I RAGAZZI PERDUTI DEL SUDAN

Questa non è una recensione, questo è un accorato invito a leggere un libro che racconta una storia purtroppo vera, e che per questo tutti dovremmo conoscere. Prima di leggere Erano solo ragazzi in cammino, autobiografia di Valentino Achak Deng, di Dave Eggers (Strade Blu-Mondadori 2007), io non sapevo nulla della guerra civile sudanese, se non quel poco appreso da giornali e televisione, e confuso con il successivo e più noto genocidio del Darfur. Non sapevo che migliaia di ragazzini, come Valentino Achak, erano scappati dai loro villaggi del sud, attaccati dai murahaleen, mercenari arabi a cavallo assoldati dal governo islamico di Khartum per sterminare la tribù Dinka, e che avevano attraversato scalzi la foresta affrontando pericoli di ogni genere, in cammino verso una possibile salvezza sempre rimandata. Non sapevo che Valentino Achak, e con lui tutti i Ragazzi Perduti del Sudan, oltre a sfuggire alla guerra civile, nel corso del lungo cammino verso l’Etiopia, immaginato come una sorta di Eden prima di arriverare nel campo da cui poi sarebbero stati cacciati con violenza, e poi verso il Kenya, furono sottoposti agli attacchi dei leoni, delle iene, dei predoni, dei governativi, delle mine, della fame, del buio, della follia, dei coccodrilli affamati di esseri umani in fuga, sotto il fuoco di cecchini. E una volta in salvo, a Kakuma, in Kenya, dovevano  anche sfuggire al precoce arruolamento nell’Esercito di liberazione nazionale, che usava metodi altrettanto violenti per convincere quei Ragazzi Perduti, orfani o presunti tali, a imbracciare i fucili per diventare soldati bambini assetati di sangue. 
Valentino, dopo altri dieci anni di vita durissima nel campo profughi ONU di Kakuma, che in kenyota significa da nessuna parte, riuscì a partire per gli Stati Uniti, dove molti altri ragazzi del campo erano già stati accolti, assurdamente proprio l’11 settembre 2001. La guerra e la violenza insensata che immaginava di essersi lasciato alle spalle sembravano essergli appiccicate addosso.
Il libro inizia con un altro tipo di violenza, l’aggressione per furto subita da Valentino nella sua casa di Atlanta. Quando si sveglia dal colpo ricevuto è legato, sorvegliato da un ragazzino, forse il figlio della coppia da cui è stato aggredito, a cui immagina di raccontare la sua terribile storia. 

"Per qualche ragione sono sicuro che quel bambino seduto davanti alla mia tivù con una Fanta in mano non abbia la minima idea di quello che ho visto in Africa. Non che me lo aspetti, né gliene faccio una colpa. Io stesso ero parecchio più grande di lui quando mi resi conto la prima volta che c’era un mondo oltre al Sudan meridionale, e che esisteva l’oceano. […] Al  mio arrivo in questo paese raccontavo storie silenziose. Le raccontavo alla gente che aveva commesso un torto nei miei confronti. Se qualcuno mi passava davanti in una coda, se qualcuno mi ignorava, mi urtava o  mi spingeva, io li fissavo senza distogliere lo sguardo, sibilando storie silenziose.Tu non capisci, gli dicevo, non aggiungeresti altra sofferenza alla mia vita se sapessi che cosa ho visto io. E fino a che quella persona non spariva dalla mia vista, le raccontavo di Deng, morto dopo aver mangiato carne cruda di elefante, o di Ahok e Awach Ugieth, gemelle rapite dagli arabi a cavallo e che, se sono vive oggi, avranno messo al mondo i figli degli uomini che le hanno portate via o di quelli a cui sono state vendute. Ce l’hai una vaga idea? Quelle bambine innocenti probabilmente non si ricordano più di me o del nostro villaggio o di chi le ha messe al mondo. Queste storie emanano da me in ogni istante di vita e di respiro, e voglio che tutti le ascoltino. La parola scritta è rara nei piccoli villaggi come i miei e inviare le mie storie nel mondo, anche così silenziose e inermi, è per me un diritto e un obbligo."

Un obbligo, un dovere, è leggere la storia di Valentino Achak attraverso le limpide parole di Eggers. Per riflettere ancora una volta, perché non basta mai, sulle atrocità compiute in tempo di guerra e sulla violenza intestina che divora gli esseri umani. Per non trincerarsi dietro la scusa dell’ignoranza. Della lontananza. Valentino Achak Deng è nella foresta sudanese, nel deserto polveroso kenyota, nei fiumi bagnati di sangue al confine con l’Etiopia, negli Stati Uniti, e qui.

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2 Responses to “I RAGAZZI PERDUTI DEL SUDAN”


  1. 1 widepeak 23 novembre 2009 alle 10:02

    si questo è un libro che ho voglia di leggere da molto tempo. ora sono alle prese con un altro eggers…


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