LE PAROLE SONO IMPORTANTI

Ieri su Repubblica c’era un’intervista a Linda Giuva, moglie di D’Alema, che racconta la sua battaglia con il cancro al seno, avuto nel 1998, e poi dieci anni dopo, e ancora a gennaio scorso. Ovviamente non si dilunga nei dettagli delle due recidive (nuovi tumori? metastasi? Ha dovuto rifare la chemio? Subire altre operazioni?) però, comunque sia andata, il titolo mi ha fatto incazzare e non posso non credere che non abbia almeno infastidito pure lei: "La guerra vinta di Linda Giuva". Insomma, ora starà benissimo, ma dopo tre episodi di cancro, l’ultimo risalente a pochi mesi fa, come si fa a considerare vinta la guerra? Le nostre sono battaglie, ogni vittoria è importante, ma la guerra, purtroppo, non è finita. Almeno finché non si scoprirà la cura definitiva, l’arma letale per il bastardo. (Lo so che c’è chi non condivide la metafora militare, ma tant’è, magari pubblico un’antemprima su quello che ha scritto Zeta a questo proposito.)

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7 Responses to “LE PAROLE SONO IMPORTANTI”


  1. 1 cestodiciliegie 20 giugno 2009 alle 11:48

    Macchè vinta! Combattiamo ogni giorno, i ricercatori ce la stanno mettendo tutta, ma per ora siamo ancora 1 a 0 per lui. Anzi no, 2 a 1, ma sempre per lui.

  2. 2 utente anonimo 21 giugno 2009 alle 12:50

    Io condivido la metafora militare perchè, anche se non ho mai preso in considerazione la possibilità di perdere, la sconfitta è possibile. Questa è la realtà.

    Sul caso specifico hai ragione. Dopo soli tre mesi è presto per dichiarare finita e vinta la guerra. La strada è ancora lunga. E’ stata vinta “solo” una battaglia importante.

    Baci,

    Marco

  3. 3 juliaset 21 giugno 2009 alle 18:40

    Ho letto l’intervista…come sempre il taglio “giornalistico”, quando si parla di queste cose, si sente troppo, almeno per noi che ci siamo passate. Traspare comunque una grande voglia di vivere, e il fatto che la vita di un malato “cronico” di cancro non sia certo la peggiore possibile…quindi complimenti a Linda, una di noi! Come sai io condivido la metafora bellica, e sono molto fiduciosa che tra pochi anni vedremo la “resa” del cancro, con la scoperta di una cura definitiva, anche se probabilmente si tratterà di un farmaco da prendere a vita…una lunghissima vita!

  4. 4 giorgi 21 giugno 2009 alle 19:18

    Milva, io non saprei dire chi è più vantaggio, se noi o lui (o loro, visto che i nemici sono tanti e diversi uno dall’altro, anche se si chiamano allo stesso modo). Nella mia personale l’ho castigato due volte, ma quello che mi ha tolto comunque non me lo restituirà nessuno. Bastardo!

    Marco, bravo, giusto, mai prendere in considerazione la possibilità di perdere. Forse è per questo che dovrei (dovremo) essere più indulgenti con i mezzi di comunicazione che provano ad addolcire la pillola e a cantare vittoria prima del tempo.
    Baci a te

    Julia, hai ragione, la Linda sembra essere una combattente tosta, come noi 😉 Ma sì, la cronicizzazione, tenuta a bada per tutta la vita, mi sembra una prospettiva su cui ci metterei una firma. Anche ora che ho superato i tre anni di terapia ormonale non faccio più il conto alla rovescia, e con grande gioia di Zeta, stavolta non lo assillerò più per intterromperla prima del tempo. Se dovrò impasticcarmi per sempre, lo farò senza fiatare, anzi, con gratitudine.

  5. 5 widepeak 22 giugno 2009 alle 08:52

    si anche io avevo letto l’intervista su repubblica.it, non so se si tratta della stessa, ma avevo intuito si fosse chiesto di parlare a lei per dare voce a un pubblico più vasto di donne coraggiose. e se è vero che le parole sono importanti, non sono proprio i giornali a scegliere mai le migliori, quelle più adatte, per cui non mi soprende quest’ennesima mancanza di “intelligenza” comunicativa.
    Sul rifiuto della metafora guerresca, come ho già spiegato, è il mio personale modo di raccontare la mia malattia e il rapporto in cui sono con essa. non vuole essere conflittuale o polemico verso altre narrazioni della malattia che a me tra l’altro servono comunque e comunque sento vicine.

  6. 6 ziacris 22 giugno 2009 alle 14:00

    Si lotta, si comabtte, ma si rimane sempre pazienti a rischio, sono belle le fanfare che sentiamo man mano che passa il tempo e i controlli si allontanano, ma dovremo farli a vita, con uno scopo ben preciso, batterlo sul tempo. Un conto è fare un prelievino o una mammo una volta all’anno tanto per…un conto è fare un prelievino o una mammo una volta all’anno perchè devi stare attenta a che non si ripresenti qualche ospite indisturbato.

  7. 7 giorgi 22 giugno 2009 alle 18:30

    Anna, come potrebbe essere conflittuale il nostro modo di affrontare il cancro? L’importante è trovare ciascuna di noi il modo più congeniale per affrontarlo.

    Zia Cris, è proprio così. E’ difficile comprendere la condizione di rischio costante, più o meno alto, che ci tocca vivere, senza però sentirci malate croniche. Però i passi avanti ci sono, e di questo non possiamo che essere felici e ottimiste.


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