LULA E ZETA

Al telegiornale si parlava di Lino Banfi che aveva fatto outing sul cancro al seno della figlia.

Poi hanno intervistato Lea Pericoli, che ha spiegato quanto le avesse fatto bene parlare di quello che aveva, (in un periodo poi in cui se dicevi che avevi il cancro ti consideravano condannata a morte.)

Lula: – Ma di cancro si può morire?

Io (ma non lo avevamo già fatto, a proposito di me, questo discorso?): – Sì, ma se ci si cura si guarisce e non si muore.

Lula: – Ma che differenza c’è tra tumore e cancro?

Io: – Il tumore può essere benigno o maligno, se è maligno allora è cancro.

Lula: – Ah!

Io: – Be’, ne abbiamo parlato no? Quello che ho avuto io…

Lula: – Ah sì?

Io: – Sì.

Lula: – Ma era un tumore benigno, no?

Io: – No. 

Lula. – Davvero?

Io: – Sì. Però sono guarita.

A cena c’erano Zeta e consorte, e pure lui si ricordava che gli avevo raccontato di aver spiegato a Lula tutto, già da tempo. Forse l’ho pure scritto qui. Però lei se lo è dimenticato, oppure io le ho parlato usando parole meno precise.

Quando Zeta ci ha detto che non vorrebbe andare in pensione anche se potrebbe, visto che lavora da quarant’anni, perché non vuole perdersi i risultati a cui l’oncologia sta arrivando, mi sono sentita felice. Era la prima volta che lo sentivo così ottimista, come il generale che sente di avere la vittoria in pugno. Non solo della singola battaglia, ma della guerra.

Lula, stamattina: – E così lui era il famoso Zeta?

Io: – Già.

Lula: – E’ molto simpatico! – L’ha detto con l’accento sulla prima “o” di molto.

Forse pure lei, ora che ha chiare un po’ di cose, inizierà a considerarlo il nostro eroe.

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7 Responses to “LULA E ZETA”


  1. 1 camden 30 marzo 2009 alle 15:41

    Che bello questo post! Cara Giorgia, mette serenità, pure se l’argomento è quello che conosciamo bene…

  2. 2 widepeak 30 marzo 2009 alle 16:31

    si, è un post luminoso e oggi in particolare aiuta 😉 e poi non mi sorprende che Lula volesse sapere di nuovo tutto…ho notato che le persone che ci vogliono molto, molto bene hanno bisogno che gli venga ripetuto, molte e molte volte quello che a noi si è impresso a fuoco in un momento. l’amore è fatto di gesti ripetuti.

  3. 3 giorgi 30 marzo 2009 alle 16:49

    Rosie, anch’io mi sono rasserenata l’altra sera 😉

    Mj, io credo che Lula sia stata talmente “abituata” a vivere con tranquillità il mio cancro che non le sembra possibile che sia la stessa cosa di cui sente parlare in termini così drammatici. Però è vero, l’amore è fatto di gesti ripetuti.

  4. 4 capsicum 31 marzo 2009 alle 20:01

    non c’è da meravigliarsi: è una comunicazione irricevibile. baci.

  5. 5 giorgi 1 aprile 2009 alle 16:21

    Capsicum, mi sa che hai ragione 😉

  6. 6 juliaset 1 aprile 2009 alle 20:00

    Quoto Rosie, post bellissimo. Spero che un giorno anche le mie figlie sollevino lo stesso dubbio…In effetti ora grazie all’età non hanno ancora capito niente della malattia, ma mi fanno un sacco di domande sul seno, dal momento che l’hanno visto cambiare in maniera evidente. Ma avremo tempo…

  7. 7 giorgi 1 aprile 2009 alle 20:18

    Julia, la cosa più importante è che le tue bimbe abbiano vissuto tutto in modo non traumatico, e sono sicura che è stato proprio così. Ogni fase richiede e richiederà un linguaggio diverso, ma scoprirai di avere sempre le parole giuste. Una mamma lo sa 😉


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