di facebook e books

Mi sono accorta con un certo fastidio di aver ridotto il tempo che dedico al blog per colpa di quel maledetto facebook. Per carità, riprendere i contatti con vecchi amici del passato, che magari vivono dall’altra parte del pianeta o del Mediterraneo, è una cosa bellissima. O stringere legami nuovi, anche questo è positivo. E non dimentichiamoci che Obama ha vinto anche grazie a questa roba. Però quando arrivano valanghe di richieste di amicizia (e non chiamiamola amicizia, per favore!) iscrizioni a gruppi, cause di ogni genere, dalla più nobile alla più idiota, mi dico che forse c’è troppa gente che non ha una ceppa da fare tutto il giorno. Poi dicono che noi statali (rigorosamente di sinistra) siamo fannulloni! Mi piacerebbe fare un’indagine su quante persone che lavorano nel privato trascorrono il loro tempo a inviare e leggere mail, navigare su Internet per organizzarsi la prossima vacanza, andare su facebook a caccia di amici d’infanzia (e soprattutto amiche, possibilmente bone) o di finti amici del presente. Pure Sten è rimasto invischiato nel giochino, ma almeno so con certezza che lui, da bravo statale non fannullone di sinistra in ufficio lavora e così quando arriva a casa si scatena.  Pure io, come dicevo, sono stata incastrata e così quel poco tempo che ho quando torno a casa per scrivere sul blog o per fare e disfare la tela di Penelope del mio libro in progress – come l’ha definito l’editor di una nota casa editrice che l’ha letto – in parte lo utilizzo per aprire e chiudere finestre piene di messaggi, inviti, richieste… E intanto s’è fatta ora di accompagnare Lula a danza.

Dicevo del mio libro in progress. Come ho spiegato ormai molto tempo fa si tratta di un blando rimaneggiamento di quello che scrivevo qui nel periodo novembre 2005 luglio 2006, la storia della mia seconda battaglia contro il cancro. Ora sono arrivata al bivio: devo decidere se lasciarlo così com’è, senza aspettare eventuali risposte dalla manciata di case editrici a cui l’ho inviato, e pubblicarlo qui come file pdf; così chi a voglia di leggere o rileggere quella storia se lo può stampare e farne l’uso che crede comodamente sul divano di casa sua. Oppure potrei scegliere di rimetterci pesantemente le mani e, soprattutto, la testa, per farlo diventare qualcosa che forse la chance di essere pubblicato bene ce l’avrebbe. Per ora credo di voler imboccare quest’ultima strada, anche se potrei avere bisogno di ancora molto tempo. Troppo, per la mia impazienza. Però, come dice il dottor Zeta, a cui naturalmente toccherà di scrivere qualcosa che introduca o concluda il fardello, potrei anche considerare le due strade non concorrenti ma complementari. Tanto la versione minimal è sostanzialmente il blog ripulito di errori, refusi, contorcimenti sintattici dati dall’immediatezza della scrittura, riferimenti alla rete incomprensibili se estrapolati da questo contesto. Niente di nuovo per gli affezionati lettori del Mio karma. Per me potrebbe essere un modo per concludere una tappa e passare a quella successiva, sicuramente più impegnativa e faticosa.

Ho spiattellato tutto questo perché quello che uscirà fuori, in un modo o in un altro, lo devo anche a chi si è interessato a quello che mi capitava leggendo il blog, commentandolo, scrivendomi privatamente, esorcizzando insieme a me la paura,  sdrammatizzando i momenti più difficili, e insomma facendo parte a pieno titolo dell’esercito messo in campo Nella battaglia.

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11 Responses to “di facebook e books”


  1. 1 juliaset 18 novembre 2008 alle 15:34

    Io considererei le due strade come concorrenti. L’impazienza la capisco (e come non potrei), ma tu hai tutte le carte in regola per farti pubblicare “bene”. Per quanto riguarda facebook sono d’accordo su tutto. Ciao!

  2. 2 juliaset 18 novembre 2008 alle 15:35

    Ho dimenticato un “non” e il senso del mio commento è stato stravolto, a proposito di refusi. Volevo dire “non concorrenti, ma complementari”, ovvio. Scusa…

  3. 3 misshajim 18 novembre 2008 alle 15:43

    allora è colpa di facebook. lo sapevo io! (e condivido tra l’altro…)
    per quello che riguarda il tuo libro in progress, se posso permettermi, credo che tu, la tua storia e il modo in cui l’hai vissuta/costruita attraverso la parola, vi meritate di essere affrontate per bene. non dubito per un attimo che ne hai la pazienza e soprattutto la capacità. ma certo potrebbe esserti utile il consiglio di qualche editor, qualche consiglio tecnico. e parlo contro i miei interessi, eh, perché sarei altrenti assai lieta di portarmi a casa subito il tuo bel pidieffino tutto compatto!
    per cui: buon lavoro! 😉

  4. 4 giorgi 18 novembre 2008 alle 17:25

    Julia, ehm, fammi capire. Se sono complementari secondo te ‘sto file pdf dovrei metterlo comunque per placare la mia impazienza?

    Misshajim, grazie. Sì, in effetti ho già avuto qualche suggestione e spero di avere presto anche dei consigli tecnici più precisi.

  5. 5 ziacris 18 novembre 2008 alle 17:33

    Ma come fa a coinvolgervi così tanto facebook? A me non piace per nulla, sa molto di forum, di messenger

  6. 6 ziacris 18 novembre 2008 alle 17:34

    finisco il commento visto che la Tata sta scrivendo assieme a me. Facebbok è inutile, non mi piace, non mi coinvolge, gli amici, quelli che sonoveramente amici, preferisco vederli di persona. Che senso ha rintracciare persone che sono anni anni e anni che non vedi? Se non li vedi ci sarà un perchè

  7. 7 ziacris 18 novembre 2008 alle 17:36

    Per il libro non so che dire, hai praticamente detto tutto tu, penso che la tua storia, come quella di Julia e di tante persone che hanno scritto di battaglie campali, possa essere utile sempre e comunque a tutti.

  8. 8 giorgi 18 novembre 2008 alle 19:47

    zia cris, a me fa piacere ritrovare persone che magari sono finite dall’altro capo del mondo, anche solo per vederli in foto e sapere che stanno bene. E mi fa piacere cazzeggiare un po’ con amici e conoscenti che non si ha tempo e modo di vedere spesso (sai com’è la vita), anche perché alcuni, appunto, non abitano nella stessa città. E fin qui va tutto bene. Però certo, l’uso che spesso viene fatto di questo “mezzo per ritrovare amici” è folle, come lo spiega bene Marco Giacosa nel suo blog http://www.marcogiacosa.it/. Vale sempre la buona regola che ogni mezzo vale per come lo si usa.

    Sul libro, mah, non è che io abbia detto tutto. Sicuramente questo genere di cose può servire a qualcuno. Il punto è capire se voglio semplicemente far circolare qualcosa che possa servire a qualcuno, o se voglio pubblicare un libro con tutti i crismi.

  9. 9 cestodiciliegie 18 novembre 2008 alle 22:49

    Su facebook: pienamente d’accordo. A volte mi sembra proprio inutile, altre volte mi fa trascorrere momenti piacevoli. Ma va preso a piccole dosi, altrimenti diventa tossico.
    Sul libro sono un po’ indecisa. Il pubblicarlo in pdf credo non dia la stessa sensazione che vederlo in carta e cartone sul tavolo o rigirarselo fra le mani. Se però il renderlo una cosa interessante per una casa editrice impiegasse troppo tempo, forse gli farebbe perdere il contatto con la realtà, sbiadirebbero le emozioni vissute allora.
    Insomma, visto che ho scritto un commento un po’ incasinato, io lo farei bene e presto. Ora forse ho reso il concetto.

  10. 10 revel 19 novembre 2008 alle 09:51

    Stiamo cercando gente che voglia pubblicare le proprie opere in maniera indipendente e autonoma, tramite stampa autoprodotta. Se hai un racconto o un pezzo o una foto che vorresti far conoscere al mondo segui i link nel mio blog, vienici a trovare nel nostro sito, fatti conoscere!

  11. 11 giorgi 24 novembre 2008 alle 16:10

    Milva, scusa, mi sono accorta che non ti avevo risposto. Invece hai centrato esattamente il problema: un libro è un libro. Un file pdf è un’altra cosa, anche se potrebbe essere “propedeutico” alla pubblicazione. E poi c’è il problema tempo, che non mi va di allungare all’infinito 😉

    Grazie revel


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