Votare per decidere

Per un po’ su questo blog scriverò soprattutto di politica. Come ho già scritto tra meno di un mese ci saranno le elezioni e ho intenzione di utilizzare questo spazio anche per  cercare di convincere il maggior numero di persone a condividere con me attese, preoccupazioni, e soprattutto scelte per il nostro futuro in un momento così cruciale. Perché è sempre un momento cruciale, quello in cui si decide da chi farsi rappresentare in Parlamento, da chi farci governare, a chi affidare le nostre istanze di cambiamento o di conservazione. Con il nostro voto possiamo eleggere persone che, a loro volta, voteranno dei provvedimenti che incideranno pesantemente, nel bene e nel male, sulle nostre esistenze. Se noi non votiamo qualcuno comunque voterà anche per noi. Qualcuno che noi non abbiamo scelto. Quindi escludo a monte dalle mie considerazioni chi si astiene, chi annulla il voto, o vota scheda bianca. Questo genere di disimpegno non l’ho mai capito. Perché non ho mai creduto al qualunquismo del “tutti sono uguali, tutti rubano alla stessa maniera” , perché come canta De Gregori, “è solo un modo per convincerti a stare chiuso in casa quando viene la sera.” Nonostante gli scandali apparentemente trasversali, nonostante le delusioni e i bocconi amari masticati fino alla nausea, io sono convinta che non tutti sono uguali e che qualcuno mi rappresenti più di altri. Che certe persone non mi rappresenteranno mai, che altre hanno ottenuto il consenso abusando del proprio potere economico e mediatico. Che altre ancora perseverano nell’autolesionismo della sinistra italiana, meglio duri e puri, meglio all’opposizione, meglio ognuno nel proprio orticello rivoluzionario che fa il solletico al potere, sempre pronto a riorganizzarsi, riciclarsi, chiamando a raccolta tutte le proprie armate. Questa miscela esiziale fatta della memoria corta degli italiani e del tafazzismo della sinistra rischia ancora una volta di scippare a un’alleanza di centrosinistra la possibilità di governare per un tempo sufficientemente lungo e con una maggioranza solida. Governare. Go-ver-na-re. Non inciuciare, né fare le anime belle della testimonianza. Ma governare. Decidere delle cose che riguardano la nostra vita, il nostro futuro e quello delle generazioni successive. Scelte economiche nel segno dell’equità e della redistribuzione della ricchezza, politiche sul welfare, sulla salute, sull’istruzione e sulla ricerca, l’allargamento dei diritti e il rispetto delle leggi che regolano il vivere comune sono tra le cose importanti che dovrebbe fare un governo di sinistra e che, com’è evidente, non sono state fatte dai governi precedenti. Dal Parlamento attuale purtroppo era rimasta fuori proprio quella componente di sinistra che oggi si è alleata con il PD, sottoscrivendo la carta d’intenti Italia bene comune. Ecco, io vorrei che dal 26 febbraio questa componente, che si chiama SEL, possa essere numerosa, forte e stimolante per dare il suo contributo al governo del Paese. Purtroppo abbiamo ancora quella porcheria di legge elettorale che non permette di scegliere i candidati, però io conosco lei, e farò di tutto perché possa essere eletta.

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