Preoccupazioni e crisi di coscienza

Ho riso ogni volta che Lula mi chiedeva “ma sarà vero che nel 2012 ci sarà la fine del mondo?”

“Ma no, figurati! Il mondo doveva finire nell’anno 1000 e nel 2000. Margherita Hack ha detto che manca ancora tanto tanto tempo prima che il mondo finirà. E lei è una scienziata di cui mi fido.”

Adesso lei torna alla carica con la previsione di Bendandi sul terremoto catastrofico che dovrebbe colpire Roma tra un paio di mesi, l’11 maggio e in modo ancora più devastante l’anno prossimo, il 5-6 aprile, quando tutto il pianeta dovrebbe essere interessato da scosse violente (la profezia Maya…?). “Mamma, noi quel giorno dobbiamo andarcene da Roma,” insiste l’adolescente inquieta e inquietata dal catastrofismo. Eh, se ci fosse papà, penso tra me e me. “Eh, se ci fosse nonno!” le dico cacciando indietro le lacrime che si affacciano. “Lo sai cosa ti direbbe? Che i terremoti non si possono prevedere, e meno che mai con questa precisione e così tanto tempo prima che accadano.  Che Roma non è un’area altamente sismica, e infatti non si hanno notizie storiche di eventi sismici rilevanti con epicentro nella città.”

Adesso ho trovato questa dichiarazione del direttore del dipartimento di Scienze della Terra dell’Università di Roma (dove insegnava papà). L’ho fatta leggere a Lula, e sembra essersi placata, anche se in questi giorni sembra più sensatamente preoccuparsi di ciò che sta preoccupando anche me: gli effetti del disastro nucleare giapponese – “sta arrivando la nube!” “Sì, sta arrivando la nube anche qui, ma dicono che è assai debolmente contaminata da radiazioni, e non ci sarà nessun pericolo per la salute.” Sicuramente sono più contaminata io che mi sottopongo a raggi due volte l’anno…

E si preoccupa – come tutti noi – per la guerra in Libia.

Ecco, la guerra in Libia mi mette in seria difficoltà, mette in crisi i miei convincimenti antimilitaristi e pacifisti. Perché quando Gheddafi ha iniziato a riguadagnare posizioni con le sue milizie, con i cecchini e con le bombe e il resto del mondo stava a guardare, io friggevo e dicevo “allora? Che si fa? Lasciamo che la rivolta venga soffocata nel sangue e che il dittatore definito “un riformatore” dal nostro ministro degli esteri il 17 gennaio, continui a rinchiudere i migranti che l’Italia respinge nei lager libici?” I ribelli, gli insorti – chiamiamoli come ci pare – hanno chiesto aiuto. Eppure quando sono partiti i primi bombardamenti francesi mi sono detta che anche le bombe “umanitarie” uccidono. E uccidono i civili, come sempre. Com’è accaduto con i bombardamenti Nato in Kosovo.

Ma come sarebbe andata a finire la nostra Resistenza al nazismo senza l’intervento militare alleato?  O la Guerra civile spagnola,  se le democrazie europee fossero intervenute militarmente a sostegno dei repubblicani?

Ieri Lula ha scritto un tema la cui traccia partiva da questa citazione di Tiziano Terzani:

Ancor più che fuori, le cause della guerra sono dentro di noi.  Sono in passioni come il desiderio, la paura, l’insicurezza, l’ingordigia, l’orgoglio, la vanità… Lentamente bisogna liberarcene.  Dobbiamo cambiare atteggiamento.  Cominciamo a prendere le decisioni che ci riguardano e che riguardano gli altri sulla base di più moralità e meno interesse.  Facciamo più quello che è giusto, invece di quel che ci conviene. Educhiamo i figli ad essere onesti, non furbi.  E’ il momento di uscire allo scoperto; è il momento d’impegnarsi per i valori in cui si crede.  Una civiltà si rafforza con la sua determinazione morale  molto più che con nuove armi.

Il tema non l’ho letto, ma ammetto che in questi giorni di dubbi non riesco ad essere convinta, com’ero un tempo, che la risposta non-violenta e neutrale sia sempre e comunque quella da dare. E leggere queste riflessioni di Daniel Cohn-Bendit, pubblicate su Repubblica di ieri, rafforzano questo dubbio:

Gandhi vinse contro un imperialismo democratico, non contro un tiranno sanguinario pronto a sterminare il suo popolo. Gandhi poté trovare una terza via, per i rivoluzionari libici la terza via non esiste sul campo. È triste che non lo si capisca. Agire è giusto, come lo fu contro Milosevic e i suoi massacri in Bosnia e in Kosovo. La guerra è sanguinosa, lo fu anche la Resistenza nell’Europa occupata dall’Asse. Ma allora gli italiani dovrebbero rinnegare la Resistenza?

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8 Responses to “Preoccupazioni e crisi di coscienza”


  1. 1 carmen 24 marzo 2011 alle 11:00

    Mamma mia anche io ho questi dubbi, contro la guerra senza se e senza ma…ma ora, che non si è fatto niente prima, si resta a guardare? Mi sono un pò consolata (si fa per dire ) con questo articolo di Manconi sull’Unità, non so se lo hai letto, te lo linko comunque. Un abbraccio. C.

    http://www.unita.it/commenti/luigimanconi/il-male-minore-1.278156?listID=1.58439&pos=0

  2. 3 Vale 24 marzo 2011 alle 17:06

    Penso che i dubbi sulla guerra in Libia li abbiamo tutti. Io non so se sia giusto o no l’intervento in atto, ma so che i motivi che lo spingono non mi convincono affatto. Io non credo che si tratti di una guerra umanitaria (se mai possa poi esistere una guerra così) ma che sia, come sempre, spinta da motivi di natura economica. Non credo si possa paragonare l’intervento in Libia con la resistenza in Italia. La “rivolta” libica, quella si che è per la libertà. Ma l’intervento della NATO…non so. Tutto ciò mi lascia scombussolata e confusa.

    • 4 Giorgia 24 marzo 2011 alle 20:04

      certo, gli interessi economici fanno la differenza nel decidere se un popolo “merita” di essere aiutato a liberarsi di un tiranno. e questo fa schifo, non c’è niente da fare. e fa schifo che il tiranno è stato mantenuto lì da chi ora lo bombarda. ma qual’era l’alternativa?

  3. 5 D 25 marzo 2011 alle 11:47

    E meno male che non ha ancora letto niente dell’HAARP! ; )

    Muxu, D.

  4. 7 4p 26 marzo 2011 alle 17:13

    Quelle due citazioni mi spiazzano.
    Dentro di me sono più in linea col pensiero di Terzani, ma ………., quando è troppo tardi, quel giornalista che ha scritto l’articolo su repubblica mi trova d’accordo, ma come è possibile?????
    Io non ci capisco più niente, avevo poche certezze e adesso…………., più manco quelle.
    Ciao e grazie di avermi dato questa possibilità di riflessione.
    Un abbraccio
    Pat.

    • 8 Giorgia 27 marzo 2011 alle 19:01

      Certo, anche io idealmente sono più in linea con il pensiero di Terzani, mi sono formata politicamente con i movimenti pacifisti degli anni ’80. Però davvero, senza questo cavolo di intervento è altamente probabile che, come ha detto Obama, sarebbe stata una catastrofe umanitaria: Gheddafi avrebbe ripreso il controllo di tutta la Libia e massacrato ribelli e civili.


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