DOMANI, ALL’ARA PACIS. PER IL SAN GIACOMO

Oggi c’è la risposta dell’ufficio stampa della Regione, che contesta i numeri dati nel video di Repubblica. A me non cambia nulla sapere che in realtà sono stati spesi solo meno di otto milioni di euro, e non trenta. Non è questo il punto. So bene che il buco nella sanità del Lazio viene da lontano, che la giunta Storace ha sperperato  e mangiato eccetera eccetera, che adesso il governo non trasferisce i fondi che spettano alla Regione. Ma non è accettabile che per sanare ‘sto maledetto buco, dopo anni in cui si ventilano ipotesi di chiusura, per spostare però tutto l’ospedale in una nuova struttura periferica, si decida ad agosto di chiudere entro pochi mesi, così, senza aver fatto un piano di vera razionalizzazione delle spese, con motivazioni ridicole: troppi medici e pochi pazienti, i cittadini romani ormai non abitano più in centro, nessuna capitale ha così tanti ospedali nel centro. Ora, questa storia del centro a me farebbe ridere, se non fossi tanto incazzata. Il centro, lo dice la parola stessa, è in centro, quindi facilmente raggiungibile da tutte le periferie. O sbaglio? Quindi il San Giacomo lo raggiungo facilmente io, che abito a Roma nord, come chi abita a sud, a est, oppure a ovest. Per non parlare chi vive in centro, o le migliaia di turisti che ogni giorno ci passano davanti. Ma questo potrebbe essere ancora insufficiente. Un ospedale non è solo un posto letto e un pronto soccorso. Anche se queste sono cose importantissime. Io frequento il San Giacomo regolarmente da nove anni, ahimé, ma in un letto ci sono stata per fortuna solo pochi giorni, e al pronto soccorso ci ho portato Lula un giorno che si è fatta male all’asilo, cadendo nel corridoio della scuola prima della recita di fine anno. Ma in questi nove anni mi è stato curato il cancro, lì in quell’ospedale, con piani terapeutici sempre più avanzati di quelli degli ospedali i cui primari stanno un giorno sì e un giorno no in televisione. Quando leggete sui giornali della nuova terapia che migliora la sopravvivenza e la qualità della vita, sappiate che al San Giacomo il dottor Zeta la sta sicuramente già utilizzando sui suoi pazienti. Non dimeticherò mai quel giorno, il mio primo giorno di chemio, quando entrò nella stanza delle terapie, mi vide attaccata alle flebo e venne a dirmi che quella notte aveva pensato a me, dopo aver letto un certo studio appena pubblicato. Aveva avuto la conferma della bontà della sua scelta terapeutica per me, Giorgia B., anni 32, con quel carcinoma, di quella grandezza, con due linfonodi già colpiti. Ci avevo parlato una volta sola, il giorno della prima visita, eppure quel dottore mi stava dicendo che quella notta aveva pensato a me, al modo migliore per curarmi. E le infermiere? Tengo ancora delle signore vene, dopo tutti gli sforacchiamenti subiti. "Nessuna professionalità andrà dispersa", dicono dalla Regione Lazio. Allora non è vero che ci sono troppi medici. Certo che non è vero, ma che razza di conti fate? Andate domattina in reparto, e metettetevi a contare i pazienti in attesa, quelli che vengono visitati e quelli che fanno le terapie.  E poi contate i medici. Dopo le 14 invece potete venire davanti all’Ara Pacis, sul lungotevere, a dirmi, a dire a tutti noi, pazienti, familiari di pazienti, medici, infermieri e portantini, che forse vi siete sbagliati. Che ci deve essere un’altra strada per racimolare un po’ di miliardi.

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7 Responses to “DOMANI, ALL’ARA PACIS. PER IL SAN GIACOMO”


  1. 1 juliaset 25 settembre 2008 alle 13:29

    Ho letto l’articolo…
    Capisco che ci siano delle motivazioni per chiuderlo ( e mi meraviglierei onestamente del contrario), capisco che non sia stato sprecato tutto quello che si poteva sprecare (e anche qui…), capisco che è difficile far tornare i conti, mettere una pezza ad errori fatti da altri… Nessuno ha detto che si tratti di un problema banale, ma questa ha l’aria di essere solo l’ennesima soluzione tappabuchi che a lungo termine non porta da nessuna parte. E questo, sinceramente, non lo capisco.
    In bocca al lupo, siamo con voi!

  2. 2 juliaset 25 settembre 2008 alle 13:29

    Ho letto l’articolo…
    Capisco che ci siano delle motivazioni per chiuderlo ( e mi meraviglierei onestamente del contrario), capisco che non sia stato sprecato tutto quello che si poteva sprecare (e anche qui…), capisco che è difficile far tornare i conti, mettere una pezza ad errori fatti da altri… Nessuno ha detto che si tratti di un problema banale, ma questa ha l’aria di essere solo l’ennesima soluzione tappabuchi che a lungo termine non porta da nessuna parte. E questo, sinceramente, non lo capisco.
    In bocca al lupo, siamo con voi!

  3. 3 ziacris 25 settembre 2008 alle 13:55

    Non mi piace sentire monetizzare la salute, mi fa incaz****,mi fa sbarellare, poi il discorso che è un’ospedale in centro, che vuol dire, se è un buon ospedale che ci rimanga. anche a Bologna il S.Orsola è praticamente in centro, però lo posso raggiungere tutti, specialmente per chi non ha la patente, prendi l’autobus e via che vai. Comodo dire che i soldi sono stati sprecati dall’amministrazione precedente, ma non è chiudendo un’ospedale che risolvi il problema, proviamo a guardare di cominciare a risparmiare sulle piccole cose, per esempio, e qui comincio a dire castronate: garze, cotone idrofilo, medicinali..quanti soldi vengon spesi per tutti questi piccoli/grandi sprechi?

  4. 4 cestodiciliegie 25 settembre 2008 alle 17:24

    Se invece di 12 milioni ne vengono buttati “solo” 4 l’inc…atura non è minore.

  5. 7 giorgi 25 settembre 2008 alle 21:41

    Abbiamo bloccato per ore il traffico romano, e dopo un lungo tira e molla l’alemanno si è presentato in ospedale. Io però ero già andata via. Zeta poi mi ha raccontato, come si legge anche su Repubblica online, che lui non è d’accordo a cambiare la destinazione d’uso del S. Giacomo, e vuole intavolare una trattativa con la Regione, formando una commissione che comprenda anche il personale dell’ospedale. Di Marrazzo invece nemmeno l’ombra…


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