Ciao, papà

Negli ultimi giorni mi ero immaginata tutto quello che avrei scritto il giorno in cui sarebbe accaduto.
Perché sapevo che quel momento si stava inesorabilmente avvicinando.
Perché una diagnosi di carcinoma polmonare già metastatizzato al fegato e alle ossa è infausta. E’ senza speranza. Quante volte il dottor Zeta me l’aveva detto: “Giorgia, hai capito che papà è tanto grave, vero?”. E quante volte ho dovuto ingoiare quello che sapevo e sentivo, per cercare di infondere quel coraggio senza il quale il cancro è un mostro spietato che può solo terrorizzare.
Papà invece era sempre stato un inguaribile ottimista, la sua incrollabile fiducia nella scienza lo rendeva convinto che una volta iniziata una terapia medica le sue condizioni sarebbero progressivamente migliorate.
Lui era uno scienziato, il geologo con la tuta rossa nei vasti ghiacci dell’Antartide e con le arance in mano, da bambina, per spiegarmi i movimenti della terra, un inventore, un costruttore, una persona integra e retta come poche – ti pare che riscrivo lo stesso articolo in forme diverse, come fanno in tanti? Vorrà dire che resterò associato – un appassionato uomo di mare, che quella volta all’isola d’Elba, rimasti soli in barca a vela, mentre infuriava una burrasca, si fidò di me, anche se avevo solo dieci anni.
I miei intrugli che sanno di cacca e terra (così definiva la tisana Caisse) li prendeva solo per compiacermi, salvo rifiutarli quando non ne poteva più di ingurgitare farmaci a tutte le ore del giorno. E allora, come diceva lui, si prendeva solo le cose “per la vita”, ovvero quello che secondo lui erano i farmaci importanti, non le stupidaggini stregonesche.
Il fatto è che ho cercato di trasmettergli il mio approccio alla malattia sapendo perfettamente che non sarebbe mai guarito.

Le sue condizioni infatti non miglioravano, se non nella percezione dei sintomi. Perché quei terribili dolori erano spariti. Ma sopraggiungevano altri fastidi, un braccio che non rispondeva più ai suoi comandi, le notti difficili, il suo bel corpo robusto – spalle larghe e schiena dritta – che deperiva e s’incurvava, l’intontimento che gl’impediva di mantenere l’attenzione sulle cose: un libro, il giornale, un film.
La malattia non arretrava, né si fermava.
Il bastardo era corazzato per respingere la chemio, come la prima tac di controllo ha impietosamente rilevato. E un secondo tentativo è stato interrotto quasi subito vista la pesantezza degli effetti collaterali su di un fisico così provato.
E così, senza che lui fosse ancora pienamente consapevole della gravità della situazione – e di questa inconsapevolezza mi rammarico, perché sono sicura che gli abbia disinnescato una possibile carica reattiva –  Zeta ha deciso, durante un doloroso incontro con me, mia sorella e mia madre, di fare un estremo tentativo con un farmaco biologico.
Una settimana fa gli ho portato a casa la confezione preziosa, insieme a una copia del mio libro, fresco di stampa. Era contento, per entrambe le cose. Gli sembravano due regali. Una pasticca invece della chemio, e il libro della sua figlietta.
Però ha fatto giusto in tempo a sfogliarlo, e a contrappuntare con i suoi ricordi le prime 27 pagine che l’infermiere Gianluca gli ha letto a voce alta.
Della confezione di Tarceva ha preso solo cinque compresse.
Ieri per ore l’ho guardato spegnersi, per ore ho visto il mostro spadroneggiare nel suo corpo.
L’ho implorato di andarsene, o di portarselo via in fretta.

Se l’è portato via in fretta.

Quel bastardo.

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28 Responses to “Ciao, papà”


  1. 1 APainfulLife 4 ottobre 2010 alle 23:34

    Onore a Lui e a Voi. Molto Onore.

  2. 2 ziacris 5 ottobre 2010 alle 05:53

    Non so che dire, tranne che mi sispiace tanto, tantissimo, ci speravo, ho sempre l'illusione che qualcuno ce la possa fare e con lui ci speravo tanto.Un abbraccio forte da parte mia e del Ferrari.

  3. 3 baiaturchese61 5 ottobre 2010 alle 07:19

    Temevo questo post (bellissimo e struggente), ogni giorno passavo e, non trovandolo, tiravo un sospiro di sollievo, speravo… Ma il bastardo è davvero un gran bastardo e, chissà perchè, si porta sempre via i migliori. Ti abbraccio forte, Giorgia, non posso fare altro. Milva

  4. 4 utente anonimo 5 ottobre 2010 alle 07:47

    e a questo non c'è nulla da aggiungere se non la pena per chi resta. sono certa che lo splendido uomo che era tuo padre avrò saputo fare un ultimo viaggio senza paura e con il vostro amore che sapeva forte e vicino, forte da superare tutto.ma ora sono ore dolorose e io ti ho pensato e ti penso da quando l'ho saputo, e vorrei prendermene un pezzetto via di quel dolore.ma non si può e allora ti abbraccio, ti abbracciamo da qua.wide sloggata

  5. 5 OrsaLe 5 ottobre 2010 alle 08:15

    : (Ti abbraccio forte in silenzio.

  6. 6 utente anonimo 5 ottobre 2010 alle 08:31

    Partecipo. Davvero.Anna

  7. 7 utente anonimo 5 ottobre 2010 alle 11:17

    Hai tanti ricordi.Se ti va e quando vorrai, mi piacerebbe conoscerlo atttraverso i tuoi scritti.Sai, non so, se sto dicendo delle cose giuste, inopportune o cose che possono ulteriormente aggravare un sentimento di perdita. Un'assenza, seppur annunciata, non trova mai e poi mai a chi resta, la giusta preparazione.Mi dispiace Giorgiti abbraccio forte, forte4 P

  8. 8 e.l.e.n.a. 5 ottobre 2010 alle 11:39

    da quello che hai detto pare proprio un papà meraviglioso.anzi, lo era, di sicuro. e lo è nel tuo ricordarti di lui e nel tuo essere quella che sei.un abbraccio stretto.elena

  9. 9 utente anonimo 5 ottobre 2010 alle 14:04

    Sapevo quanto stava male Sandro, ma sono rimasto ugualmente senza parole.Considero un grosso onore il fatto di averlo conosciuto e di aver condiviso molti bellissimi momenti con lui. Mancherà anche a me il suo sorriso e la naturalezza con cui raccontava le cose bellissime che faceva e che traspaiono molto bene dal tuo splendido articolo.Un abbraccio forte.Marco Flamminii Minuto

  10. 10 utente anonimo 5 ottobre 2010 alle 14:11

    oh, Giorgia cara, un abbraccio grande. per la grandezza e la forza, per l'amore e la bellezza che lui ti ha trasmesso e che si vedono anche qui, adesso. soprattutto adesso. e poi: ti consolerà per sempre l'essergli stata così vicino e averlo reso orgoglioso di te. Un bacioerica

  11. 11 innoallavita 5 ottobre 2010 alle 15:42

    Ti capisco tanto, conosco il Tarceva, il tumore al polmone… lo sai.Ti sono molto vicina, ti abbraccio forte e penso che ora  il tuo papà ha smesso di soffrire. Sii forte.

  12. 12 camden 5 ottobre 2010 alle 16:38

    Un abbraccio silenzioso ma forte e intenso.

  13. 13 MiaSorriso 5 ottobre 2010 alle 21:13

    Vorrei trovare parole per te, gocce di sollievo per il tuo cuore ferito.Oggi non ce la faccio.Ti abbraccio forte.

  14. 14 utente anonimo 5 ottobre 2010 alle 21:40

    anche a noi il tarceva non ha fatto niente. meno di un placebo.ti abbraccio.qui è passato un anno e ancora il ricordo degli ultimi momenti è talmente intenso che sembra un giorno.flounder

  15. 15 giorgi 5 ottobre 2010 alle 23:19

    Da domani vi racconterò i ricordi più belli, che sono tanti tantissimi…Grazie, grazie a tutti (Flo, io non sapevo del tuo… vedi che non dobbiamo perderci d'occhio, cara)

  16. 16 utente anonimo 6 ottobre 2010 alle 00:13

    ciao giorgia.ti scrivo una mail, adesso, e ti lascio un abbraccio grosso anche qui, cara.malvina

  17. 17 utente anonimo 6 ottobre 2010 alle 00:25

    anche le parole, come certi farmaci, possono poco.però scaldano il cuore (a me l'hanno scaldato, 5 anni fa quando morì mio fratello).ciao carissima giorgiaremo bassini

  18. 18 utente anonimo 6 ottobre 2010 alle 08:07

    Oggi ti penso ancora di più, il tuo papà è orgogliosissimo e fiero di te.La forza per noi stessi a volte la troviamo a stento, col "ma sì c'è tempo, poi ci penso, poi vedremo," ma per gli altri, per i nostri cari più vicini, nei mometi di sconforto, la troviamo sempre, è cucita su di noi come un bellissimo abito.Un abbraccio4 p

  19. 19 utente anonimo 6 ottobre 2010 alle 08:50

    Carissima, mi dispiace tanto, capisco perfettamente il dolore che stai provando e che hai provato , mio padre ha avuto la stessa brutta bestiaccia e purtroppo quando lo abbiamo scoperto era già troppo tardi, sono stati mesi terribili e……leggere le tue parole me li ha fatti rivivere ….sono passati 5 anni ma fà ancora tanto male…..Ti sono vicina davvero con il cuore.

  20. 20 juliaset 6 ottobre 2010 alle 12:49

    Ti lascio un bacio e un abbraccio anche qui.:-*

  21. 21 utente anonimo 6 ottobre 2010 alle 16:40

    Un abbraccio forte carissima Giorgi, C. (perdix)

  22. 22 GinT 6 ottobre 2010 alle 16:55

    Ogni tanto io passo di qui a leggerti ma non scrivo mai.Oggi non trovo le parole, ma trovo il coraggio di lasciarti un abbraccio.Peguy diceva "la morte non è niente, io sono solo andato nell'altra stanza…Io non sono lontano, sono solo dall'altro lato del cammino".

  23. 23 utente anonimo 6 ottobre 2010 alle 19:16

    Carissima in questo momento così, doloroso, lacerante è la, parola giusta, perchè una parte di te se ne è andata,  ti mando un forte abbraccio .  ti sono vicina coraggio fulvia.

  24. 24 giorgi 7 ottobre 2010 alle 09:07

    Vi ringrazio tanto, tantissimo. Come sempre le vostre parole riscaldano, confortano. Anche se è indicibile la sofferenza.

  25. 25 utente anonimo 7 ottobre 2010 alle 12:05

    Dirti che ti capisco è poco….il 16 settembre la SLA ha portato via mio padre…mia mamma era ancora viva ma con diagnosi da giugno di epatocarcinoma con metastasi ai polmoni..esattamente il contrario di tuo papà…durante il funerale del mio papy ho pregato perchè mia mamma non soffrisse come aveva fatto epr due lunghissimi anni mio padre…beh…dopo 4 gg si è addormentata e mai più svegliata..ha sofferto solo una notte..che non riusciva neanche a stare sdraiata…se l'è portata via troppo in fretta…troppo….cucila@libero.it

  26. 26 eliag 7 ottobre 2010 alle 23:18

    Ti leggo spesso anche se non commento mai, mi si stringe il cuore e mi si riempiono gli occhi di lacrime. Ti ho lasciato una poesia da me, non sapevo come fare a postarla quaTi abbraccio forte forte, anche se so che serve a poco :-(/graz

  27. 27 utente anonimo 8 ottobre 2010 alle 01:34

    [Colei che mi ha cresciuto – insieme, per me, madre e sorella e figlia – è morta da due mesi.
    Per me, un triplice lutto.
    Però, nessun dolore. E nessun conforto dalle illusioni codificate.
    – Solo… ci si spezza. –
    Ma un desiderio, una necessità.
    Non ho più nessuna foto, se non quelle d’un certo periodo.
    Pian piano, avrebbero falsato le prospettive – finanche, pian piano, i ricordi; per aggredirne poi i contorni, la superficie e, via via, in un lento processo d’erosione, e in un più lento di falsificazione, l’essenza. Meglio così. Meglio ritenerla. Meglio dentro. Dentro di sé.
    E dentro di sé, nonostante sé, contro di sé, pur contro logica e rocciose convinzioni, provare a sperare – se mai parole e speranze e illusioni avessero un senso – che, donna semplice, donna dei campi, sia ancora à la belle étoile, o a riveder le stelle.
    Magari – se posso permettermi – in compagnia d’un galantuomo che possa spiegare a lei, donna dei campi, donna semplice, il senso profondo, i misteri e i movimenti della terra, le rotazioni dell’asse e la composizione del tutto – di tutto ciò a lei sempre sfuggito, di tutto ciò a lei per sempre ignoto.]

    (Perdona, se puoi, queste parole in libertà.
    Scusa.)
    Ti abbraccio.

  28. 28 dany63 10 ottobre 2010 alle 23:49

    un grande abbraccio, porta sempre nel cuore il tuo papà !


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