DAL PESCIOLINO AL BARRACUDA

Va molto meglio, grazie a chi si è preoccupato per il pesciolino rosso. Lo sapevo che sarebbe stato questo: l’ennesimo attacco di instabilità emotiva. Una lamentatio a cui sento di avere il diritto, periodicamente, di abbandonarmi. Sono certa che l’anno si concluderà con notizie che, per un verso o per l’altro, mi costringeranno ad essere più risoluta nelle cose che mi stanno a cuore: il progetto con le bloggheresse e il libro che vorrei pubblicare sono due facce della stessa medaglia. Comunque siano le notizie, io farò di tutto per realizzare le due cose, perché rappresentano la trasformazione in senso e valore di ciò che ha portato insensatezza e svalutazione nella mia vita. Diciamola tutta, la storia di quanto si cambia e si viene fortificati nell’animo dall’aver avuto una malattia come il cancro è una gran presa per il culo. Ecco, l’ho detto. La verità è che ci diciamo e ci dicono queste cose per tirarci sù. E invece non è così. Qualunque cosa di paradossalmente buono ci arriva da questa simpatica esperienza ce la siamo dovuta conquistare, è stato uno sforzo, ha implicato un dispendio di energie quasi indicibile. Arriva il momento in cui ce ne rendiamo conto.
Edoardo, quando un anno fa mi hai chiesto perché volessi fare della mia storia un libro, tra le altre cose ti avevo parlato di "risarcimento". Sì, è proprio così: risarcimento, restituzione di senso e valore a ciò che senso e valore ha tolto e continua a togliere, anche a distanza di anni.
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6 Responses to “DAL PESCIOLINO AL BARRACUDA”


  1. 1 utente anonimo 11 dicembre 2009 alle 19:43

    Bellissimo post.
    Incisivo, carico di vita.
    Buona serata barracuda ahahahahahah!!!!!!!!!
    4

  2. 2 ziacris 11 dicembre 2009 alle 21:41

    Conosco questa sequele di emozioni: si passa dallo sbattimento, dall’abbatimento e dalla depressione più nera, all’incazzo più nero. In quel momento riesci a vedere chiaramente tutto attorno a te, prendi coscienza di tutte le cose che dici per fare vedere agli altri che non hai un piede nella fossa, che venderai cara la pelle. Per me sono dei momenti di vera beatitudine quando, consapevole di tutto, tiro fuori la grinta e la cattiveria che alberga dentro di me, sono quei momenti in cui prendo la giusta dose di carica per andare avanti a testa bassa e a muso duro

  3. 3 utente anonimo 11 dicembre 2009 alle 22:06

    Ciao Giorgia sono Perdix (splinder non ne vuol sapere di me stasera!) , come hai ragione in questo post, questi pensieri mi stanno girando per la mente da giorni, il coraggio e il dolore, il sentirsi migliori e lo stare da cani, il pensare a tante cose e sentirsi paralizzati anche a farne una o due. Risarcimento è la parola più giusta e anche la  più difficile. Un abbraccio. C.

  4. 4 giorgi 12 dicembre 2009 alle 17:35

    4p: grazie!

    zia cris: un’altalena un po’ snervante, basta riconoscerla per quello che è

    c.: un abbraccio a te. Comunque è un sollievo sapere che questo è uno stato d’animo comune. Ci si sente un po’ meno "psicolabili"…

  5. 5 camden 14 dicembre 2009 alle 16:02

    Come sempre Giorgia colpisci a segno con ogni tuo post. E’ il risarcimento che vogliamo.
    Perché dopotutto lo pensiamo che non è giusto che ci sia capitata questa cosa che ci ha scosso la vita dalle fondamenta.
    Ognuno di noi lo cerca a modo suo.
    (Ad esempio mi sono concessa acquisti extra che prima non avrei fatto, ho riempito la casa di libri perché mi andava così, ecc.)
    Soprattutto penso che dopo una malattia così dura ci spettino più momenti felici, per questo cerchiamo di trovarli anche nelle cose più semplici, ma sappiamo di "averne più diritto degli altri".
    E non è per egoismo…

  6. 6 giorgi 14 dicembre 2009 alle 22:27

    Grazie Rosie, il problema è che spesso il nostro "diritto al risarcimento" dobbiamo garantircelo da sole, e non sempre si riesce a farlo…
    Io veramente mi sento più egoista di prima, meno disponibile a rinunciare a ciò che potrebbe farmi bene.


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