L’albero

Non ho potuto esimermi dalla preparazione dell’albero. Lula ci teneva, e non era giusto costringerla a rinunciare anche a questa piccola tradizione.

Così, mentre lo montavo, e aprivo i rami finti uno ad uno aspettando che lei venisse ad aiutarmi per decorarlo, il dolore è tracimato, incontrollabile, le lacrime si sono versate sulle sfere dorate, sugli angioletti di carta e porporina costruiti da Lula all’asilo, sui nastri sempre troppo corti, sulle fragole di cartapesta, le stelle di das, il filo elettrico con le luci colorate.

Sten mi ha trovata così – smetti, smetti se ti fa tanto male, se pensi a lui che faceva l’albero quando eri bambina.

Ma non ho smesso, ho continuato a pensare a lui, a queste feste che non saranno feste, al giorno che se n’è andato, allo strazio che non smetterà di essere strazio, alla mancanza che quando ricomincia a trafiggere il cuore vorresti abbandonarti a lei, perché sembra non esserci altro da fare. Farsi trafiggere il cuore, o lasciarsi avvolgere i sentimenti da un bozzolo, per non sentire più nulla.

Poi Lula è arrivata, non ho fatto a tempo ad asciugare le lacrime, ho lasciato che si seccassero mentre procedeva l’addobbo, mi ha guardata senza commentare, ma ha solo chiesto di cambiare musica – che Paolo Fresu era troppo triste – ha scelto lei un cd di Sheril Crow e  ci siamo messe a cantare come quando siamo in viaggio.

Alla fine anche l’intermittenza delle luci funzionava. Il puntale un po’ storto, come sempre.

Ho provato a raddrizzarlo, ma resta così, pencolante. Come me.

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13 Responses to “L’albero”


  1. 1 4p 12 dicembre 2010 alle 21:17

    Non so se sto dicendo una cosa giusta, ma poco importa, è una mia sensazione.
    Quando ero in piena depressione, qualche anno fa, ricordo ancora quanta musica mio figlio mi mettesse, sapevo che era per me, lui mi guardava preoccupato, ma lo rassicuravo con un sorriso e mi ha aiutato non poco tutto ciò.

    Questo per dire, che nel momento difficile, quello dal quale vogliamo nasconderci, non chiedermi perchè, basta una piccolezza, una sfumatura sincera, pura da chi ci ama tanto e il gioco è fatto. Se poi è una delicatezza fatta da chi abbiamo generato siamo pronte a scalare le montagne. E’ un grande aiuto, disinteressato, pieno d’amore autentico. Brava Lula.

    Ma sai che anche il mio puntale è sempre storto.
    Sono anni che pende un po’ da una parte, un po’ dall’altra.
    Saremo noi a influenzarli???? Seguono l’umore, mai uguale eh, ma sì va bene anche così.

    Mo’ vado a darli un’aggiustatina, cerco di mandargli un po’ d’energia positiva, magari funziona!!!!!!!! ahahahahah

    Ciaoooooooooo
    4 p

  2. 3 marina 13 dicembre 2010 alle 12:52

    anche io ho perso mio padre quest’anno
    e fare l’albero di natale per il piccoletto è stato devastante
    ma almeno ho evitato le lucine che non avrei porpiro sopportato.
    La cosa che mi fa andare avanti è che sono solo 15 gg, 15 giorni che passeranno come sono passati tanti altri 15 gg.
    quindi respiro forte forte e ogni giorno è un giorno in meno
    forza e coraggio
    Marina

    • 4 Giorgia 13 dicembre 2010 alle 22:12

      Ciao Marina, allora sai bene come ci si sente, con ‘ste “feste” alle porte! Poi di momenti difficili ce ne saranno altri, ce ne saranno sempre. Ora la vedo così 😦

  3. 5 wp 13 dicembre 2010 alle 15:47

    per me sono passati 26 anni, ma ogni natale piango di nascosto come un vitellino perché tutto del natale è legato a mio padre, ai pochissimi ricordi che ho insieme a lui. e sono felice di piangerlo perché è come stare ancora un po’ insieme, anche se lo siamo nel dolore invece che nella complicità del gioco e dell’amicizia. ma siamo insieme. questo è impagabile. il tuo natale ora è così vicino alla sua assenza che il dolore non può non essere troppo forte, ma è così perché è con te. e questo è impagabile.
    ti abbraccio tanto

    • 6 Giorgia 13 dicembre 2010 alle 22:18

      Non oso immaginare il dolore di tutti questi anni senza di lui, eri così piccola!
      Per me è passato troppo poco tempo, è vero, però hai ragione, è in questi momenti che lo sento più vicino, incollato a me.
      Ti abbraccio anche io

  4. 7 GinT 13 dicembre 2010 alle 18:42

    Ho scoperto che Lula si chiama come me e preferisce fare piuttosto che parlare, io lo so.
    Farsi trafiggere il cuore è doloroso ma aiuta, ti fa arrivare in profondità, e poi tutto sarà, giorno dopo giorno, piano piano, più leggero. Un abbraccio anche alla tua splendida “bimba” (sono di parte lo so)

    • 8 Giorgia 13 dicembre 2010 alle 22:22

      GinT (non ti chiamo col tuo vero nome, eh?), Lula veramente parla parecchio, però quando mi vede tanto giù, o quando vede giù sua nonna, preferisce abbracciarci, o fare, come dici tu, cose affettuose.
      Lo so, lo immagino, piano piano il dolore allenterà la presa, senza mollarla però. Un abbraccio

      • 9 GinT 14 dicembre 2010 alle 12:56

        Il nome è una garanzia di chiacchiera facile, credimi 😉
        C’era una frase sul dolore che mi ha scritto una persona per me speciale, tempo fa; ma non riesco a recuperarla…Gliel’ha lasciata sua madre in tempi non sospetti, ed è stata ritrovata dopo che lei se n’è andata.
        Il dolore allenterà la presa, sì e non la mollerà. Ed è giusto così, è giusto che rimanga quella piccola punta di spillo (che adesso è un pugnale) che sia lì a dirti come farebbe il tuo papà “io ci sono”.

  5. 10 4p 14 dicembre 2010 alle 14:29

    Tanto tempo fa, dicembre era un mese magico. Regali, balocchi, bimbi piccoli in famiglia, Babbo Natale che arrivava veramente, sì sì proprio in carne e ossa, la viglia di natale con la campanellina annunciava il suo arrivo e i nostri angioletti di casa con lo stupore dell’agitazione erano una meraviglia da vedere. Babbo Natale entrava, luci soffuse, caminetto scoppiettante, musica di sottofondo, e lui vecchio e acciaccato rovesciava il grande sacco di juta e la gioia e lo stupore diventavano reali, ma credimi anche di noi grandi.
    Ti svelo il segreto, il nostro Babbo Natale erano i papà della famiglia che di anno in anno si alternavano, c’era sempre un papà o in bagno, o a comprare le sigarette, o ….. non mi ricordo più.
    Ah che anni meravigliosi.
    Poi mano a mano, crescevano i nostri pargoletti, e il mio Nick si era dimenticato di cambiarsi le scarpe, il nipote F. più grandicello con occhio svelto, “ma babbo natale ha le scarpe come quelle di zio N”, il mio cognatone Giovanni e tutti noi, non abbiamo fatto manco un plissè, sghignazzando sottovoce e con la consapevolezza che ormai questa bellissima avventura, non poteva durare ancora per molti anni. Il nonno, i tre papà e un amico di mia cognata pianino, pianino si sono dovuti rivelare e riporre il costume di Babbo Natale, che tanto, ma veramente, ci aveva resi tutti felici.

    Poi negli anni a venire mio suocero è morto per un mesotelioma,
    ma non era dicembre, il marito dell’amica con la quale avevo e ho un rapporto quotidiano se n’è andato il 1 dicembre per un tumore al colon 4 anni fa, la mia amica Daniela due anni fa tra la notte di natale e s. stefano, per un tumore al seno, l’anno scorso Giovanni il mio cognatone il 18 dicembre per un tumore all’esofago, quest’anno mia suocera che sta così così, non sta male, anche lei ha un tumore al pancreas (ma non lo sa, ha 86 anni) ma il dolore per suo figlio è grande.

    Non dico che il natale non lo sento, mi piace sempre, mi piace comprare e pensare che regali fare, ma l’atmosfera non è più la stessa. Le cose cambiano, la vita cambia, gli avvenimenti ti portano lontano con la mente, le persone alle quali volevi un sacco di bene non li vedi, ma io so che ci sono lo stesso.

    Li senti vicino, tu pensa che io sento anche il mio gatto, ebbene sì, so che è come bestemmiare dicendo una cosa del genere, ma le presenze io ho bisogno di sentirle, di pensarle, di abbracciarle forte con il mio pensiero, perchè così facendo egoisticamente sto meglio, ma a me sembra di far star bene anche loro, perchè se noi abbiamo la fortuna di vivere e loro no, è un qualcosa che gli dobbiamo, tra una lacrima e un sorriso li rendiamo sereni, esisteremo per sempre l’uno per l’altro.

    E’ un discorso molto, ma molto egoistico e un po’ fuori, ma si sà, il mio puntale non è mai stato diritto.

    Ciao con affetto smack
    4 p

    • 11 Giorgia 14 dicembre 2010 alle 22:36

      E’ molto difficile “sentire” chi non c’è più, soprattutto quando è fortissima la mancanza. Però è così, bisogna chiamare e sentire dentro di sé chi ci ha lasciato.
      (Anche un gatto, certo. Non mi scandalizzo affatto. E’ successo anche a me) Baci

  6. 12 ziacris 14 dicembre 2010 alle 18:54

    Basta sempre poco, un nulla per rovinare l’atmosfera natalizia, m c’è sempre qualcuno pronto a farla rinascere con un abbraccio, con un sorriso, uno sguardo, basta uno sguardo che tutto torna come prima, più magico di prima.
    Il dolore allenterà la presa, di poco, ma la allenterà e quella sedia vuota ci sarà sempre


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