Triste primavera

La primavera dovrebbe iniettarmi buon umore, invece non è così. Mi sento sconclusionata e stordita, mi avvicino quasi per forza d’inerzia al giorno successivo, e a quello seguente, e al successivo, e mi dico to’, sta finendo marzo, ma guarda, è primavera, l’ora legale, le giornate che si allungano…

Si avvicinano date difficili da attraversare senza dolore, senza annaspare tra i ricordi di quegli ultimi sei mesi iniziati ad aprile, e finiti il 3 ottobre.

Sei mesi, mezzo anno. Sei mesi per andar via, sei mesi di assenza.

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10 Responses to “Triste primavera”


  1. 1 widepeak 28 marzo 2011 alle 09:17

    commento a questo tuo post, in modo molto autoreferenziato, perdonami, ma questa mattina, venendo a lavoro, pensavo che anche io sto elaborando un lutto, il lutto per il mio futuro, per la serenità che mi illudo di poter generare intorno a me, nonostante le condizioni avverse. e forse per questo mi ritrovo nelle tue parole, nei giorni che passano senza riuscire, se non a volte per un attimo, ad alzare la testa vogliosa di vita.
    ma un lutto concreto come il tuo, quell’assenza, come si fa. si fa con pazienza. forse non si supera mai. si porta pazienza verso il nuovo dolore che è presente per sempre. per scoprire una mattina che si può essere felici anche con quel dolore dentro, e che in ogni caso non si può non provarci. ti mando il mio abbraccio di buona giornata, un abbraccio di quelli che si aggrappano, ma sperano anche di tenere su.

    • 2 Giorgia 28 marzo 2011 alle 17:25

      Mia cara, mi sono tenuta stretta il tuo abbraccio, e ti ringrazio per aver condiviso con me questi tuoi pensieri faticosi, da cui immagino quanto sia difficile allontanarsi per alzare la testa.
      Però non credo che sia un illusione la serenità che generi attorno a te. Se la senti tua, è anche degli altri.
      Bacetti

  2. 3 4p 29 marzo 2011 alle 20:33

    Un abbraccio
    4 p

  3. 5 GinT 29 marzo 2011 alle 21:24

    La primavera fa un brutto effetto anche a me, divento malinconica e cattiva.Vorrei quasi rimanere nel mio inverno e mettere la testa fuori dal piumone quando tutto si starà stabilizzato.
    Io dico sempre (a chi sai tu) che non credo si possa superare un dolore.Si impara a conviverci.Giorno dopo giorno, settimana dopo settimana, mese dopo mese.Anche sua madre disse di non dimenticare, di lasciare che il dolore si facesse strada affinchè si mantenesse vivo il ricordo.Sempre.
    Che poi io non sono nessuno per dirti tutto questo, ma mi fa tanto bene al cuore sentire la mia nonna che parla del mio nonno con una forte connotazione di vita.
    Un abbraccio Giorgia cara, attendo il tuo libro con trepidazione ma accidenti tarda ad arrivare 😦

    • 6 Giorgia 30 marzo 2011 alle 22:07

      credo che sia così, con certi dolori s’impara a convivere.
      Mi dispiace che il libro tardi, attraverso Feltrinelli è sempre un po’ lunga la faccenda. Invece su Ilmiolibro sono molto veloci, visto che lo stampano loro… Eh, capisci perché vorrei un editore?

  4. 7 innoallavita 31 marzo 2011 alle 12:55

    Sta succedendo anche a me. Do la colpa alla terapia ormonale! Ma non è così…

  5. 9 Romina 31 marzo 2011 alle 22:19

    Ciao Giorgia
    non ho mai commentato sul tuo Blog ma avevo lasciato un commento al post di Benvenuto di “oltre il cancro”. Leggo regolarmente tutte voi ormai dall’ottobre 2009 quando a mio padre fù diagnosticato il cancro che me l’ha portato via ieri sera…proprio a quest’ora.
    Oggi è il mio primo giorno di “assenza”…e sono probabilmente ancora troppo frastornata per capire bene cosa significa….per fortuna a me la primavera fà un effetto bellissimo…e anche nelle ultime settimane…tutto questo rifiorire della natura mi ha tanto aiutato ad essere il più positiva e serena possibile…non so perchè ti sto scrivendo tutto ciò. Anche se non conosco personalmente ognuna di voi, ho partecipato al tuo lutto, a quello di “inno alla vita” e a quello di Mia… allo stesso tempo ho cercato di godermi ogni singolo attimo con il mio papà..per non ritrovarmi ora con il rimpianto di non avergli detto qualcosa che ora non potrei più dirgli. Senza saperlo mi avete aiutato tanto e sono certa continuerete a farlo. Io non sò come sarà per me ora, ma condivido troppo la frase di Widepeak che riporto “si fa con pazienza. forse non si supera mai. si porta pazienza verso il nuovo dolore che è presente per sempre. per scoprire una mattina che si può essere felici anche con quel dolore dentro, e che in ogni caso non si può non provarci.”…e poi come mi dice la mia piccola Sofia….”non dobbiamo essere tristi perchè lui sarà sempre nel nostro cuore”
    Scusami l’invasione nel tuo blog ma mi sentivo troppo di lasciare un segno oggi..proprio qui da te

    • 10 Giorgia 31 marzo 2011 alle 23:00

      Romina, grazie davvero per aver voluto condividere qui, subito, il dolore per tuo padre che non c’è più. Da quello che scrivi mi sembri molto serena, forse anche preparata a quello che è successo. Però non ti nascondo che all’inizio forse si è talmente frastornati da non realizzare. Poi si realizza,e il dolore cambia. Come dice Widepeak, il dolore resta con noi, impariamo a conviverci. E’ la mancanza ciò che è più difficile da sopportare. Mio padre se n’è andato davvero troppo in fretta, la malattia è stata velocissima, e così per me è stato ancora più difficile abituarmi a non avere più quel sostegno che ho avuto accanto per tutta la vita.
      Sono felice di averti potuta aiutare, in qualche modo. E spero di farlo ancora in futuro. Passa di qua, quando vuoi. Un abbraccio forte


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