Funambola triste

Oggi è cominciata male. Malissimo. Tre volte ho provato ad alzarmi dal letto, e tre volte ci sono tornata, trattenuta da un senso crescente di apatia, schiacciata dal peso di un giorno nuovo. Succede sempre quando Lula non c’è. Era a dormire da un’amica, e sarebbe tornata in mattinata.

Mi sono forzata, ho recuperato un po’ di energia provando a eseguire i cinque riti tibetani, di cui mi aveva parlato la bloggheressa Widepeak tempo fa. Visto che si tratta di posizioni yoga eseguite con una certa sequenza e con qualche variante non è stato difficile.

Lula è tornata e riuscita. Ho letto il post di Anna Lisa, e sono crollata. Non riuscivo a smettere di piangere, nemmeno grazie alle parole e ai gesti affettuosi di Sten.

Il dolore è dolore, che scava e procede giorno dopo giorno.

Ieri sono arrivata a pensare che oggi non avrei mai potuto scrivere il libro che ho scritto. O forse sì. Perché alla fine, nel titolo, ho scelto la metafora del funambolismo e non quello della battaglia che presuppone vincitori e vinti.  Mi sono illusa di poter insegnare a camminare su quel filo teso sul vuoto anche a chi soffre di vertigini. Prima bisogna curare le vertigini, poi incoraggiare ad affrontare un pericolo equilibrismo.

Passerà. Tutto passa, viene lavato dal tempo, cicatrizzato dall’abitudine alla nostalgia.



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8 Responses to “Funambola triste”


  1. 1 ziacris 13 novembre 2010 alle 16:36

    il post di Anna Lisa è stato un pugno allo stomaco.La nebbia non aiuta, ma proviamo ad uscire da questa apatia.
    Intanto per stasera ho gente a cena, e sono sicura che su di me effettueranno il miracolo.
    Ma il pensiero rimane sempre lì, in sottofondo, come un chiodo o unaspina in un dito

  2. 3 widepeak 13 novembre 2010 alle 16:50

    vorrei scriverti qualcosa di zen a cui mi viene di pensare. ma chiaramente le citazioni intelligenti scappano dai miei neuroni a gambe levate. e poi ho la febbre.
    vertigini o meno, la nostra è una danza. lo è sempre. non dobbiamo avere paura. una goccia – ed ecco la metafora similzen – è il mare. in questo trovo consolazione, io.
    ti stropiccio un po’ giorgetta

  3. 5 @nna 14 novembre 2010 alle 07:36

    Ieri il post di Anna Lisa è stato dolore allo stato puro, e tante tante lacrime non sono mancate anche a me. E oggi dal post di Anna Lisa ancora lacrime…ma questa volta di gioia, tanta gioia per la sua gioia.
    Non ho letto il tuo libro e non so se lo farò mai. Da quando ho finito le cure rifiuto questo genere di letture, i forum che tanto mi avevano sostenuta quando serviva. Ora riesco solo a leggere te e Anna Lisa, che ho fortunamente conosciuto tramite di te. Ognuno ha il suo modo di elaborare quanto la propria malattia ha lasciato dentro, se ha serviva scrivere e divulgare hai fatto bene a farlo. Con le tue parole e le tue metafore.

    Il mio modo forse è cercare di evitare…ma ora che aspetto un bimbo, e chi l’avrebbe mai detto…, forse è meglio evitare un pò e dedicarsi a quello che la vita ogni tanto ci regla di bello.

    Un grazie,
    @nna

  4. 6 Giorgia 14 novembre 2010 alle 10:29

    Anna, questa è una splendida notizia! Devi concentrarti su questo, sul tuo bambino (o bambina?), e fare tutto ciò che ti rende più serena. Capisco benissimo che tu non abbia voglia di leggere il mio libro, o qualunque altra cosa in tema… (Posso considerarti una lettrice honoris causa? ;-))

  5. 7 Rosie 15 novembre 2010 alle 15:22

    Come stai oggi, cara Giorgia?
    Spero un po’ meglio… I momenti di dolore sono comprensibili ed anche periodici, specie in questo momento.
    Ma spero sempre che dopo venga un po’ di rasserenamento.
    Ti abbraccio.


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