PERDIZIONE

Quando ti ho visto attraversare la strada, tenevi le mani in tasca e lo sguardo  distratto, arrotolato in chissà quale pensiero.

Ho provato  a intercettarlo, quasi ti ho sfiorato.  Ma tu eri già dall’ altra parte, e non avrei mai avuto il coraggio di cambiare direzione per seguire il tuo cammino.

Quel giorno avevo deciso di perdermi e scollarmi via la fatica di vivere aggrappata a una parete liscia, il corpo ammaccato dalle cadute, la mente imbizzarrita nel tentativo di superarla, quella maledetta parete.

Un dolore sordo che si spostava dallo stomaco al cuore, dal cuore alle tempie. Certe volte si piantava tra le scapole, poi, improvvisamente, partiva come una trivella a fare buchi  trapassandomi da parte a parte.

Il giorno prima avevo trovato Marlon, il mio gatto e unico essere di sesso maschile con cui fossi riuscita a mantenere un rapporto che superasse un anno striminzito, agonizzante sulle scale del giardino. Sapevo chi era stato ad avvelenarlo, ma non avevo le prove. Dopo averlo portato inutilmente dal veterinario sono tornata a casa, l’ho seppellito nel fazzoletto di prato dove il micione amava crogiolarsi, piangendo  tutte le mie lacrime, e gridando maledizioni eterne al responsabile che certamente mi stava sentendo, oh se mi sentiva! Ero rimasta sola, solissima. Avevo deciso così, domani mi perdo, brutti bastardi che mi vivete accanto, di fronte e di sopra, vicini adorabili coi sorrisetti finti e le polpette sterminatrici pronte. Domani mi perdo, stronzetto che m’hai fatto spendere l’iradiddio in depilazioni e biancheria intima super sexy, e poi ti sei dileguato dopo la prima scopata un po’ più tenera, e con la solita merdosissima scusa della ex che ancora ami – e non so che m’è successo ma ora ho capito che non posso perderla. Però è stato bello, tu sei una donna fantastica, non ti meritavo, sai…  Domani mi perdo, esco da questa casa che si sgretola solo a guardarla. Esco da questa casa che mi sta cacciando e mi perdo.

Ti ho visto attraversare la strada e mi sembravi il mio corrispondente maschile. Era la prima volta che notavo qualcuno per la strada. Forse perché giro sempre in motorino e gli anonimi caschi al semaforo non mi suscitano più alcuna emozione. Quel giorno camminavo, e ho assaporato il gusto di una bella passeggiata di perdizione. Ci siamo incrociati a quel semaforo e per un attimo la trivella ha smesso di perforarmi il cuore. Non ti ho seguito, no. Non mi sono girata a guardarti col battito sospeso. Anche tu avevi lasciato a casa qualcosa, come il cadavere di un gatto amatissimo e quella bolla di esasperazione che scoppiando aveva rischiato di farti annegare.

Volevo perdermi e ti ho trovato. Succede sempre così. Io però ho continuato a camminare da un lato della strada, e tu dall’altro.

Devo ancora elaborare il lutto, poi ti verrò a cercare.

*Scartabellavo tra i tanti files di storie iniziate, interrotte, in decantazione. Ho trovato questa cosa qui, vecchia di un paio d’anni, di cui mi ero completamente dimenticata. E mi pare che non ci sia niente da aggiungere.

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4 Responses to “PERDIZIONE”


  1. 1 utente anonimo 29 ottobre 2009 alle 10:51

    bello. mi piacerebbe saperne di più di questo "perdersi", che la protagonista considera quasi una vendetta, ma in fondo – forse – è un semplice desiderio di fuga…
    suona come un "andate tutti al diavolo, e ci vado pure io"! 🙂
    petarda

  2. 2 utente anonimo 29 ottobre 2009 alle 14:16

    Bello e sconfortante  insieme, questo perdersi mi sembra un fuggire all’incomunicabilità, alla cattiveria meschina che ci circonda…alla mancanza di senso che sorprende a volte le nostre vite.
    Comunque nel finale mi sembra ci sia un bello spiraglio… ognuno sta solo sulla faccia della terra trafitto da un raggio di sole…ma alcuni raggi di sole danzano in insieme.
    E’ sempre un piacere leggerti.

  3. 3 giorgi 29 ottobre 2009 alle 18:49

    Petarda, anche io vorrei saperne di più… Ritrovare questo raccontino è stata una sorpresa. Lo avevo rimosso. Quasi non lo riconoscevo, salvo straziarmi ricordando che la storia del gatto è vera, anche se non era il mio ma di Sten. E l’avvelenamento è avvenuto quando era da poco iniziata la nostra storia. Ehm, io però non l’ho lasciato camminare dall’altra parte della strada…

    Anonimo/a , grazie, sì, nel finale c’è un grande spiraglio. Come dicevo sopra, i due marciapiedi si sono riuniti
    Ma chi sei?

  4. 4 utente anonimo 1 novembre 2009 alle 11:07

    per quel poco che ti conosco, mi vien da dire: e quando mai avresti potuto? 🙂 malvina


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