Sappiamo di cosa parliamo

Oggi nell'inserto centrale di Repubblica, dedicato alla salute, ci sono due pagine dedicate ai malati che usano la rete: "Sono sempre di più le persone che si scambiano su Internet consigli e informazioni sulla propria patologia. Per sentirsi meno soli nell'affrontarla. Ma anche perché sanno di cosa parlano." 

Si parla soprattutto di forum e social network come facebook, ma nemmeno una parola sulla diffusione della comunicazione tra pari (ovvero con un vissuto di malattia comune) attraverso i blog.  Giusto ieri, invece, ho saputo di un'altra bloggheressa che ha iniziato da poco la battaglia anticancro aiutandosi anche con il suo diario in rete. Spiegando in modo così lucido il senso del suo outing:
Perchè almeno per ora fare outing mi sta facendo sentire meno sola, e la solitudine nell'affrontare il cancro mi spaventa molto più del cancro di per sè. 
Perchè mia madre e mia nonna mi hanno sempre detto che l' unica cosa per cui bisogna vergognarsi è fare del male di proposito. 
Perchè chiamarlo per nome è essere chiari. Dirlo sottovoce non esorcizza un bel niente, non diminuisce la gravità del problema, non alleggerisce le cure, non gli impedisce di esistere. Io alla scaramanzia non credo.
Perchè non parlarne non aiuta nessuno. Non aiuta la prevenzione, non aiuta a capirlo, insegna ai nostri figli che se facciamo come gli struzzi i problemi ci passano un centimetro sopra la testa e non ci toccano. Balle.
Perchè è meglio sapere che la tua vicina di casa o la tua conoscente è malata di cancro piuttosto che darle della snob perchè non esce di casa, immaginare che ha preso una malattia contagiosa perchè ha perso i capelli ("aaaaaaaa io l'avevo detto che i gatti portano brutte malattieeee!!!"), dare per certo che ha le fisse igienistiche perchè in mezzo alla gente usa la mascherina davanti alla bocca. E giuro, l'ho pensata anch'io quest'ultima cosa, quando un paio di volte al super mi è capitato di incrociare delle persone con la mascherina (e ora che ci penso non erano mai da sole). 
Qualcuno mi ha detto che sono forte. 
In realtà me la sto facendo sotto. Come i bambini, quando ne parlo inizio a tremare come una foglia. E tremo anche adesso che sto scrivendo. 
Di fatto mi sento incastrata. Incastrata dalla vita che per una volta mi impedisce di scegliere se andare avanti o no per la strada che mi viene imposta. E io convivo malissimo con le imposizioni (chissà mai da chi avrà preso mio figlio?). 
D'altra parte l'alternativa è decisamente poco conveniente. Perchè almeno per ora fare outing mi sta facendo sentire meno sola, e la solitudine nell'affrontare il cancro mi spaventa molto più del cancro di per sè." 

Brava Sara, e in bocca al lupo!

9 Responses to “Sappiamo di cosa parliamo”


  1. 1 ziacris 16 marzo 2010 alle 21:27

    sono contenta per Sara che è arrivata a questa conclusione prima di cominciare a grattare il fondo del barile..

  2. 2 camden 17 marzo 2010 alle 15:36

    Le parole di Sara sono molto significative. Penso al fatto che ognuno di noi prima era una persona con una vita normale, poi di colpo ci siamo trovati a fare i conti con la malattia, ma nessuno ci aveva preparato prima.Tutto questo è molto duro e penso che parlarne, fare uscire allo scoperto le sensazioni sia un grande aiuto.(Ah, ma insomma, prima o poi la stampa e i mass media si accorgeranno di noi cancer bloggers!! Ne sono certa…)

  3. 3 giorgi 17 marzo 2010 alle 16:37

    zia cris: io non sono contenta che Sara sia dovuta arrivare a questa conclusione… Non sono mai contenta quando scopro che una giovane donna e mamma debba affrontare tutto quello che anche noi abbiamo già affrontato, o stiamo affrontando. L'unica consolazione è sapere che scrivere e raccontare le sarà d'aiuto.Rosie: sì, Sara mi sembra particolarmente lucida nello spiegare a cosa serve "fare outing".Sì, se ne accorgeranno e speriamo che tante altre Sara, nella stessa situazione, possano essere incoraggiate ad uscire dalla solitudine e dal silenzio in questo modo.

  4. 4 Mamiga 19 marzo 2010 alle 14:08

    Grazie, non lo avevo ancora letto copiato qui. Rileggerlo oggi, dal letto, mi ha fattoun gran bene. Scusate ma torno a vomitare

  5. 5 giorgi 19 marzo 2010 alle 16:27

    Sara: bevi coca cola e prendi aloe vera, giuro che funziona! Sono con te, un abbraccio forte

  6. 6 Mamiga 19 marzo 2010 alle 17:14

    COCACOLA? Come quando si ha il virus intestinale? E funziona davvero come l'antiemetico che, ho scoperto oggi, se non avessimo l'esenzione ticket pagheremmo la bellezza di 113 neuri la scatola da 5???

  7. 7 giorgi 21 marzo 2010 alle 11:45

    La Coca cola funziona! E funziona pure, come generale disintossicazione e rafforzamento del sistema immunitario l'aloe vera. E poi devi bere tanto, tanto, tanto mentre fai la chemio e subito dopo. Devi smaltire le schifezze e permettere al farmaco di far bene il suo lavoro. Baci


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