SURVIVOR?

Sto rimuginando su questa storia di essere definita una “cancer survivor”, una che è sopravvissuta al cancro.

Ho già detto nel post precedente che non mi piace e che preferisco dire che sono guarita da due volte. Lo so, tecnicamente è vero che il cancro indica centinaia di diverse malattie potenzialmente killer, però mi pare che tutti gli sforzi della moderna oncologia sono rivolti a togliere le pallottole dall’arma del killer. Lasciando da parte le metafore, il cancro sta diventando una patologia grave ma curabile, controllabile. Perciò mi sento così, come chiunque abbia sofferto o soffra di una malattia cronica, da cui si guarisce e di cui  ci si può riammalare o non riammalare mai più. E se ci si riammala si può riguarie. Com’è successo a me.

Anche se ho capito di essere un caso piuttosto raro, tanto che il dottor Zeta  mi ha spiegato chiaramente che sta decidendo come proseguire il mio follow-up (il controllo strumentale e clinico periodico) in modo piuttosto sperimentale. Non perché non abbia voglia di seguire uno standard, ma perché, semplicemente, è raro dover monitorare una paziente che abbia subito una metastectomia epatica dopo molti anni dall’asportazione di un carcinoma mammario.

– Siete in poche,- mi ha spiegato, – e visto che è già controverso il tipo di follow-up da seguire nelle pazienti “normali”, figuriamoci in un caso così…

– Ah! E insomma il  prossimo controllo quando dovrei farlo, secondo te?

– Mah, direi che a ottobre potresti fare un’altra Tac. Ma prima ci vediamo, aggiorniamo la cartella e ne parliamo insieme. Ok?

– Ok.

Ecco, dopo questa conversazione mi sono sentita effettivamente una sopravvissuta.

 

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15 Responses to “SURVIVOR?”


  1. 1 cestodiciliegie 8 maggio 2009 alle 18:53

    Se la si guarda da un certo punto di vista direi che la parola “sopravvissuta” diventa meravigliosa.
    Ha ragione, dobbiamo proprio organizzare un incontro sulla traiettoria Modena-Roma. Ci diamo un obiettivo per prima dell’estate? Con relative famiglie, compresa quella principesca di Julia?

  2. 2 utente anonimo 8 maggio 2009 alle 21:18

    questo post riempie il cuore di speranza a tutti coloro che lottano contro il cancro…queste sono le notizie che ogni giorno vorremmo leggere, ciao pina.

  3. 3 widepeak 9 maggio 2009 alle 09:34

    anche io penso molto alla parola survivor, perché nei blog americani che trovo molto utili e vicini è proprio un concetto centrale. credo che per me la mia riluttanza abbia a che fare con il fattore tempo. ne è passato troppo poco dalla diagnosi, ho appena guadagnato i miei primi 3 mesi senza terapie. loro si definiscono survivor già al momento della diagnosi, immagino che dietro ci sia la teoria del pensiero positivo. come se negando la malattia in qualche modo la si superi. per me, per come sono fatta io, è fondamentale invece accoglierla come una cosa normale. forse anche perché sono stata particolarmente fortunata e non mi è capitato mai di sentirmi un’appestata come diceva cestodiciliegie.

  4. 4 ziacris 9 maggio 2009 alle 15:02

    Piace poco anche a me la parola “sopravvissuta”, ma gli americani si stanno organizzando anche per incontri con psicologi, pscioterapeuti per aiutare questi sopravvissuti, mah, non so, non so molto convinta. Io mi considero piuttosto quella del “E’ tutto relativo”, quella percui niente è più importante del suo benessere fisico e mentale, tutto il resto è relativo, come, per esempio non è relativa la paura pre-controlli

  5. 5 juliaset 9 maggio 2009 alle 21:20

    “Guarito” per me è più bello, come termine, perchè racchiude l’idea del ritorno alla salute e quindi alla normalità. “Sopravvissuto” sottolinea maggiormente l’esperienza drammatica affrontata. Sono sfumature, per me sono entrambi definizioni positive che in genere accetto volentieri. Tuttavia ho notato che in certi momenti provo fastidio a sentirmi definire con entrambi i termini, soprattutto quando sono nel pieno delle paturnie e il pensiero positivo degli altri mi serve a poco. Ma credo dipenda dal fatto che noi survivor abbiamo notoriamente un brutto carattere.;-)

  6. 6 giorgi 10 maggio 2009 alle 19:11

    Milva, no, non riesco a sentirla una parola meravigliosa. Sarà che mi viene in mente il verbo sopravvivere, che non indica niente di meraviglioso, ma uno stentato galleggiamento, un barcamenarsi per andare avanti.
    L’incontro prima di tutto vorrei che fosse per noi (vorrei sapere che ne pensano anche Rosie/Camden, Widepeak/Misshajim, Zia Cris, Julia), per poter fare le sopravvissute (ah, ah, ah!) in libertà. Le famigghie dopo…

    Grazie, Pina, come sempre!

    Widepeak, capisco perfettamente cosa intendi, rispetto al poco tempo passato senza terapie. Sai quante volte mi sono incazzata a sentire in Tv che la tal star aveva vinto il cancro, ed era passato solo un mese dall’intervento, magari…

    Zia Cris, appunto, sentirsi sopravvissuti è un atteggiamento mentale. Tutto è relativo, come dici giustamente tu. (la paura pre-controlli è ASSOLUTA…)

    Julia, anch’io preferisco “guarita”, “riguarita”, “pluriguarita”, ad libitum.
    Abbiamo un brutto carattere? Certe volte sì, ma ci devono sopportare…
    We will survive incazzose e rompicoglioni ,-)))

  7. 7 widepeak 10 maggio 2009 alle 19:59

    per l’incontro, ca va sans dir (mai imparato il francese, ma si dice così, mi sa), non osavo autoinvitarmi, ma ci sto. certo che ci sto. molto lusingata, anzi! e si, senza nane forse è meglio una prima volta…

  8. 8 cestodiciliegie 11 maggio 2009 alle 16:55

    Bene. Io sono a disposizione per incontrarvi tutte. Decidete solo con un po’ di anticipo data e luogo e farò di tutto per esserci, anzi ci sarò.

  9. 10 licenziamentodelpoeta 12 maggio 2009 alle 09:18

    In questo campo, più che di “sopravvissuti”, parlerei di “combattenti”. La lotta contro il cancro, specie per le patologie a forte recidività, è un conflitto spesso lungo, dove chi combatte non può mai smobilitare completamente. Il che è faticoso, ma – come certo sai – le soddisfazioni possono esserci, eccome. C’è gente a cui tutti davano 2-3 anni di vita, che dopo un decennio è ancora lì a combattere. Una persona che conosco che si trova in una situazione di questo tipo mi ha detto, in tono caustico: “Sì, la mia patologia era teoricamente non curabile, eppure sono passati anni e io ci sono ancora. E’ dura, certi giorni, ma poi penso che sono uno che lo sta mettendo nel culo al diavolo, alla grande”.

  10. 11 giorgi 12 maggio 2009 alle 16:18

    Davide, infatti non è un caso se il tag a tutti i post in cui parlo dei miei cancri l’ho chiamato “nella battaglia”. Decisamente “combattente” mi si addice più di “sopravvissuta”.

  11. 12 camden 12 maggio 2009 alle 17:18

    Giorgia: è vero, combattente rende molto di più di sopravvissuta, però secondo me sopravvissuta dà l’idea che ce l’abbiamo fatta a non essere schiacciate dal mostro. Non la prendo con un’accezione negativa…
    Favorevole anche io all’incontro, (bellissimo e tanto desiderato), possibilmente organizziamoci per tempo così posso vedere anche io come fare.
    Credo sia un atto doveroso festeggiare insieme la nostra amicizia!
    Un abbraccio a tutte.
    Ah, dimenticavo sarai pure un caso raro però sei anche un caso di grandissima forza!

  12. 13 giorgi 12 maggio 2009 alle 21:11

    Grazie, Rosie, ne avremo di cose di cui parlare…

  13. 14 ziacris 13 maggio 2009 alle 14:03

    Non dico nulla per l’incontro, adesso sono dentro ad un marasma di cose delle quali non vedo sfogo, poi tutte le volte che organizzo qualcosa c’è qulcosa che va storto, quindi per scaramanzia…

  14. 15 giorgi 13 maggio 2009 alle 19:15

    zia cris, ci proviamo, magari a luglio?


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