HERZOG CHIUDE, E IO SONO TRISTE

Le cose finiscono, si sa. La routine stanca, e anche questo è un luogo comune.  Alle abitudini piacevoli però ci si stacca con altrettanta fatica. In queste ore pensavo cose così, che questi sono stati mesi in cui ho messo e sto mettendo in discussione cose che prima mi piaceva molto fare (per esempio cantare nel coro) semplicemente perché non ne ho più voglia. Oppure le lezioni di yoga, dopo otto anni – tempo incredibilmente lungo per l’incostanza che mi caratterizzava quando ero bambina – comincio a considerarle più un obbligo che una passione. E mi è balenata l’idea di fare un corso di danza nella scuola di Lula e magari prendere lezioni di canto jazz. Cambiare, spezzare la routine. Il lavoro poi, non ne parliamo… Credo che sia fisiologico essere insoddisfatti di un lavoro che resta uguale a se stesso dopo tanti anni. E in più mi è capitato di vedere una delle mie prime buste paga, febbraio 1998, di lire 2.340.000. Mica male in quel periodo.  Dieci anni dopo, febbraio 2008, la mia busta paga, tolte poche decine di euro per una pensione integrativa, è di circa 1500 euro. Non sono forte in matematica, quanto è aumentato il mio stipendio in percentuale? E il costo della vita invece quanto è aumentato? E’ deprimente, no? Non ho avuto nessun avanzamento professionale – e non perché non me lo meriti, ma semplicemente perché nella mia Amministrazione è andata così. E ci tocca fare ricorsi su ricorsi per avere almeno un po’ di quello che dovrebbe spettare a chi lavora in un posto per cui ha fatto un vero concorso, dopo essersi presa una laurea e un diploma di specializzazione.

Ma non è mica di questo che volevo parlare. E’ che proprio oggi, con questo stato d’animo, ho letto l’ultimo post del blog Herzog, di Effe. Dopo cinque anni ha deciso di chiudere, “e non per difetto di parole. Le parole non hanno fine, e continuano oltre e malgrado noi.” A me dispiacerà non leggere più le sue storie, o uno dei tanti “post propulsivi” che hanno dato vita a scritture, a storie e parole. Non ricordo più quale sia stato il suo primo post che lessi, nel 2005, ma ricordo perfettamente quale fu il primo commento che lui lasciò qui, l’8 novembre di quell’anno. Ci siamo visti di persona una volta sola e per pochi secondi. Ma io al signor Effe, a Flaviano insomma, gli voglio bene e sono contenta di aver aperto un blog anche solo per aver potuto conoscere, in quello strano modo in cui ci si conosce tra blogger, una persona come lui.

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14 Responses to “HERZOG CHIUDE, E IO SONO TRISTE”


  1. 1 melpunk66 17 marzo 2008 alle 23:09

    chiude?

    non sapevo

    forse perchè non lo frequento

    il fiume scorre, niente di più

  2. 2 melpunk66 17 marzo 2008 alle 23:09

    chiude?

    non sapevo

    forse perchè non lo frequento

    il fiume scorre, niente di più

  3. 3 melpunk66 17 marzo 2008 alle 23:09

    chiude?

    non sapevo

    forse perchè non lo frequento

    il fiume scorre, niente di più

  4. 4 melpunk66 17 marzo 2008 alle 23:09

    chiude?

    non sapevo

    forse perchè non lo frequento

    il fiume scorre, niente di più

  5. 5 Delon 18 marzo 2008 alle 10:25

    Momenti tristi ne accadono anche qui. E i sentimenti sono veri, benché si sia nel virtuale. C’è il flusso di un dialogo, di un riferimento, di uno stimolo, e quando una tessera del mosaico se ne va ci si sente perduti, per un po’.
    Ti abbraccio

  6. 6 Delon 18 marzo 2008 alle 10:25

    Momenti tristi ne accadono anche qui. E i sentimenti sono veri, benché si sia nel virtuale. C’è il flusso di un dialogo, di un riferimento, di uno stimolo, e quando una tessera del mosaico se ne va ci si sente perduti, per un po’.
    Ti abbraccio

  7. 7 Delon 18 marzo 2008 alle 10:25

    Momenti tristi ne accadono anche qui. E i sentimenti sono veri, benché si sia nel virtuale. C’è il flusso di un dialogo, di un riferimento, di uno stimolo, e quando una tessera del mosaico se ne va ci si sente perduti, per un po’.
    Ti abbraccio

  8. 8 Delon 18 marzo 2008 alle 10:25

    Momenti tristi ne accadono anche qui. E i sentimenti sono veri, benché si sia nel virtuale. C’è il flusso di un dialogo, di un riferimento, di uno stimolo, e quando una tessera del mosaico se ne va ci si sente perduti, per un po’.
    Ti abbraccio

  9. 9 giorgi 18 marzo 2008 alle 17:48

    Già, Mel, il fiume scorre. Credo però che un blogger come Effe non verrà trascinato via dalla corrente…
    Delon, fa impressione accorgersi che anche qui il tempo passa e, come nella realtà, c’è chi cambia casa o paese o vita. I sentimenti sono autentici, certo che lo sono. Un abbraccio anche a te

  10. 10 giorgi 18 marzo 2008 alle 17:48

    Già, Mel, il fiume scorre. Credo però che un blogger come Effe non verrà trascinato via dalla corrente…
    Delon, fa impressione accorgersi che anche qui il tempo passa e, come nella realtà, c’è chi cambia casa o paese o vita. I sentimenti sono autentici, certo che lo sono. Un abbraccio anche a te

  11. 11 giorgi 18 marzo 2008 alle 17:48

    Già, Mel, il fiume scorre. Credo però che un blogger come Effe non verrà trascinato via dalla corrente…
    Delon, fa impressione accorgersi che anche qui il tempo passa e, come nella realtà, c’è chi cambia casa o paese o vita. I sentimenti sono autentici, certo che lo sono. Un abbraccio anche a te

  12. 12 giorgi 18 marzo 2008 alle 17:48

    Già, Mel, il fiume scorre. Credo però che un blogger come Effe non verrà trascinato via dalla corrente…
    Delon, fa impressione accorgersi che anche qui il tempo passa e, come nella realtà, c’è chi cambia casa o paese o vita. I sentimenti sono autentici, certo che lo sono. Un abbraccio anche a te

  13. 13 cestodiciliegie 18 marzo 2008 alle 20:31

    Quello virtuale è un mondo strano. Non esiste l’impatto visivo e le persone si “conoscono” innanzitutto per la loro interiorità, quella vera, perchè spesso l’identità vera si maschera dietro ad uno pseudonimo. E’ un azzardo dire che è un mondo più vero? Io credo di no.

  14. 14 giorgi 18 marzo 2008 alle 23:13

    Cestodiciliegie, forse è un azzardo. Io direi che è un mondo diverso, che a volte riesce a colmare certe lacune di quello reale. Nei momenti peggiori per me è stato un rifugio fondamentale, da cui ho avuto testimonianze d’affetto preziose.


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