MI SAREBBE PIACIUTO

Tra le tante cose che fanno negli Stati Uniti e che sarebbe bello un giorno realizzare anche qui c’è questo: http://www.yogabear.org/ yoga specifico per pazienti oncologici, a cui affiancherei anche il Qi gong, potente energizzante per affrontare debolezze e depressioni immunitarie provocate dalle terapie mediche.

Ora che ho la testolina impegnata sul progetto di cui presto, spero, potrò parlare più diffusamente, mi faccio continuamente domande sulle cose di cui avrei avuto bisogno quando ho combattuto le mie battaglie e cosa sono riuscita a compensare utilizzando il blog – perché qualcosa ho compensato. Come dicevamo oggi con Anna, che non ama la metafora bellica, narrare la malattia, sistematizzarla con la scrittura ci aiuta a tenerla a bada, ad averne meno paura. Condividere alleggerisce, comunicare permette di distribuire un peso che è difficile da sopportare tutto sulle proprie spalle. O sopportabile a costi che prima o poi si pagano. Sollecitare il senso di appartenenza ad una comunità in cui sentirsi pienamente comprese, perché comune è un nuovo senso del  vivere, il rovesciamento delle prospettive, la sospensione delle attese, quei piccoli grandi mutamenti caratteriali che possono essere anche molto irritanti per chi ci sta accanto, mentre per noi sono il risultato di un percorso accidentato verso la costruzione di un’identità nuova, di cui dovremmo sempre andare fiere. Perché è un’identità lacerata, rattoppata, ma forse più completa della precedente. Dieci anni fa è successo qualcosa che non passa. Ora ne sono consapevole. Ora non m’interessa dimenticare o recriminare. Ora mi piacerebbe se le cose imparate in questi dieci anni potessero circolare sempre di più tra chi ne ha bisogno. Quello che non trovavo allora era soprattutto questo: comunicazione tra pari. Al di là degli studi scientifici, delle panzane su terapie miracolose, di orribili statistiche di sopravvivenza. Semplice e genuina comunicazione tra persone che condividono diagnosi, terapie, prospettive di guarigione. E una vita da vivere, nonostante tutto.

 

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11 Responses to “MI SAREBBE PIACIUTO”


  1. 2 juliaset 21 ottobre 2009 alle 12:57

    Molto bello e soprattutto molto vero. Proprio ieri mi è capitato di tentare di spiegare a una persona come mi sento adesso, a due anni di libertà dalla malattia. Dico che ho tentato perchè alla fine non ci sono riuscita: io le descrivevo l’insieme di sentimenti che hai descritto benissimo tu (il nuovo senso del vivere), e lei – in buona fede – continuava a propormi di dimenticare, di andare oltre, di riprendere la vita da dove ero rimasta. Ma per me non è così: come dici tu non passa. Io non dimentico e non voglio farlo: ho ancora l’urgenza di condividere questa esperienza, senza pretendere che il mondo giri intorno a me, ma cercando di costruire un percorso tutto mio, in cui la comunicazione con il mondo esterno è fondamentale.

  2. 3 ziacris 21 ottobre 2009 alle 14:04

    Nonostante tutto…per fortuna, scusa la bestemmia, c’è stato questo momento, questo momento che ha potuto far venir fuori la nuova Cris, quella di allora non mi piace, non ero io, ma purtroppo la mia vita era quella. Questa invece è la mia vita di adesso, piena, ricca, emozionante, attiva e VIVA, soprattuto VIVA. E’ inutile spiegare alle persone come si cambia, come lavediamo, è una battaglia persa, non riusciranno mai capire, per quanto ci amino, ci capiscno, cosa intendiamo veramente quando diciamo la nostra nuova vita. io ora come ora la vecchia Cris l’ho seppellita, dimenticata, ho messo una pietra sopra sulla mia vita precedente, e non ho nessuna intenzione di dimenticare tutto quello che è successo in questi 6 anni abbondanti, con tutte le mi cadute e i miei rialzi, tutto il male e tutto il bene, non lo dimentico e non voglio insabbiarlo.

  3. 4 giorgi 21 ottobre 2009 alle 15:16

    Anna: dopo tutti i discorsi fatti, non poteva non uscir fuori un post così…

    Julia: credo sia giusto che gli altri, i nostri cari, ci chiedano di non pensarci più. Credo sia giusto che mio marito non abbia voglia di leggere le bozze del mio libro e rivivere quello che lui, sì, ha voglia di dimenticare. Ma è giustissimo che si comprenda che il poco o tanto che ci è stato tolto lo possiamo colmare come meglio ci riesce: scrivere, raccontare, costruire cose che non ci aiutano a dimenticare, ma a ricordare a testa alta, con lo sguardo dritto verso il futuro.

    Zia Cris: non so, non ti conoscevo prima, forse la vecchia Cris è semplicemente trasformata. Ma se ti senti di averla invece completamente cancellata vuol dire che è così che ti senti… Una donna nuova e più viva di prima.

  4. 5 camden 21 ottobre 2009 alle 16:19

    Si cambia e non in peggio, molte volte è questo il bene della malattia, saperne fare tesoro e riuscirci.
    Intanto il bollore del progetto arriva fin qui…

  5. 6 utente anonimo 21 ottobre 2009 alle 19:49

    Ciao io sono nuova della malattia; ho subito l’intervento esattamente 2 mesi fa.Ora ho appena iniziato la chemio, sarà lunga ma so che al momento uscirà la forza.
    So anche che io non vorrò e non potrò mai dimenticare anche se avrò la fortuna di stare bene; questa malattia toglie ma sono sicura che dà anche un valore aggiunto al nostro vivere ed una relativizzazione delle cose e degli umani affanni.
    Se ripenso alla mia vita precedente, ecco non era il massimo…adesso non mi piace questa vita ma sono più consapevole di ciò che non va e so meglio quale strade ci sono anche se non è facile percorrerle.
    Vorrei finire subito le cure, e cambiare e diventare un’altra me.
    So che non è fattibile e sarà un lungo cammino ma almeno cerco di percorrerlo anche se per ora non ho ancora la forza che vorrei.
    Quello che mi auguro è di fare tesoro dell’insegnamento della malattia ed imparare ad amarmi di più
    Buon cammino a tutti ed ora mi informerò sul Qi gong

  6. 7 giorgi 21 ottobre 2009 alle 21:31

    Rosie: poi ci fai sapere che ne pensi

    Anonima: spero che passare da queste parti sia stato utile. Intanto convinciti che starai bene, dopo un periodo difficile in cui la qualità della vita non sarà delle migliori. Ma con un po’ di accorgimenti – alcuni magari li avrai avuti dal tuo oncologo – ti assicuro che il peggio si può evitare. Se vivi a Roma, sul Qi Gong ti posso indirizzare, se vuoi scrivimi una mail. Non mi farei mancare nemmeno l’Aloe vera Talamonti, da prendere durante e anche dopo la chemio, per rafforzare il sistema immunitario. E ti prego, cerca di amarla, la chemio, mentre avrai attaccata la flebo. Immaginala sempre mentre fa piazza pulita di cellule cattive, e pregala di stare un po’ attenta con quelle buone… In bocca al lupo, e ricordati che per qualunque cosa io, e immagino anche le "ragazze" che hanno commentato questo post, ci siamo.

  7. 8 utente anonimo 15 aprile 2010 alle 21:25

    bellissimo post davvero. nemmeno io amo la metafora bellica, perché appunto implica l'esistenza di vincitori e vinti, in un percorso di vita in cui forse non ci si può permettere di perdere, e in cui comunque i confini sono labili, scivolosi, moralmente e gnoseologicamente insidiosi (chi è il vincitore? chi guarisce? chi rimuove? chi non ha paura? chi non si lascia toccare dalla malattia, dal cambiamento, dal rovesciamento di orizzonti che la malattia impone?)di una cosa sono certa, se non altro perchè la sto vivendo in prima persona: come scrivi tu, condividere alleggerisce, stempera la paura, riporta ogni cosa a una misura se non giusta per lo meno più maneggevole. e il fare riferimento a una comunità di persone che vive – per quanto ognuno metabolizzi l'esperienza a proprio modo – lo stesso spaesamento, lo stesso uragano caraibico, così come i piccoli e grandi tormenti delle terapie e dei controlli, è utile, terapeutico, liberatorio.l.

  8. 9 giorgi 15 aprile 2010 alle 22:48

    L.: grazie. Grazie anche di avermi fatto tornare a questo post, e di aver aggiunto le tue riflessioni. Comunicare e condividere è quello che serve quando si sta male, mentre ci si cura, quando ci si controlla. Sono attività terapeutiche. Un abbraccio e in bocca al lupo

  9. 10 utente anonimo 16 aprile 2010 alle 18:51

    grazie a te della risposta.e grazie soprattutto per questo spazio, che, nelle sue mille sfumature e implicazioni, è incantevole: hai il dono di raccontare e raccontarti con limpidezza, lucidità – raro caso in cui le parole non dissolvono l'oggetto ma lo concretano per il lettore, sotto i suoi occhi.hai fatto davvero un gran lavoro (e lo dico anche pensando al libro che sono sicura verrà, nonostante gli acquitrini dell'editoria che, ahimè, da addetta ai lavori e minuscola pedina un po' conosco).un abbracciol.

  10. 11 giorgi 16 aprile 2010 alle 23:26

    L.: sono commossa per le tue parole, davvero. 


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