Recupero, caos e ricerca

Eccomi qua, dopo la pausa necessaria a far sedimentare il post precedente e ad accogliere l’inevitabile dibattito che ha suscitato. Ci saranno ancora occasioni per riparlare di prevenzione e diagnosi precoce, senza le quali non esiste una politica sanitaria efficace contro il cancro.

Adesso mi urge raccontarvi che ho finito di leggere, sottolineare, appuntare con segni vari – pallini, punti esclamativi, linee orizzontali – annotare, commentare, il libro The wounded storyteller  di Arthur W. Frank.

Da questa lettura fondamentale ho tratto l’interpretazione autentica della mia narrazione di malattia (fatta qui e nel libro Come una funambola) e una chiave preziosa per comprendere anche le storie di altre narratrici e narratori feriti dall’esperienza del cancro.

Ho imparato a riconoscere una narrazione di recupero, o del “come prima”, fondata sull’aspettativa della guarigione completa e sulla fiducia che dal viaggio nella malattia si tornerà nello stesso mondo che si era dovuto lasciare provvisoriamente, dalla narrazione caotica, o antinarrazione, caratterizzata dall’assenza di una voce capace di raccontarsi e riflettere su di sé, priva di consequenzialità temporale, di causalità, perché il narratore caotico in realtà non narra, ma prova a dire il caos in cui vive,  in un presente doloroso e frammentato,  non ricorda il passato e non immagina il futuro. Il suo non è un viaggio, ma un abbandono al naufragio. La narrazione di ricerca è invece quella che dopo l’illusione del “come prima” e la confusione del caos, riconosce che il mondo a cui si approderà dopo il naufragio non sarà più lo stesso, e la propria identità (psichica e corporea) subirà una trasformazione nel viaggio attraverso la malattia, che viene accettata e utilizzata ai fini di cambiamento che può coinvolgere non solo il narratore, ma anche gli altri. La persona malata, nella narrazione di ricerca, diventa testimone, che è un termine assai più bello di sopravvissuto.

 

 

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2 Responses to “Recupero, caos e ricerca”


  1. 1 biancaspina 21 marzo 2012 alle 13:43

    Interessantissimo questo post, mi procurerò al più presto il libro.
    Io sono stata subito consapevole che il “dopo” non sarà più lo stesso, non potrebbe esserlo e credo che molti di noi nemmeno lo vorrebbero, se per assurdo si potesse.
    Accogliamo la nuova consapevolezza, custodiamo come un dono il nuovo sguardo, e cerchiamo di diventare persone migliori.
    Grazie grazie!

  2. 2 4 p 25 marzo 2012 alle 21:29

    Comè importante la tua analisi.
    Penso che lo sia anche per chi non essendo direttamente testimone abbia il bisogno di capire di più. Grazie Giorgia.

    Ho seguito il tuo consiglio e dopo “Pina” ho visto un altro bel film “Quasi amici”. Certamente Pina mi ha conquistata, qui è tutt’altro genere, ma un buon film, recitato egregiamente, una musica stupenda e una gran storia simpaticamente e altrettanto profondamente trattata.

    ……e adesso dovrei ringraziarti ancora, uff divento monotona e allora ti invio un bell’abbraccione complimentoso e affettuoso.

    Ciao 4p


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