No nukes

Io non le voglio le centrali nucleari. Nel 1987 ho votato sì ai quesiti referendari che hanno permesso di far chiudere le centrali italiane. Avevo vent’anni, c’era stato il disastro di Chernobyl a rendere tangibile quello che fino a poco tempo prima poteva sembrare solo una presa di posizione ideologica. Una tangibilità che ha reso immodificabile la scelta di allora, e imperativa la strada della ricerca e dell’impiego di fonti di energia rinnovabile. Abbiamo il sole, il vento, il mare, l’energia geotermica. Ma no, noi abbiamo un governo che decide di realizzare nuovi impianti nucleari, invece di investire nelle fonti alternative che in Italia abbondano. Anche se non ci fosse stata la tragedia del Giappone io non avrei avuto dubbi: il 12 giugno voterò sì al referendum che il governo ha rifiutato di abbinare alle elezioni amministrative, sperando di farlo saltare (insieme agli altri sul legittimo impedimento e sull’acqua pubblica) per mancanza del quorum.

Però Fukushima adesso è lì, a rappresentare un nuovo incubo radioattivo. Gli sconsiderati rappresentanti del nostro governo, da Romani alla Prestigiacomo (Ministro dell’Ambiente?????), si sono affrettati a dichiarare che qui si va avanti, mentre ovunque si decide responsabilmente di chiudere centrali o interrompere progetti di nuovi impianti.

Probabilmente le conseguenze dei danni di Fukushima saranno tali per cui anche il governo italiano sarà costretto a fare marcia indietro. Se così non fosse con il referendum abbiamo la possibilità di decidere e interrompere questa follia. E spero che cambi idea anche Veronesi, le cui dichiarazioni sul pericolo delle scorie (“me le terrei in casa”) rappresentano un insulto al problema gigantesco e non risolto dello smaltimento di quel materiale radioattivo nucleare e, ovviamente, dannosissimo per la salute. Proprio lui, un oncologo particolarmente attento all’alimentazione per prevenire e combattere il cancro… Ma come?

I reattori di Fukushima continuano ad esplodere.

 

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14 Responses to “No nukes”


  1. 1 Vale 16 marzo 2011 alle 10:08

    Sono d’accordo. Non ne ero sicura prima del disastro del Giappone, ma ora si. Decisamente. Al referendum spero in un plebiscito. Alla faccia del governo che fa i suoi giochetti.
    ciao
    Vale

  2. 3 4p 16 marzo 2011 alle 13:56

    Ricordo benissimo il disastro di Chernobyl, ero incinta, e non ho più bevuto latte, nè mangiato verdura verde fresca, mi era stato consigliato dal mio ginecologo.E’ pazzesca l’affermazione
    di Veronesi, non me la so spiegare, proprio da uno come lui, vegetariano e attento all’alimentazione.
    Gli interessi sono un gran deterrente in politica, ma uno schifo a livello umano. Spero vinca il SI’ al referendum con tutto il cuore.
    Ciao un abbraccio 4 p

  3. 5 deborah 16 marzo 2011 alle 15:11

    ..passavo di qui..eh, sì, secondo me le affermazioni di Veronesi sono dovute alla sua età avanzata. Non voglio essere offensiva, anzi, indulgente nei confronti di un uomo che ha dato tanto alla ricerca. In una delle ultime interviste, l’ho pure sentito dire che le donne belle sono anche più buone (non bone, eh, che avrei anche potuto condividere) cercando di darne una spiegazione collegata agli estrogeni. Lì ho capito:l’uomo è andato.
    Quanto al nucleare, vorrei urlare in faccia a chi ce lo vuole mettere in giardino che sono diposta anche a centellinare il riscaldamento, rinunciare alle lavastoviglie o centellinare le lavatrici. Quello a cui non posso rinunciare è a un futuro migliore, senza merda (scusa il francesismo) nell’aria , nell’acqua o nei cibi.
    Torniamo un po’ indietro , per andare avanti. Quello che vedo , non mi pare proprio progresso.

  4. 7 ziacris 16 marzo 2011 alle 16:08

    Le parole di Veronesi per me sono state una mazzata, è crollato un mito, veramente ho provato una gran delusione, spero solamente che al referendum ci vadano tutt, ma tutti coloro che sono in grado di votare e che votino pensando ai loro figli, ai nipoti.
    tornando a Veronesi, già ero rimastadelusa quando si era fatto carico del nodo nucleare, mi aveva deluso, una persona come lui che parla di nucleare a quei livelli, non il nucleare che serve per diagnosticare tumori, ma il nucleare che i tumori li fa venire, non me lo srei mai aspettato da uno come lui, comunque…andiamo avanti e stiamo a vedere

  5. 9 Camden 16 marzo 2011 alle 17:05

    Speriamo davvero che quando ci sarà il referendum gli italiani non facciano come al solito e preferiscano come sempre starsene a casa.
    Qui la questione è troppo importante.

    Quanto a Veronesi, beh che dire…sono un po’ allibita…e non me lo spiego!

  6. 11 GinT 17 marzo 2011 alle 10:40

    Cara Giorgia, sono d’accordo con te.
    Su tutto.Mi piace sapere che ci siano in giro teste come te.
    Veronesi non so perchè abbia detto quella frase, mi ha sinceramente deluso.Lui che sì dovrebbe saperne di nucleare visto che sono proprio la medicina nucleare con la pet e la diagnostica tradizionale con tac e rx (si tratta sempre di radiazioni) ad aiutarlo nella gestione dei suoi pazienti (e tu lo sai bene).
    La cosa che mi dispiace enormemente è che questo mondo non si cura del futuro, investe su energie non rinnovabili e talvolta pericolose.
    Mia sorella mi ha raccontato che in Svezia, se non sbaglio, i lampioni delle strade funzionano con le cacche dei cani.Sì!Ci sono dei cestini appositi collegati ai lampioni, nei quali si buttano le cacche dei cani che funzionano da combustibile!Ditemi voi se non è un’idea geniale che aiuterebbe a:
    produrre energia
    risparmiare sulla spesa della luce del comune
    tenere pulite le strade.
    Non capisco perchè qui si sia così arroccati su posizioni un po’ poco “all’avanguardia”.
    Io voterò come te al referendum, e mi dispiace che tanti italiani abbiano dovuto cambiare idea solo di fronte al terribile disastro in Giappone…
    Un abbraccio cara Giorgia.
    Aspetto il mio papà che mi porta Vanity Fair!

  7. 12 Juliaset 19 marzo 2011 alle 09:32

    Come forse sai lavoro nel campo ambientale, e in particolare anche nel settore del risparmio energetico e delle energie rinnovabili, ed ho volutamente evitato di parlare dell’emergenza nucleare in Giappone, perché in questo momento sarebbe stato un vero e proprio atto di sciacallaggio.
    Ora ti stupirò, ma è necessario essere onesti: quello che dicono Veronesi, la Hack, e tanti altri scienziati, non è follia, ma ha un certo fondamento. In questo momento, cioè con le attuali conoscenze e risorse, è praticamente certo che per molti altri decenni non potremo fare a meno né dell’energia nucleare (prodotta da noi o importata), né di quella originata grazie agli idrocarburi provenienti dall’estero (a proposito, non ho visto comitati di boicottaggio). E non si tratta di spegnere le lampadine ogni tanto, si tratta di fermare la produzione industriale, i mezzi di trasporto pubblici, razionare l’elettrictà, ecc, o comunque di non riuscire a garantire la continuità di erogazione dell’energia. Non mi addentro su questioni di risk management (sia per il funzionamento dei reattori che per la gestione delle scorie), il problema per me esiste ed è bello grosso, ma vale anche per le centrali slovene, francesi, svizzere, ecc. Mi dispiace sinceramente molto di avere delle lacune su questa materia, vorrei avere un’idea più precisa. Inoltre sarebbe meglio che togliessimo l’alone “bucolico” dalle energie rinnovabili, e le considerassimo per ciò che sono davvero, cioè tecnologie promettenti ma non del tutto affidabili ed efficienti, con grossi problemi di applicabilità (probabilmente risolvibili, per carità, ma con ingenti spese di ricerca e sviluppo), e in molti casi un impatto ambientale non trascurabile (una per tutti: utilizzare gli escrementi animali per produrre energia, ora come ora non è esattamente una botta di benessere per l’ambiente, e lo dico perché ci sto impazzendo sopra in questi giorni).
    Insomma, il dibatto deve essere portato avanti in maniera più logica e razionale possibile, ovviamente considerando tutti i fattori in campo, in primo luogo la sicurezza e la reale fattibilità di un piano energetico che preveda il nucleare in un contesto politico come quello italiano.
    Scusa se mi sono dilungata, concludo questo pistolotto ribadendo che ho molti dubbi, sto continuando a documentarmi e penso che alla fine voterò contro il nucleare, ma non trovo folli le dichiarazioni di chi la pensa diversamente da me.

    • 13 Giorgia 19 marzo 2011 alle 13:38

      Be’, io trovo che alcune considerazioni di Veronesi – ad esempio sulle scorie – sono francamente vergognose. L’argomento è complesso, certo, però correre anche un minimo rischio di provocare un incidente dalle conseguenze che purtroppo conosciamo dovrebbe spingere tutti a fermarsi, soprattutto in un paese come il nostro dove le alternative ci sono, eccome, ma bisogna sviluppare, investirci, scommeterci. Veronesi è un bravissimo medico, lasciamogli fare il suo mestiere.

      • 14 Juliaset 19 marzo 2011 alle 20:05

        Personalmente credo che per l’Italia sia ormai improponibile pensare di costruire centrali sul proprio territorio, sia per questioni politiche che di sicurezza, ma sono abbastanza sicura che continueremo tranquillamente a comprare energia nucleare estera e a costruire centrali nostre oltre confine (http://archivio-radiocor.ilsole24ore.com/articolo-911936/nucleare-conti-incidente-giappone/), senza troppo rumore dell’opinione pubblica.
        Per quanto riguarda le alternative energetiche, da addetta ai lavori ti dico che in questo momento non sono ancora realistiche, ma si tratta di una scommessa che il nostro Paese può fare (anche perché così io lavoro moltissimo!), a patto che sia ben chiaro a tutti che ci sono dei rischi di insuccesso e che si tratta di un investimento sul medio/lungo termine. Per il resto, visto il casino che sta succedendo con la Libia, sospendo le mie considerazioni in attesa di avere la situazione più chiara…
        Poi certo, Veronesi è un oncologo, la Hack è un’astrofisica, Grillo un comico, Rubbia un fisico, e così via. Tutti siamo chiamati a documentarci, farci un’opinione ed esprimerla con il referendum, e onestamente spero che il dibattito si svolga in maniera serena ed equilibrata fino alla decisione popolare finale.


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