HO IL CANCRO E FACCIO QUELLO CHE CAZZO MI PARE

Una bella festa di matrimonio, la sorella dello sposo ballava scatenata sfoggiando un fazzoletto che copriva la testa calva. Quando me l’hanno indicata mi sono ricordata che a scuola la conoscevo, era più grande e una delle più belle del liceo. Sono andata a salutarla, e dopo un po’ che ballavamo le ho detto che anch’io c’ero passata… Allora mi ha travolta di domande, ci siamo raccontate, mi ha presentato sua figlia diciannovenne, una splendida ragazza già convinta di voler fare il test genetico ed esser pronta in caso a fare la mastectomia preventiva. "Oddio! No, io non vorrei mai che mia figlia fosse costretta a farlo!" ho detto. "Sono stata stracciata dalla chemio, sono ingrassata moltissimo, mi dicono che non posso fare sport, vogliono lasciarmi il port-a-catch per due anni, ma io mi faccio togliere tutto, tutti gli organi che non sono vitali, ovaie, i tre quarti di seno che mi hanno lasciato e tutto l’altro, mia madre è morta così, l’ho vista morire così, col foulard in testa… Nella mia famiglia si muore solo di tumore, capisci?" Era un fiume in piena, incazzata, stanca, adrenalinica solo perché aveva appena finito la chemio. Ha spento la cicca di sigaretta sul prato infangato dalla pioggia pomeridiana, "ho il cancro e faccio quello che cazzo mi pare", ha risposto così al mio dubbio sull’opportunità di cercare un posacenere. "Ormai è la frase del momento" mi ha spiegato sorridendo la figlia, "ho il cancro e faccio quel che cazzo mi pare." Ho sorriso anch’io, perché mille volte avrei voluto dire questa frase e non l’ho fatto. Le ho parlato del Qi gong, del maestro cinese, dell’aloe vera, del dottor Zeta e della chemio costosa e poco tossica che mi ha fatto fare la seconda volta. "Oh sì, voglio andare dal cinese!" ha esclamato un attimo primo che gli sposi tagliassero la torta nuziale, un cuore con 50 candeline per festeggiare anche il mezzo secolo dello sposo. Ci siamo interrotte così, poi ci siamo riviste per i saluti e per lasciarle il mio numero di telefono. Ci sono un sacco di cose di cui dobbiamo ancora parlare e non avevamo più tempo. "E’ stato un vero piacere…" mi ha sussurrato la figlia. "Anche per me." Ma dobbiamo riuscire a rompere questa maledetta catena, pensavo mentre le guardavo andar via.

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14 Responses to “HO IL CANCRO E FACCIO QUELLO CHE CAZZO MI PARE”


  1. 1 cestodiciliegie 21 settembre 2008 alle 09:28

    Aiutala, stalle vicino, chiamala, fatti mandare a quel paese, urla con lei (che tanto di rabbia da buttare fuori ce ne è sempre). Lei è nella fase più dolorosa: quella della fine della chemio e dei dubbi sul futuro. La fase nella quale non si vorrebbe mai stare fermi, si vorrebbe provare tutto, pur di fare indietreggiare anche di un millimetro il bastardo.
    Dille che tutte noi, e siamo tante, le diamo un grande bacio.

  2. 2 cestodiciliegie 21 settembre 2008 alle 09:28

    Aiutala, stalle vicino, chiamala, fatti mandare a quel paese, urla con lei (che tanto di rabbia da buttare fuori ce ne è sempre). Lei è nella fase più dolorosa: quella della fine della chemio e dei dubbi sul futuro. La fase nella quale non si vorrebbe mai stare fermi, si vorrebbe provare tutto, pur di fare indietreggiare anche di un millimetro il bastardo.
    Dille che tutte noi, e siamo tante, le diamo un grande bacio.

  3. 3 utente anonimo 21 settembre 2008 alle 13:34

    noi siamo tornati da poco dalla Terry Fox run, dove Lo ha partecipato con la
    squadra della scuola. Ho dato un’occhiata al sito italiano (http://www.terryfoxrun.it/) e ho visto
    che in Italia si svolge solo in tre posti. Qui, invece, la scuola ne organizza una interna, e raccolgono parecchi fondi, e poi la squadra va a quella gestita dal Comune. Si corre senza numero, ma vanno fortissimo lo stesso.

  4. 4 utente anonimo 21 settembre 2008 alle 13:34

    noi siamo tornati da poco dalla Terry Fox run, dove Lo ha partecipato con la
    squadra della scuola. Ho dato un’occhiata al sito italiano (http://www.terryfoxrun.it/) e ho visto
    che in Italia si svolge solo in tre posti. Qui, invece, la scuola ne organizza una interna, e raccolgono parecchi fondi, e poi la squadra va a quella gestita dal Comune. Si corre senza numero, ma vanno fortissimo lo stesso.

  5. 5 tatuata 21 settembre 2008 alle 17:07

    E’ qualcosa che non si puo’spiegare…io sentivo la sensazione che tutto quello che facevo,era l’ultima volta che provavo quella sensazione…ho lottato da sola…perchè tutto quello che mi dicevano era inutile…ma dipende anche dal carattere…stalle vicino…deve passare un po’ di tempo per smaltire la rabbia che ha dentro….ciao

  6. 6 ziacris 22 settembre 2008 alle 14:39

    Tante cose da dire, ma il tempo stringe. Quoto il Cesto, stalle vicina, sappiamo tutte quante volte può avere voglia di mandarti a spendere, ma non farti intimorire

  7. 7 camden 22 settembre 2008 alle 14:56

    Grande e tosta. Capisco il suo stato d’animo, delle volte il cancro ti fa cambiare così modo di vedere le cose che cominci a fregartene delle cose che non è corretto fare.
    Concordo anche sul fatto che voglia farsi togliere il port. Anche io secondo gli oncologi avrei dovuto tenerlo due – tre anni e invece l’ho tolto dopo un anno. E sono davvero stata molto meglio senza.
    E, per finire, mi unisco alla vicinanza espressa dalle altre…

  8. 8 camden 22 settembre 2008 alle 14:56

    Grande e tosta. Capisco il suo stato d’animo, delle volte il cancro ti fa cambiare così modo di vedere le cose che cominci a fregartene delle cose che non è corretto fare.
    Concordo anche sul fatto che voglia farsi togliere il port. Anche io secondo gli oncologi avrei dovuto tenerlo due – tre anni e invece l’ho tolto dopo un anno. E sono davvero stata molto meglio senza.
    E, per finire, mi unisco alla vicinanza espressa dalle altre…

  9. 9 giorgi 22 settembre 2008 alle 17:49

    Grazie a tutte, spero che mi chiami presto così potrò dirle che di amiche di battaglia ne ha molte.

  10. 10 juliaset 23 settembre 2008 alle 17:52

    Mi hai fatto venire in mente una cosa che avevo rimosso: quando ho fatto gli esami della stadiazione, ho dovuto fare un accertamento alla spalla, e mi ricordo di aver pensato per un attimo di farmi mettere una spalla bionica, così, per precauzione…Un’assurdità, che però rende l’idea di tutto ciò che poteva passarmi per la testa. Io ho trovato un po’ di pace quando sono riuscita ad incanalare tutta la rabbia e la paura in qualcosa di costruttivo (almeno spero), altrimenti avrei continuato a girare a vuoto per molto tempo. Credo che ciascuna di noi abbia gridato almeno una volta il titolo di questo post…

  11. 11 giorgi 23 settembre 2008 alle 21:34

    Io temo di no, Julia, temo che per molte di noi sia difficile far uscire la rabbia. E non c’è niente di peggio che lasciarla covare

  12. 12 tittidiruolo 26 settembre 2008 alle 07:46

    Ciao, ho avuto il cancro, sto imparndo a convivere con i controlli e con il mio corpo un po’ buffo un po’ triste e faccio QUASI quello che cazzo mi pare, da tre anni.
    ciao un sorriso.

  13. 13 tittidiruolo 26 settembre 2008 alle 07:46

    Ciao, ho avuto il cancro, sto imparndo a convivere con i controlli e con il mio corpo un po’ buffo un po’ triste e faccio QUASI quello che cazzo mi pare, da tre anni.
    ciao un sorriso.

  14. 14 utente anonimo 14 settembre 2009 alle 23:49

    mi chiamo grasso giuseppe . mio padre antonio. e morto di cancro il ventisette agosto duemilanove. due anni , e resistito, aviano,verona,tentativi a pisa. nulla da fare. via stomaco ma metastasi al fegato,chemio,radio,radiazioni. ridcordo il suo sguardo l ultima volta che lo portavano in ospedale a vittorio veneto, la sua ultima speranza,la sua rassegnazione insieme.non poteva piu bere ne mangiare,flebo oltre tre settimane. e entrato in coma e e spirato dopo cinque ore.lo sogno di notte,la sua saggezza,il suo sguardo.vorrei andarmene pure io,vorrei raggiungere mio padre,ma e presto per me, vorrei parlare con qualc uno. giuseppe 347 8122846


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