Si chiude un ciclo

C’è un titolo.

C’è una copertina.

C’è già un’ipotesi di presentazione a dicembre.

Il libro sta per uscire, e il percorso faticoso che mi ha condotto a questo risultato si sta concludendo.

Qualche mese fa, a maggio, schiacciata da un peso insopportabile, ho giurato che sarebbe stato lo spartiacque di una nuova fase della mia vita, non più “cancrocentrica” com’è stata negli ultimi anni, nonostante mi fossi liberata dalla malattia un’altra volta, anche grazie all’aiuto prezioso di averne scritto in questo blog.

Sono stati anni difficili, gli ultimi tre, difficilissimi. Non riuscivo a lasciarmi alle spalle quel che avevo passato, nemmeno la scrittura di Come una funambola ha segnato la conclusione di un processo di elaborazione del vissuto di malattia. Nemmeno l’impegno per far nascere Oltreilcancro ha esaurito il mio coinvolgimento. Come potevo? Si è ammalato e ho visto morire mio padre, Anna Lisa se n’è andata, esattamente un anno dopo, e per lei ho contribuito a fondare l’associazione che ha preso il suo nome da blogger, Annastaccatolisa, per raccogliere fondi e finanziare la ricerca sui carcinomi mammari. Poi, cercando un vero editore per Come una funambola, è arrivata la controproposta di scrivere un altro libro, ancora su questo argomento: cancro, scrittura, comunicazione, blogterapia. Ho faticato ad accettare, ho perso tempo, resistito, mi sono interrogata tante e tante volte, mi sono lamentata con me stessa e con le persone che hanno assistito con un po’ di preoccupazione al tormento con cui stavo vivendo qualcosa che avrebbe dovuto gratificarmi: ti è stato commissionato un libro, hanno fiducia nelle tue capacità di scrittura, e si considera importante l’esperienza che tu e altre persone avete vissuto. La mia cara editor non se ne abbia a male per questo sfogo, ma è giusto che anche lei sappia – e lo sa, lo sa – quanto mi è costato rispondere alle sue sollecitazioni. Ecco, spero tanto che presto potrò dire che ne è valsa la pena, non per gratificazione personale, ma perché vorrei che il cancro fosse strappato al dominio del silenzio, dei tabù e dei troppi luoghi comuni. E se il libro che ho scritto contribuirà a farlo, allora sì, potrò dire che ne è valsa la pena.

Poi però, come ho giurato, devo chiudere il cerchio che troppo spesso si è trasformato in una spirale soffocante. Devo ricominciare a pensare al mio benessere, a godere del tempo che, per citare il frammento presocratico che ha dato il titolo a un libro di Tabucchi, invecchia in fretta e a godere della vita che vivo ora, con le persone che amo e da cui sono amata. Ho voglia di leggerezza, di impegni mentali diversi, di recuperare pienamente ciò che in questi anni ho trascurato e rischiato di perdere, quasi senza rendermene conto.

 

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11 Responses to “Si chiude un ciclo”


  1. 1 Silvia Rossi 11 ottobre 2013 alle 18:58

    brava! …e adesso avanti… 😉
    s

  2. 3 milva61 11 ottobre 2013 alle 19:12

    Fai tutto e solo quello che ti/vi fa stare bene.

  3. 5 Berenice 12 ottobre 2013 alle 12:36

    Leggo il tuo blog da molto tempo, con interesse. La malattia firma a volte le parole di chi la percorre; nel tuo caso, permettimi, di profondità e di stile notevoli. Detto questo, il valore della scrittura, e maggiormente della scrittura di qualità, come la tua, è di per sé inestimabile. Il ciclo si chiuderà di sicuro, e questo tuo lavoro, costato così tanto, ne sarà il centro geometrico, netto, limpido, risolutivo.
    Un caro abbraccio.
    Berenice

    P.S.: personalmente condivido ogni tua parola su questo paese ammalorato, e anche grazie a te ho aperto anch’io un piccolo angolo di riflessione, dove esprimere (provocare?) indignazione ma anche speranza, o solo bellezza.

  4. 7 ziacris1 14 ottobre 2013 alle 10:39

    Un colpo di coda e si ricomincia con nuovi orizzoti davanti e tanto rogoglio per quello che sei riuscita a fare e sappi che davanti avrai tanto tempo per recuperare quello che è rimasto indietro

  5. 9 4p 18 ottobre 2013 alle 10:40

    Penso che sia molto soggettivo, il continuare a parlarne per informare o perchè no, anche per esorcizzare in alcuni casi, e poi l’andare oltre.
    Il passato non si dimentica e il ricordo è indelebile, tanto dolore sia fisico che mentale e anche quel dolore di condivisione avendolo vissuto sulla propra pelle, non ha eguali.
    Penso, credo forse mi sbaglio, ma l’essere gratificati da un tormento soffocante a livello personale ha dato le basi a questa grande struttura, che è il parlato, l’espressione viva del cancro.
    Grazie per questo nuovo libro che “in prescia in prescia” comprerò.
    Adesso è ora di te.
    Pat

    • 10 Giorgia 28 ottobre 2013 alle 17:06

      Hai ragione Pat, è molto soggettivo il percorso che si fa dopo, via via che gli anni passano, e per quanto mi riguarda rivendico tutte le scelte fatte, anche perché sono certa che mi hanno fatto vivere molto meglio ciò che è accaduto. Ma, come scrivi, è ora di me, di una me che ha bisogno di voltare pagina.


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