Ripensamenti e pensieri di una bloggheressa inquieta

Non scrivo più come una blogger. Non mi sento più la bloggheressa di un tempo, anche se spesso vorrei ricominciare a vedere le cose che mi accadono e che accadono nel mondo in quel modo lì, con la stessa urgenza di raccontarle e condividerle.

Sono passati quasi sette anni, ma non posso imputare questo cambiamento solo al tempo passato, alla stanchezza, oppure al fatto che in questi anni non sono stata solo una blogger, ma una cancer blogger. E che questo ha cambiato un bel po’ la fisionomia di questo posto, il genere di persone che ci capita o che lo legge. Che poi, essendo  libera dalla malattia, come si dice in linguaggio medico, da molto tempo, non mi sento nemmeno più propriamente una cancer blogger. Oscillo tra l’esserlo per esperienza e non volerlo essere per scaramanzia. Mi dibatto tra la necessità di essere sempre e ancora più vicina a chi così libero non è, e l’altrettanto potente urgenza di occuparmi con più impegno di altro. In questo stallo il blog dondola, a tratti annaspa, si chiude a riccio, riemerge con fatica nei momenti più duri.

Sono successe cose sulle quali in altri tempi avrei subito scritto dei post, il primo corteo studentesco di Lula, e la dolorosa manifestazione del 15 ottobre a Roma, devastata dalla violenza di pochi violenti tra una moltitudine di indignati pacifici, arrabbiati ma pacifici, scippati anche del diritto di manifestare, pacificamente e senz’armi.  E dopo ancora Roma, la mia città, colpita da un nubifragio che ha trasformato strade in fiumi ed è costato la vita a un immigrato cingalese rimasto intrappolato dall’acqua nel seminterrato in cui viveva. E poi l’orgia d’immagini del corpo del tiranno ucciso, l’interrogativo sulla fine delle tirannìe, e sull’oltraggio a un corpo responsabile di una moltitudine di oltraggi. La vendetta.

Ecco, a proposito di vendetta, oggi che ho visto il bellissimo This must be the place, ho in mente un’idea diversa e più accettabile di questa complicatissima passione umana.

 

 

 

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19 Responses to “Ripensamenti e pensieri di una bloggheressa inquieta”


  1. 1 GinT 23 ottobre 2011 alle 21:17

    Ti confesso che ero qui che aspettavo un tuo post, sono successe così tante cose (soprattutto a Roma).
    Se solo abitassimo nella stessa città ci saremmo andate insieme a vedere This must be the place.
    Ti leggo sempre con tanto piacere, un abbraccio grande Giorgia cara

    • 2 Giorgia 24 ottobre 2011 alle 17:19

      Per questo ho scritto questo post… Mi sono chiesta come fosse possibile che non avessi ancora scritto niente sugli accadimenti di questo periodo. E sì, sarebbe stato bello andarci insieme al cinema, cara GinT. Ma quando vieni a trovarmi qui a Roma?

      • 3 GinT 25 ottobre 2011 alle 10:28

        Tra l’altro sai, Giorgia cara, settimana scorsa sono andata a vedere uno spettacolo di Pippo Delbono che si chiama “Dopo la battaglia”. Impossibile non pensare a te già dal titolo, ma anche poi nel vivo della scena con riferimenti a questo triste e cupo periodo di decadenza e poi nei movimenti bellissimi di Mairiga Maggipinto, danzatrice di Pina Bausch che le ha reso omaggio. Ti riporto più o meno le parole che ha detto prima della sua performance, a me han fatto venire i brividi.
        “Dopo la morte di Pina l’ho sognata. Ho sognato che eravamo in un teatro grigio e triste e c’era un fotografo che scattava foto con una polaroid. Guardando la foto ho notato che invece del teatro grigio era ritratto un bellissimo campo di fiori.E non capivo perché.Ho chiesto spiegazioni a Pina e guardando nei suoi occhi ho visto quel bellissimo campo di fiori”.
        Secondo me è poesia pura, ti lascio anche il link della performance che ha una musica struggente ma travolgente.

        Un abbraccio da qui, grande grande grande in attesa di venire e dartelo d persona.

  2. 4 ziacris 24 ottobre 2011 alle 08:26

    Si arriva ad un punto che ci si sente “oltre”, ma poi si rientra per accadimenti esterni nella situazione di cancer blogger, è un vestito che abbiamo addosso e che fatichiamo a togliere, nonostante ci stia diventando stretto e sia anche un po’ consunto, si fatica a toglierlo per paura di perdere le persone che abbiamo conosciuto durante la scelta, la prova di questo abito, si teme che la nostra “esperienza” venga perduta e di non poter più essere d’aiuto a qualcunom quando sappiamo benissimo chel e nostre parole possono essere ancora molto utili, perchè nell’ambito ospedaliero l’auto-aiuto è ancora di là a venire.

    • 5 Giorgia 24 ottobre 2011 alle 17:21

      Hai ragione Zia Cris, questo vestito più che un vestito è una nuova pelle. Forse dobbiamo trovare ancora un nuovo equilibrio, il modo giusto per essere utili agli altri e a noi stessi. Smack, ti voglio bene zietta 😉

  3. 6 Francesca Grieco 24 ottobre 2011 alle 12:38

    mi piace molto leggerti

  4. 8 wolkerina 24 ottobre 2011 alle 15:06

    posso solo vagamente intuire il groviglio di pensieri che in questo momento frullano nella tua mente, egoisticamente però mi auguro solo che tu non smetta di scrivere..

  5. 11 4p 24 ottobre 2011 alle 21:54

    E’ un post bellissimo.
    Racchiude tutto ciò che sei.
    Il tempo è trascorso, hai sofferto tanto, sei oltre come ultimamente afferma Zia Cris, ed è una cosa bellissima della quale gioire, io penso proprio per il rispetto che si ha verso coloro che ancora lottano.
    La tua conoscenza è profonda, vissuta e per questo utile a tutti.
    E’ un vestito ormai stretto, ma come tutte le cose che sono vissute intensamente, non sarà mai riposto in un vecchio baule in soffitta, e anche se non lo si è mai indossato, ma lo si è visto indossare a parecchie persone vicine, rimarrà sempre e per sempre nel nostro “armadio”.

    Il primo corteo studentesco di Lula, è la notizia più “vera” fra tutte, ma ci pensi???
    E’ uno dei film che ho nella lista, insieme all’ultimo di Olmi.

    Un abbraccio
    Pat

    • 12 Giorgia 25 ottobre 2011 alle 20:57

      Grazie Pat, ma vorrei che fosse chiaro che quello che intendevo, rispetto al non sentirmi più propriamente una cancer blogger, è che quando scrivevo “nella battaglia”, avevo fatto del blog una parte del mio percorso di cura, raccontando mi studiavo, prendevo le distanze dalla malattia pur essendoci completamente immersa. Continuo a sentirmi oltre, ma sempre pericolosamente in bilico. Meno guerriera, più funambola.
      Ti abbraccio forte

  6. 13 4 p 26 ottobre 2011 alle 10:35

    Intendevo proprio quello che hai specificato qui sopra.
    4 p

  7. 14 cenerentola 27 ottobre 2011 alle 15:01

    mi associo a wolkerina ed affermo che per egoismo vorrei che tu, come zia cris, non smetteste di scrivere….. solo per quelle come me che sono ancora in mezzo alla tempesta.
    grazie cenerentola

  8. 16 wp 27 ottobre 2011 alle 16:12

    io avevo scritto una cosa molto bella, pregnante, un tantino commovente e tanto sincera. poesia pura.
    purtroppo il commento è sparito e allora basta, non mi viene più ma mi vuoi bene lo stesso?
    😉

  9. 18 Carlotta 6 novembre 2011 alle 15:33

    Sono arrivata qui per caso. O forse in realtà nulla accade per caso. Forse cercavo qualcuno che, anche se da lontano, potesse parlarmi della bestia. Ho avuto il cancro, ma ora – così sembra, anche se stento a crederci – l’ho sconfitto. Ho un blog, ma non mi sento una cancer blogger, anche perché per mesi non ho più scritto nulla e ho ricominciato solo a incubo finito, ora che sono ancora confusa e attonita perché sento che tutto è successo troppo in fretta, perché mi vedo senza un pezzo di polpaccio e penso che un mese fa la mia gamba era ancora “normale”… Sono fortunata, incredibilmente fortunata, e non finirò mai di dire grazie per la mia guarigione. Eppure tutto questo ha lasciato dentro un segno indelebile. Oscillo anch’io, come tu hai scritto così bene, fra l’urgenza di capire e il desiderio di pensare ad altro. Forse diventerò anch’io una cancer blogger, ma lo diventerò a posteriori. Quando riuscirò a raccontarmi quello che è successo, ad accettarlo e a non volerlo cancellare.
    La vita tornerà come prima, spero. Ma non potrà più essere come prima. La bestia ci toglie tanto, ci regala tanto. Forse ci restituisce a noi stessi.

    Un abbraccio.

    • 19 Giorgia 6 novembre 2011 alle 17:51

      Cara Carlotta,
      cambia la vita perché cambiamo noi o, come dici bene tu, veniamo restituiti a noi stessi. Sentirsi fortunata per essere guarita e non sfigata per esserti ammalata è un modo bello e positivo di affrontare quello che ti è accaduto e continuare a vivere con una marcia in più.
      Un abbraccio, sono felice tu sia capitata qui.


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