La strada delle lucciole

C’era una strada dove le lucciole, d’estate, illuminavano la notte.

La percorrevamo per sfidare l’ignoto, e proprio al limitare del buio più fitto quel luccichio intermittente ci rassicurava, come uno sciame di spiritelli guida che accompagnano il viaggio dell’eroe.

Berni pareva il più impavido, brandiva un ramo spezzato e levigato con il coltello da cui non si separava mai.

Diana lo sfidava, superandolo e lanciandosi a rotta di collo nella boscaglia, finché anche le lucciole rinunciavano a seguirla.

Io dovevo sopportare lo scherno, sempre ultima e incerta, spaventata dal silenzio rotto dalle grida improvvise degli uccelli notturni, dai fruscii sinistri spesso provocati ad arte dai miei compagni.

Ma non avrei mai rinunciato a quelle scorribande, anche se le detestavo, e il cuore rotolava su per la gola, facendomi mancare l’aria.

Sapevo che loro non avrebbero mai rinunciato a me, perché ero proprio io, la più fifona e goffa, quella che guardava loro le spalle, proteggendoli, nonostante tutto.

Anche quando si abbandonavano ad un mai confessato amore, sapevo che il mio compito era quello di alimentarlo e preservarlo, insieme alle lucciole e alle civette.

Un giorno però mi hanno detto vai, torna a casa, non preoccuparti per noi, lo sappiamo che non hai voglia di seguirci.

Ho provato a insistere.

Ma il loro non era un invito, o un suggerimento.

Mi stavano ordinando di separare la mia strada dalla loro, di tornare indietro e lasciare che varcassero la soglia della notte senza di me.

Li ho visti sparire insieme alle lucciole, inghiottiti dal buio.

Quando sono arrivata a casa, senza dare spiegazioni per quel precoce e solitario rientro, mi sono chiusa nella stanza e ho spalancato la finestra, accorgendomi solo allora che la luna era piena e gravida di promesse.

Mentre lottavo per non cedere al sonno, che temevo come un nemico crudele, uno di quei piccoli insetti luminosi è atterrato esausto sul mio davanzale e si è spento definitivamente.

 

[Iniziato e poi concluso ispirandomi al tema “La solitudine prima di addormentarsi” del gruppo di scrittura FUL]

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4 Responses to “La strada delle lucciole”


  1. 1 widepeak 11 aprile 2012 alle 16:46

    bene, molto bello! peró mi dispiace, ma non ci credo che eri la più paurosa, è solo finzione letteraria, vero?

  2. 3 4p 11 aprile 2012 alle 16:58

    E’ un bellissimo racconto Giorgia.
    Io lo interpreto a modo mio.
    Quel luccicchio intermittente ha dato luce e bellezza ai ricordi.
    Col tempo e lo scorrere degli anni si arriva ad un punto che, pur vedendo quella grande luna piena di promesse ci si senta spaventati.
    Lasciare una strada vecchia per una nuova intimidisce, ci rallenta per le incertezze, quella strada siamo noi, credo, penso sia il nostro cambiamento che ci porta ad affrontare le cose a volte in modo diverso.
    Non è così facile trovarsi sempre bene con se stessi.
    Leggerti è sempre un grandissimo piacere, un abbraccio
    4p

    • 4 Giorgia 11 aprile 2012 alle 17:24

      wow, che interpretazione! Guarda, ti confesso che, come spesso mi accade,soprattutto nel caso di racconti brevissimi come questo, il punto di avvio è assolutamente spontaneo, quasi automatico. Il senso di un’immagine, come quella delle lucciole, viene costruito scrivendo.
      Un abbraccio a te


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