Il buco della sanità laziale, e altre meraviglie

Ieri sera sono rimasta incollata davanti alla puntata di Presa diretta dedicata al famigerato buco nella sanità del Lazio. Immaginavo che prima o poi si sarebbe affrontato il tema a me dolorosamente vicino della chiusura dell’ospedale San Giacomo, avvenuta quasi due anni e mezzo fa.  Dopo aver sentito di come il ricchissimo patrimonio immobiliare proveniente dagli enti ospedalieri disciolti sia – malamente – gestito dalla Gepra, che invece di mettere a reddito terreni, casali, aziende agricole, palazzi, castelli, appartamenti sparsi nel Lazio e nel centro di Roma , continua a riscuotere ridicoli canoni di affitto, oppure svende ad amici e parenti, sulla vicenda del San Giacomo bastano le parole dell’ex assessore al patrimonio della Regione: da quell’operazione non si è guadagnato nemmeno un euro. Anzi, aggiungo io, sicuramente sono stati persi tanti tanti soldi (quelli delle ristrutturazioni concluse un mese prima di essere chiuso) ed è stato peggiorato il servizio sanitario (basta vedere la situazione al collasso dei  pronto soccorsi romani). Sarebbe stato meglio, molto meglio, se fosse stato venduto, almeno un po’ di soldi sarebbero entrati e adesso non vedremmo lo scempio di una struttura in abbandono, cimitero di piccioni e quartier generale di topi.

Per non parlare dello scandalo delle case di cura accreditate (quindi sovvenzionate dalla Regione) grazie a normative che prevedevano requisiti generici e mai ridefiniti, molte delle quali non garantiscono assolutamente uno standard minimo di assistenza sanitaria. O, al contrario, della scure che dovrebbe abbattersi sui piccoli, preziosi, ospedali della Regione e su Istituti di eccellenza come la Fondazione Santa Lucia a Roma (eppure la Polverini, durante la campagna elettorale, aveva promesso che quell’istituto non sarebbe stato toccato!)

Insomma, come al solito il buon Iacona e i suoi collaboratori hanno messo il dito su una delle tante piaghe che infettano il nostro Paese. E questa è una piaga particolarmente purulenta e odiosa.

Com’è odiosa e purulenta la schifezza del decreto “Milleproroghe” dove, per finanziare la proroga del pagamento delle multe per il mancato rispetto delle quote latte, sono stati sottratti 5 dei 50 milioni destinati alle attività di ricerca, assistenza e cura dei malati oncologici.  Favore alla Lega, schiaffo a chi di schiaffi ne ha già presi tanti.

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9 Responses to “Il buco della sanità laziale, e altre meraviglie”


  1. 1 Rosie 1 marzo 2011 alle 15:52

    E’ davvero uno schifo impressionante e rimarrà per sempre impresso nella mente lo smantellamento in fretta e furia del San Giacomo, nemmeno costasse quanto il Parlamento.

    Il buco nella sanità del Lazio sembra quasi una scusa per chiudere ed eliminare tutto ciò di buono e importante che c’è nella sanità della nostra regione.

    Che tristezza!! E che rabbia!

    • 2 Giorgia 1 marzo 2011 alle 22:12

      Almeno avessero ammesso subito che volevano farci cassa. Il fatto che sia ancora lì, chiuso e abbandonato, è la prova che non c’era nessuna intenzione di farci qualcosa di socialmente utile ma meno dispendioso. Che tristezza e che rabbia, sì

  2. 3 widepeak 2 marzo 2011 alle 10:50

    commento, no, non commento, che c’è da aggiungere?

  3. 5 l. 2 marzo 2011 alle 19:50

    ho visto anch’io la puntata, tra l’altro conosco la giornalista che ha curato la prima parte dell’inchiesta, lavoravamo insieme in una rete locale (ovvero lei lavorava, io facevo perlopiù fotocopie) quando ero ancora giovan(issima) ed entusiasta. che dire, io non abito in lazio ma scandali del genere sono transregionali, quello che colpisce di più sono le decisioni folli e prive della benché minima lungimiranza di questi signori incaricati di amministrare una delle fette più importanti del bene comune: come a dire, proviamo a mettere una pezza sull’oggi (e che pezza, nel caso del san giacomo), e se domani si sprofonda nel buio più nero chissenefrega.

    • 6 Giorgia 2 marzo 2011 alle 22:24

      la mancanza di lungimiranza, cara l., è ciò che sta uccidendo questo paese. O se c’è, la lungimiranza, è esclusivamente in funzione del proprio interesse privato, non certo per il bene comune.

  4. 7 4p 3 marzo 2011 alle 15:33

    Eh sì, mia cara Giorgia hai proprio ragione.
    Hai anticipato qui sopra nell’ultima risposta al commento, quello che volevo scriverti.
    Spero tanto che le cose riescano a cambiare, perchè avendo figli non si può far finta di niente e tirare a campare.
    Ci sono persone che mi hanno proprio rotto le palle però, mi riferiscono a quelle che costantemente si lamentano e poi chiusi nella piccola cabina elettorale mette sempre una croce a cazzum.
    Penso che una buona fetta di responsabilità ce l’abbiamo anche coloro che quotidianamente, culturalmente abbiano sempre lo stesso cazzuto atteggiamento, se posso fregare, frego.
    Il mio è un semplicissimo pensiero, raso terra, sarà qualunquistico, sarà da cioccolataia, ma il discorso sempre secondo me è soprattutto culturale.
    Già lo vediamo nelle scuole, o meglio sin dall’asilo come alcuni genitori inculchino un sistema sbagliato, un arrivismo a tutti i costi, le maestre (per lo meno alcune) che oltre a fare corsi di aggiornamento, dovrebbero fare ogni anno un test attitudinale, perchè non sempre si nasce insegnanti, ma lo si può anche diventare. Non solo per il 27 del mese o per sfogare le proprie frustrazioni.
    Chi se ne frega di quanti “primi” della classe ci sono nella sez. pinco pallino, sarebbe più auspicabile e di massima soddisfazione, credo per un insegnante, portare a livelli soddisfacenti tutto il resto della truppa, anche quelli meno vogliosi. Nessuno nasce imparato e questa è una sacrosanta verità.
    Sai che non so più, perchè mi sono buttata a capofitto in un discorso del genere, sono partita in quarta e non mi sono più fermata, mò basta il tutto c’entra come un cavolo a merenda.
    Ciao e scusa
    Pat

  5. 9 4p 5 marzo 2011 alle 10:14

    E’ proprio così, fuori tema completamente, se fosse stato un tema scolastico, ciccia. Ho la testa altrove, mischiata a tristezza, arrabbiatura.
    Non sono giù di morale, no no, ma la mia solita allegria è un po’ azzoppatella, la primavera, i pensieri, le notizie, i ricordi. Uff, ho un po’ un carattere ballerino, come si suol dire dalle stelle alle stalle. E’ un vecchio bagaglio che mi porto da una vita, fa parte di me.
    Ciaoooooooooooooo ragassuola
    Pat


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