfogliare per imparare sempre e di più…e scacciare quella tormentata nostalgia.Grazie e un abbraccio. Ti leggo sempre con tanta ammirazione.

  2. 2 Milva 26 novembre 2013 alle 19:45

    Solo ricordi, resi luminescenti dalle inevitabili lacrime che lei non avrebbe approvato. Ciao Anima Bella

  3. 4 francesca 27 novembre 2013 alle 12:13

    Mi è piaciuto veramente tanto questo post, in tutt’uno anche con le sue parole, è come se rappresentasse la chiusura di un cerchio perfetto. E’ giorni che ci penso, vorrei abbracciarti per abbracciare anche lei. Grazie

  4. 5 wolkerina 27 novembre 2013 alle 23:48

    È bellissimo questo post Giorgia, aiuta davvero ad allargare il cuore. :*

  5. 6 Elisa 28 novembre 2013 alle 09:16

    Ho letto questo tuo post appena l’hai pubblicato decine di volte perché sei riuscita, attraverso questo passo doppio delle sue e tue parole, a farla essere ancora con noi. Ecco i luminescenti ricordi di cui lei parla!
    Poi, seguendo il tuo post, sono andata a rileggere alcuni suoi post. “secondo tabù / versione lunga” è una delle più belle pagine che io abbia mai letto sul rapporto con la nostra malattia e il pensiero della morte. Ho pensato a mio figlio, a quanto vorrei che lui un giorno leggesse il blog di Wide e così l’ho stampato tutto. E l’ho messo, come fosse un libro, nella biblioteca di famiglia. Per lui, perché lui un giorno lui possa leggerlo e capire non solo di cancro, ma soprattutto di VITA.

  6. 7 Arianna 28 novembre 2013 alle 16:22

    Cara Giorgia,

    ti ho mandato un e-mail se vorrai e potrai leggerla. Grazie per raccontarci di Anna, amo sentir parlare di lei.

    Con affetto e stima,
    Arianna

  7. 8 simonetta 13 dicembre 2013 alle 21:20

    Sono invidiosa Giorgia, nel leggere questo bellissimo post, sono invidiosa. Invidiosa del tempo che hai passato con AnnaWide, del privilegio che hai avuto nell’accarezzarla.
    Ma sono anche contenta, contenta di aver trovato un’altra bella persona, un blog da divorare non appena avrò un pò di tempo.
    Ti abbraccio. simonetta


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